Donald Trump ha dato il via al ritiro delle truppe a stelle e strisce dalla Siria. “Cinque anni fa, l’Is era una forza estremamente potente e pericolosa in Medio Oriente. Ora gli Stati Uniti hanno sconfitto il califfato”, si legge in una nota della Casa Bianca. Diana White, portavoce del Dipartimento della Difesa, ha confermato l’inizio del processo di rientro delle truppe e l’avvio delle operazioni in vista della “prossima fase della campagna”.

Il rientro dei 2mila militari del contingente Usa, che ha spiazzato gli obamiani in servizio permanente effettivo e il Pentagono che temono un’espansione dell’influenza di Russia e Iran e la sconfitta per mano turca delle milizie curde (fedeli alleate di Washington), era stato anticipato da un tweet del tycoon: “Abbiamo sconfitto l’Isis in Siria, la mia unica ragione di permanenza lì durante la presidenza Trump”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti.

 

 

Secondo il Wall Street Journal l’idea di accelerare il ritiro sarebbe maturata a seguito di una conversazione tra Trump e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che vorrebbe sbarazzarsi delle Forze siriane democratiche, sostenute da Washington, la cui ferocia ed inaffidabilità si sono palesate anche agli occhi di chi le ha protette in funzione anti Assad.

Nei giorni scorsi, lo stesso Erdogan ha annunciato che la Turchia potrebbe avviare a stretto giro una operazione militare contro i curdi in Siria, nell’area a est del fiume Eufrate. Le forze curde hanno definito una “pugnalata alla schiena” la decisione di Trump che sconfessa anche le precedenti affermazioni del Consigliere americano per la Sicurezza nazionale John Bolton, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero mantenuto la loro presenza militare nella regione fino a quando le forze iraniane non avessero lasciato il Paese legittimamente guidato da Bashar al Assad.

La nuova strategia miete una “vittima” eccellente. “Mad dog” Mattis abbandona l’amministrazione Trump. Dopo l’annuncio del rientro delle truppe Usa dalla Siria e il ritiro di 7mila uomini dall’Afghanistan, la metà dei 14mila di stanza nel Paese , James Mattis ha rassegnato le dimissioni da segretario alla Difesa. “Il presidente ha il diritto di avere un capo della Difesa le cui vedute siano meglio allineate con le sue”, ha scritto l’ex generale dei Marines nella lettera consegnata alla Casa Bianca.

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