No, non è il titolo di un giornale satirico ma è la dichiarazione che Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo, ha rilasciato alla stampa alla vigilia di un nuovo incontro con la premier britannica May. L’accordo tra Gran Bretagna e Unione Europea appare decisamente lontano ma evidentemente il dirigente polacco ha ritenuto più utile gettare benzina sul fuoco, piuttosto che abbassare i toni.

“Mi chiedo a cosa somigli quel posto speciale all’inferno per coloro che hanno promosso la Brexit senza neppure una bozza di piano di come portarla a compimento in sicurezza”, ha dichiarato Tusk comunque non nuovo a dichiarazioni che etichettare come esagerate è veramente benevolo.

Nel 2016, alla vigilia del referundum, disse che se avesse vinto la Brexit sarebbe finita la civiltà politica occidentale. Stavolta il buon Donald ha messo in mezzo la religione ed evidentemente tra le buone azioni che un buon cristiano deve compiere c’è anche quella di non mettere in discussione la Ue, o almeno secondo lui.

Ovvie (e legittime) le reazioni del governo e di importanti esponenti pro-Brexit, come ad esempio Farage che ha dichiarato che:  “La Brexit è un paradiso. Dopo ci libereremo di bulli non eletti e arroganti come lei e gestiremo il nostro Paese”.

Che una sorta di “bullismo istituzionale” ci sia a Bruxelles è innegabile e si è visto già dai giorni peggiori della crisi greca, ma la Gran Bretagna non è la Grecia e il muro contro muro voluto dalle istituzioni europee in merito all’accordo sull’uscita mostra ancora una volta di più il disprezzo della Ue per la volontà popolare.

Piuttosto, sorge il sospetto che le dichiarazioni di Tusk siano mirate ad accendere gli animi in vista della possibilità di un mancato accordo che potrebbe scatenare proteste di piazza.

Alessandro Ametta

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