Trump ha vinto, e scene di panico e isteria collettiva sono dilagate in tutta America (e non solo). O meglio, non proprio tutta l’America, ma quella parte, nettamente minoritaria, che ha finora vissuto in una utopia liberal. Scene a dir poco spassose. La Clinton ha perso e questo ha provocato del vero malessere fisico e psicologico ai suoi sostenitori.

Si va dalla gente che minaccia il suicidio, a scene di pianto collettivo, passando per le urla belluine.

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In questi due giorni abbiamo assistito a scene assolutamente spassose, con la sinistra americana letteralmente in lacrime; e non parliamo solo di ragazzini, ma anche di adulti. Compresi i giornalisti della CNN, uno dei quali, un afroamericano, ha detto che la vittoria di Trump è una reazione dei bianchi nei confronti del primo presidente nero. “Come lo spiegherò ai miei figli?” frigna.

Scene di pianto ovviamente anche fra i sostenitori della Clinton radunatisi la notte delle elezioni in attesa dei risultati.

Scene di delirio collettivo apparentemente inspiegabili, quanto meno negli adulti. In effetti, si nota una assoluta mancanza di padronanza delle proprie emozioni, ma non solo: questa è gente che 8 anni di Obama, 8 anni di retorica immigrazionista, eterofobia, “self hating” e diritto-umanismo hanno fatto credere di vivere in un’utopia, in un magico mondo in cui i problemi reali delle persone comuni non esistono. In effetti, il solo nominare gli esponenti della classe lavoratrice, quelli con basso titolo di studio, ancora peggio se uomini bianchi ed etero, provoca nei liberal fastidio, repulsione, e anche rabbia senza limiti.

Una utopia in cui tutto era permesso (a patto di avere i soldi, ma questa gente di solito viene mantenuta o ha comunque un reddito elevato e tanto, troppo tempo a disposizione) ogni capriccio lecito, ogni insensatezza ammessa e ogni problema, critica, oppure opinione contraria, bandita. Una simile umanità non potrebbe non essere emotivamente fragile. E non poteva non detestare fin nel midollo la classe lavoratrice, tranne quei suoi esponenti che potevano essere incasellati in una delle creature mitologiche tanto care ai sinistri: immigrati, neri, gay, etc.

I sinistri odiano i lavoratori perché refrattari al politicamente corretto. Rinfacciano loro titoli di studio inferiori, li accusano di essere ignoranti, ma poi non sono in grado di argomentare in maniera sensata perché Trump sarebbe un pericolo, mentre Hillary andava bene.

Ecco la spiegazione fornita da una pagina americana.

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I liberal hanno perso le elezioni come punizione da parte dei lavoratori bianchi, stanchi di essere derisi da elitisti e sfaccendati che li chiamano razzisti, sessisti, e privilegiati. I liberal rispondono alla propra sconfitta continuando a sfottere i lavoratori bianchi

In questi otto anni in America centinaia di persone sono state licenziate o censurate per aver espresso pareri o persino fatto delle battute che urtavano la sensibilità di minoranze ristrettissime o quella, ancora più estrema, dei liberal.

Nelle scuole e nelle università americane si è giunti, in certi casi, a inserire degli avvisi nei libri, in cui si mette in guardia gli studenti che il contenuto potrebbe ledere la loro sensibilità.

Miley Cyrus è una di quelle delle sostenitrici della Clinton incapaci di controllare le proprie emozioni.

In questo video possiamo goderci il piagnisteo della “cantautrice e attrice” che voleva la Clinton come presidente.

E così, dopo essersi illusi di essere maggioranza, che Trump fosse la fine del mondo, e che siccome loro erano contro Trump, allora questi non avrebbe mai vinto, la delusione dei liberal è stata tremenda, e le loro reazioni pietose.

In questo altro video, realizzato a alcuni supporter di Trump, c’è una meravigliosa carrellata di casi umani.

E i pianti non sono cessati neppure oggi, e hanno raggiunto dimensioni che avrebbero fatto la felicità di Freud e Jung. Per esempio, alla Cornel University, nello stato di New York, gli studenti si sono radunati fuori per piangere e consolarsi a vicenda, con i professori che, invece di rimproverarli, li consolavano.

Gli studenti hanno confessato di aver provato un forte stress emotivo nello scoprire che una cosa del genere, cioè la vittoria di Trump, era possibile. 

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“Normalissimi” elettori della Clinton (e di Sanders)

Come dicevamo prima si tratta appunto di un distacco dalla realtà.

Purtroppo, non si sono limitati a piangere, ma si sono riversati nelle strade a spaccare finestre, a danneggiare auto e, in generale, a dar prova, ancora una volta, di cretinismo democratico e infantilismo politico.

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Scene di guerriglia urbana scatenata da gente immatura bravissima a invocare la democrazia da esportazione (tramite i bombardieri) ma pronta a ripudiarla quando il risultato non le piaccia (referendum in Crimea, elezione di Assad e di Putin, vittoria di Trump…).

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La minoranza nera, coccolata da anni di propaganda liberal che ne attribuisce tutti i difetti e le mancanze al razzismo dei bianchi, ha dato il peggio di sé.

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Ad esempio incendiando auto della polizia.


O aggredendo presunti elettori di Trump.

Ci sono anche stati casi in cui hanno incendiato la bandiera americana o un fantoccio raffigurante Trump.

E pensare che si tratta in larga parte di gente che, vuoi perché sostenitrice di Sanders, vuoi per snobistico disprezzo, non era nemmeno andata a votare.

In ogni caso, violenze a parte, si tratta di giorni spassosi, che hanno avuto un forte eco anche in Italia, dove tutti gli intellettuali, i politici e i giornalisti hanno più volte insultato Trump ed erano pronti a osannare la vittoria della Clinton, e invece sono rimasti delusi. Fra questi ricordiamo Mentana, Roberto Saviano, Romano di Lista Civica, Furio Colombo, Matteo Renzi, Gad Lerner, Alan Friedman, Giovanna Botteri, e tanti altri. Alcuni di questi sono tuttora latitanti, altri hanno fatto buon viso a cattivo gioco, schierandosi con il nuovo presidente americano. Altri, come Saviano, insistono nell’attaccare il nuovo presidente americano.

A tutti questi ha risposto Vittorio Sgarbi con questo intervento subito diventato virale.

Massimiliano Greco

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