Fondi Pensione

La previdenza complementare è un tema ricorrente nella mente dei lavoratori italiani. La parte di spesa pubblica relativa alle pensioni è alle stelle. Il rapporto Pensions at a Glance 2015 la rileva al 15,7% del PIL, cioè il doppio rispetto all’Area OCSE (8,4% sul PIL).

Le condizioni in cui versa l’INPS sono precarie da diversi anni, motivo per cui è non solo necessario, ma urgente, trovare una soluzione che sia economicamente sostenibile, senza gravare completamente su una determinata categoria di lavoratori.

Anche per questa ragione, con una frequenza elevatissima, il legislatore cerca continuamente di trovare il giusto assetto che tenga in considerazione l’equilibrio delle finanze pubbliche e la tenuta del patto sociale tra le diverse generazioni.

Sappiamo tutti che, dopo la riforma Dini, dal 1° gennaio 1996 il sistema pensionistico è passato al regime contributivo. Non sono stati colpiti subito tutti i lavoratori ma, da allora, la pensione percepita è diventata una somma dei contributi versati nel corso della vita lavorativa, più una rivalutazione. Tale rivalutazione dipende dalla scelta tra mantenere il TFR in azienda o metterlo in una delle varie soluzioni di previdenza complementare, come i Fondi Pensione.

L’ultima azione, soltanto in termini temporali, è stata la riforma Fornero, che ha ulteriormente sancito la “coperta corta” per tutti. Ciò significa che, a tendere, per tutti coloro i quali andranno in pensione a partire dal 2020 in poi, l’età pensionabile si alzerà notevolmente, arrivando a toccare, a regime, i 70 anni. Non solo, l’altra novità riguarda l’assegno di quiescenza, cioè quanto verrà percepito una volta terminata l’attività lavorativa, che scenderà anche fino al 50-60% dell’ultimo stipendio percepito. Va da se che un’azione di previdenza complementare non è solo teorica, ma assolutamente dovuta.

Da questo punto di vista esistono diverse soluzioni, una delle quali è l’utilizzo dei Fondi Pensione Aperti. Si tratta, di fatto, di Fondi Comuni di Investimento gestiti da Società di Gestione del Risparmio (SGR), Istituti di Credito, Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) o Compagnie di Assicurazione.

L’adesione è completamente libera e si può accedere qualsiasi sia la condizione lavorativa (dipendente, autonomo, libero professionista). Addirittura, possono essere sottoscritti anche da chi non ha un’occupazione al momento dell’adesione. Parteciparvi è quindi un’azione volontaria, da cui deriva il termine “Aperti”.

Il punto però è capire se si tratta di una soluzione conveniente, oppure no! In realtà ci sono diversi motivi che non convincono e pongono delle perplessità.

Sappiamo tutti che il maggior vantaggio di utilizzare i Fondi Pensione è il risparmio fiscale. Possiamo detrarre i contributi versati all’interno della dichiarazione dei redditi e abbiamo uno sconto sulla tassazione finale, al momento di percepire l’assegno di pensione, per ogni anno di partecipazione al fondo.

Dall’altro lato, per poter usufruire a pieno di questo vantaggio, bisogna necessariamente rimanere nel fondo per 35 anni di fila. Se per un qualsiasi motivo si esce prima del tempo, i benefici saranno ridotti. Questo significa che, a meno di non trovarsi nella condizione di un ragazzo neoassunto o con pochi anni di lavoro sulle spalle, non si potrà usufruire a pieno di questo vantaggio.

Ma la vera spada di Damocle di questo tipo di soluzioni è rappresentata dai costi generali che vengono assorbiti. Più nello specifico, ci si riferisce ai cosiddetti “costi impliciti”, ossia tutte quelle spese che non si vedono dal prospetto informativo e che finiscono per rappresentare l’ostacolo maggiore al raggiungimento di un risultato di investimento soddisfacente.

Per cercare di uniformare la comparazione di questi strumenti, è stato creato l’ISC, ovvero l’Indicatore Sintetico di Costo, che raggruppa tutte le principali spese sostenute nella sottoscrizione dei vari Fondi Pensione. Purtroppo però, alcune commissioni non vengono recepite da questo indicatore e, mediamente, il costo totale arriva quasi a raddoppiare. Il risultato è rappresentato da performance scadenti e poco redditizie.

Tra l’altro, integrare il proprio contributo ad un Fondo Pensione Aperto con quello del datore di lavoro è al quanto raro e difficoltoso, in quanto quest’ultimo non ne trae alcun reale beneficio.

Inoltre, l’accesso al capitale in caso di bisogno è estremamente vincolato (come anche nei Fondi Pensione Chiusi), perché soggetto soltanto a determinate condizioni.

Nati principalmente per dare delle opzioni di investimento aggiuntive ai Fondi Pensione chiusi (accessibili solo ai facenti parte della categoria specifica), i Fondi Pensione Aperti rimangono un mistero irrisolto, probabilmente ancora in piedi in quanto utili a far fare cassa ai soggetti che li gestiscono.

Ma questa è soltanto un’opinione…

Matteo Biancolini

Matteo Biancolini
Fondatore di MyPecunia.com, il Blog per insegnare alle persone a gestire il proprio denaro e ad acquisire l'intelligenza finanziaria.