Il Presidente Donald Trump ha firmato tre decreti, uccidendo il Trans-Pacific Partnership, meglio noto per l’acronimo TPP, “cugino” del famigerato TTIP, la sua versione euro-americana.

L’accordo – pensato espressamente per escludere la Cina dal grosso del commercio mondiale – aveva come scopo immediato l’abbattimento delle barriere doganali tra le nazioni, 12 in tutto, che rappresentano circa il 40% della produzione economica mondiale. Dell’accordo fanno parte, fra gli altri, il Giappone, il Canada, il Brunei, e gli USA, che adesso si ritirano. La Cina, ovviamente, non fu nemmeno coinvolta nelle trattative.

Da sempre bersaglio degli strali di Trump durante la campagna elettorale, il POTUS ha mantenuto in fretta le proprie promesse.

Il Trattato si sarebbe rivelato rovinoso (anche) per i lavoratori americani, uccidendo la produzione, a causa dell’invasione di prodotti a basso costo.

Trump ha detto di voler incentivare, tramite detassazione e snellimento burocratico, la produzione nazionale, con un occhio di riguardo al ceto medio e alle aziende.

Trump ha anche imposto il blocco delle assunzioni di dipendenti federali, cioè dipendenti non delle amministrazioni dei singoli stati, ma del potere centrale. Blocco dal quale sono esentati i militari.

Intanto, Trump fa passare a Putin le coordinate delle basi dell’ISIS, e così i bombardieri russi hanno potuto colpire con maggiore precisione, distruggendo diversi obiettivi dei terroristi in Siria.

L’uscita dal TPP, e l’affossamento del TTIP, sono colpi poderosi alla globalizzazione. Intanto, nelle strade, i “no-global” rovesciano i cassonetti per protestare contro Trump.

Massimiliano Greco

2 COMMENTI

  1. mi piace,l’imbarazzante che questo presidente agisce da no-global e i no global protestano contro di lui…che mondo distorto

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