Donbass

Il 20 giugno, il neo eletto presidente ucraino Vladimir Zelensky, che ha preso il posto di Poroshenko in aprile, durante il congresso del partito “Servo del popolo” a Kiev, ha dichiarato che l’Ucraina sta lanciando un progetto su vasta scala per il reinserimento del Donbass nel tessuto nazionale ucraino.

«È necessario dimostrare visivamente i vantaggi di vivere nell’Ucraina natia, libera e indipendente» ha affermato Zelensky. Il progetto di reinserimento del Donbass costerebbe oltre 300 miliardi di grivnie (circa 11 miliardi di dollari), e i principali investimenti sarebbero finanziati da tre oligarchi: Rinat Akhmetov, Viktor Pinchuk e Igor Koloimosky. Quest’ultimo, in particolare, era stato ripetutamente accusato di aver patrocinato la campagna elettorale dello stesso Zelensky.

I punti principali del progetto consisterebbero in:

  •  assegnazione di appartamenti e assistenza sociale per il personale militare ucraino;
  • investimenti in medicina, strade e infrastrutture nel Donbass;
  • un’eventuale rimozione del blocco dei trasporti dal Donbass (chiuso dal 2017), che in questi anni ha notevolmente ridotto la fornitura all’Ucraina di carbone, ferro e minerali ferrosi, costringendo il Paese ad importare le materie prime da altre zone, a costi molto più elevati.

Questa strategia di “ucrainizzazione” coprirebbe un lasso di tempo dalla rimozione del blocco dei trasporti fino al 2023. Il documento del progetto è stato approvato dal Parlamento ucraino il 12 giugno, ma non è stato ancora pubblicato.

L’ex presidente ucraino Leonid Kuchma, in un post su Facebook, ha descritto le condizioni di una possibile revoca del blocco economico, che però potrebbero attuarsi solo dopo la riconquista del Donbass da parte dell’Ucraina. Anche in seguito a ciò, però, il lavoro su questo tema dovrebbe svolgersi in un contesto di assoluta reciprocità.

Il 20 giugno, Vladimir Putin, durante la “linea diretta” con i russi, un appuntamento annuale nel quale il presidente russo risponde telefonicamente alle domande dei cittadini della Federazione Russa, ha detto che egli non ritiene che Zelensky sia pronto ad un dialogo diretto con le Repubbliche del Donbass: «Come quindi risolvere questi problemi? Nella storia moderna non vi è alcun esempio di conflitti di questo tipo risolti senza un dialogo diretto tra le parti in conflitto. È semplicemente impossibile».

Putin ha anche aggiunto che i bombardamenti nel Donbass da parte delle forze armate ucraine sono aumentati, e che Zelensky, durante la sua visita a Parigi, aveva affermato che non intendeva parlare con i separatisti delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. «Durante la campagna elettorale (ucraina, ndr) è stato detto che (i bombardamenti, ndr) si sarebbero fermati: è stato detto che il blocco sarebbe stato risolto – è una violazione diretta degli accordi di Minsk, il che suggerisce che i rapporti economici della LPR e della DPR con l’intera economia dell’Ucraina dovrebbero essere ristabiliti. Il blocco invece si intensifica, non accade nulla» ha detto Putin.

Ricordiamo inoltre che Zelensky aveva dichiarato che, in un suo futuro incontro con Putin, avrebbe detto al presidente russo che il Donbass e la Crimea fanno parte dell’Ucraina – lo stesso Donbass con il quale si rifiuta di dialogare, e la stessa Crimea che nel 2014 ha scelto tramite referendum di ricongiungersi con la Russia.

Nel frattempo, nei giorni scorsi, i media del Donbass hanno riportato che le forze armate dell’Ucraina hanno lanciato un duro colpo a ovest di Donetsk con l’uso di cannoni d’artiglieria. Il fuoco si è concentrato sul distretto Petrovsky di Donetsk, e sono stati colpiti anche i paesi di Zhabichevo e Vasilyevka. I bombardamenti hanno danneggiato un ospedale pediatrico e una piscina. Secondo alcuni membri della rappresentanza di Donetsk, l’attacco era finalizzato a interrompere i negoziati per una soluzione pacifica del conflitto. Le stesse fonti riferiscono che gli ucraini hanno violato il regime del cessate il fuoco 14 volte in un giorno, attaccando 9 insediamenti della DPR. Daniil Bezsonov, capo del servizio stampa della Milizia Popolare della DPR, ha detto che tutti questi fatti sono stati documentati, e che le prove sono già state inviate a delle organizzazioni internazionali.

Evgeny Valyaev, analista politico presso la Fondazione per lo sviluppo delle istituzioni della società civile “Diplomazia Popolare”, ha detto in un’intervista all’agenzia mediatica Svobodnaya Pressa che, per ridurre gli attacchi ucraini nel Donbass, occorre sostituire i capi delle forze armate della stessa Ucraina. Secondo l’analista, infatti, gli attuali comandati hanno seguito fino a poco fa le direttive di Poroshenko, mentre per instaurare un dialogo con le Repubbliche Popolari del Donbass, Zelensky avrebbe bisogno di persone che non considerino i residenti del Donbass come nemici.

Nei cinque anni di guerra nel Donbass si è visto spesso il ripetersi di questo schema, ovvero un intensificarsi dei bombardamenti alla vigilia dei trattati diplomatici tra le parti. In campagna elettorale, Zelensky aveva affermato di avere una strategia riguardo alla soluzione del conflitto, ma per ora si è assistito solo ad un aumento degli attacchi e al rifiuto del nuovo presidente di dialogare con le Repubbliche di Donetsk e Lugansk. E i cittadini del Donbass rimangono disillusi come ai tempi di Poroshenko.

Silvia Vittoria Missotti

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