È bastato escludere dall’equazione-Siria gli Usa, partner fortissimamente votato alla causa dell’eliminazione fisica o politica di Assad, perché, con tutte le precauzioni del caso, Mosca e Ankara (col concorso iraniano) trovassero una bozza di accordo per una tregua in Siria che potrebbe dare una svolta decisiva al conflitto.

Non sono scoppiate improvvise “simpatie” o “alleanze” tra la Repubblica Federale Russa e Recep Erdogan; coloro che sono abituati a figurarsi le relazioni internazionali come l’estensione a vari livelli di magnitudine delle liti familiari o delle beghe tra colleghi d’ufficio potranno avere problemi a capirlo, ma chiunque abbia un minimo d’infarinatura di Affari Internazionali sa benissimo che perché due Stati trovino intesa tutto ciò che serve è una comunanza (o complementarità) d’interessi e la volontà politica di comporre una questione.

L’aspirante “Sultano” neo-ottomano non sarà mai un alleato di Vladimir Putin ma al contrario degli inquilini della Casa Bianca (perlomeno fino ad Obama, aspettiamo Trump alla prova dei fatti) Vladimir Vladimirovich non è interessato a piazzare suoi fantocci e/o esecutori in tutto il Vicino Oriente.

Ai russi basta neutralizzare tramite accordi una porzione significativa delle forze terroriste in maniera che le forze limitate già schierate in Siria provino la loro efficacia contro nemici ridotti praticamente ai soli ISIS e Jabhat al-Nusra.

Ai turchi, a meno che non vogliano impelagarsi in un Afghanistan sui Monti Zagros non conviene più tenere truppe stanziate tra Eufrate e confine siro-turco.

I curdi da parte loro hanno capito che con la partenza di Obama da Washington il flusso copioso di armi e finanziamenti USA si interromperà e che solo le armi dell’Esercito Arabo Siriano possono tenerli sicuri contro interventi e ingerenze turche.

La bozza di tregua prevede che coloro che si sono dati ad attività armate anti-governative potranno riabbracciare i loro cari previo il giudizio di un’apposita corte mentre per gli altri si aprirebbe l’alternativa di poter venire fatti uscire dai confini con procedure non ancora discusse.

La Turchia garantirà un cospicuo indebolimento dei gruppi takfiri in Siria con la chiusura del varco di confine di Al-Bab, finora canale preferenziale per fare entrare armi, soldi ed equipagggiamenti. Non conosciamo le clausole di questa intesa cordiale ma è ipotizzabile che la posta del gasdotto Turkish Stream e eventuali forniture militari potrebbero fare parte di una contropartita.

 

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