Arsen Pavlov, detto Motorola

Domenica 16 ottobre sarà una data nera nella storia del Donbass, il comandante Arsen Pavlov, detto Motorola è stato ucciso in un vile attentato insieme ad un suo collaboratore da una bomba comandata a distanza, piazzata nell’ascensore del palazzo in cui abitava, lascia una moglie con due bambini, l’ultimo nato da pochissimo tempo i primi di ottobre 2016.

Arsen Pavlov nasce il 2 febbraio 1983 a Uchta nel Nord ovest della Russia. Perde i genitori a 15 anni ed a 18 parte militare nella fanteria di marina, lì presta servizio per 3 anni e successivamente si fa 2 cicli di 6 mesi in Cecenia. Andò volontario a Slaviansk quando incominciò la rivolta a maggio 2014.

Una volta ad un giornalista che gli chiedeva perché è andato in Donbass rispose “i nazisti di maidan vogliono uccidere 10 russi per ogni loro morto, prima che il problema diventi concreto anche dalle mie parti è meglio che venga a difendere i russi qui a Slaviansk”.

Il suo nome era in cima alla lista nera del governo di Kiev dai tempi della resistenza in questa città alla fine della primavera del 2014. Era la mente tattica ed il comandante delle difese controcarro di Slaviansk e mise in scacco le ben più agguerrite forze ucraine spesso con pochi Rpg a disposizione. Qui conobbe la moglie, una ragazza del luogo, Elenia Kolienkina, fu un amore di guerra, forte e sincero, come il suo coraggio e la sua devozione ai compagni, si sposarono 11 luglio del 2014, fu il primo matrimonio celebrato nella Repubblica.

Erano entrambi nell’ultimo velo dei difensori della città che lasciarono nottetempo le posizioni ormai indifendibili e che si prese gioco delle preponderanti forze ucraine appoggiate da mercenari polacchi ed inglesi che si accorsero della fuga quando entrarono in una Slaviansk vuota spettrale con la gente chiusa nelle case o fuggita nelle campagne. Arrivarono a Donetsk 2 giorni dopo che la forza principale guidata da Strelkov era approdata nel capoluogo del Donbass.

Prese la Croce di San Giorgio di I livello per questa operazione. Il mese successivo ad agosto comandò spesso l’esigua riserva che andava a tappare le falle nel fluidissimo schieramento della Repubblica di Donetsk, con la sua esperienza e velocità decisionale limitava le perdite e procurava immensi danni non solo alle unità dell’esercito regolare ucraino ma anche ai reparti scelti addestrati dagli istruttori Nato come Aidar ed Azov.

Ad Ilovaisk agosto -settembre 2014 fu tra gli artefici dell’accerchiamento che provocò centinaia di prigionieri e perdite pesantissime ai reparti ucraini. Il battaglione Aidar fu annientato cosi come i plotoni di appoggio dell’Azov. La rabbia della popolazione del Donbass aumentava e con essa il numero degli arruolati nelle milizie della Repubblica.

Rimaneva la spina del fianco dell’aeroporto di Donetsk difeso da elementi scelti del governo ucraino: un misto di Pravy Sektor, guardia nazionale, mercenari americani. Insieme con il battaglione Somali ed il suo comandante Givi, liquidarono con un assalto temerario il nuovo terminale. Uno dei piani fu fatto crollare con la dinamite per schiacciare con le macerie i suoi difensori, fu accusato da parte ucraina in questa occasione di aver giustiziato uno dei difensori dell’aeroporto, accusa mai accertata da fonte imparziale. Sostenne gli scontri di gennaio-febbraio 2015 a Debalzevo e poi tornò con il suo reparto il battaglione Sparta al controllo della periferia Nord di Donetsk.

Questo è il suo curriculum militare, i suoi uomini lo adoravano, era sempre in prima fila e pronto a proteggere i suoi sottoposti, infatti fu ferito diverse volte per questo suo atteggiamento protettivo.

Andando alla dinamica dell’attentato, Motorola sapeva di essere un bersaglio. Il palazzo dove risiedeva era presidiato costantemente da due uomini armati, solo le persone che abitavano nel palazzo potevano avere accesso all’androne. Era quasi impossibile che uomini dell’intelligence ucraina potessero entrare e mettere una bomba sulla corda o sul tetto dell’ascensore (che peraltro era intubato nel suo canale di cemento) senza essere visto dalla sicurezza. Quindi nessuno poteva piazzare un ordigno, se non travestito da personale di manutenzione del montacarichi e cioè il servizio comunale OTIS, il personale del quale ha le chiavi per accedere alla canna cementata dove scorreva l’ascensore.

La procedura quando arrivava Motorola era che una delle guardie saliva fino ai piani superiori, chiamava l’ascensore e scendeva con lo stesso. Solo in quel momento Motorola e l’altro uomo della sicurezza potevano entrare. Dal racconto del sopravvissuto dei 3 appena Motorola è entrato si ha avuta l’esplosione.

L’attentato arriva in giorni particolarmente cruciali per il Donbass, nel quale da tempo si susseguono assalti del battaglione Azov e di mercenari georgiani nella zona sud verso il mare Azov a villaggio Leninskoye. Si parla di assalti con decine di morti e feriti da parte dei nazisti, assalti suicidi presieduti da un intenso bombardamento con i pezzi da 122mm, questo è solo un vano tentativo di ammorbidire le posizioni ben trincerate di DNR, le mitragliatrici ben posizionate hanno bloccato tutti i tentativi di sfondamento.

Tutto questo rientra nel surriscaldamento delle relazioni USA-Russia che sta coinvolgendo la Siria come le pianure del Donbass. Un’escalation della NATO nei confronti di Mosca che potrebbe essere molto pericolosa per le sorti del globo e della nostra vecchia Europa.

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