Julija Tymoshenko

Non si è ancora acquietato l’eco del discorso all’ONU di Obama in cui pretendeva dai paesi Nato, l’accoglienza di centinaia di migliaia di migranti prodotti dalle primavere arabe, quelle appoggiate senza tanti indugi dai governi del Patto Atlantico, in Africa e Medio Oriente, riportate ed elogiate con grande ipocrisia dai media nazionali.

Visto e considerato che gli USA da decenni hanno diviso con un muro il loro confine con il Messico, per evitare che orde di latinos varchino il suolo americano, le parole del Presidente Usa suonano fuori luogo. A Roma ci sono varie espressioni pittoresche per dipingere tanta generosità fatta con il deretano altrui, ma le risparmio al lettore per il profondo rispetto per la testata in cui scrivo.

Lontano da questi riflettori, tuttavia un altra conferenza che non ha avuto la grazia di tanto rilievo da parte dell’informazione occidentale ha lasciato il segno nella questione ucraina. Una video-conferenza proveniente dalla periferia dell’”impero”, l’Ucraina una nazione che in parte volontariamente in parte convinta dai potenti mezzi democratici materializzatisi in battaglione Azov, Pravy sektor et similia, milizie paramilitari di chiara ispirazione nazista, si è lasciata adescare dall’illusione del mondo occidentale.

La protagonista di questa conferenza era Julia Tymoshenko, quindi un personaggio antirusso per eccellenza che però in questo caso è stata snobbata dai media europei. Eppure la bionda signora che conserva ancora le vestigia di una passata avvenenza era molto gettonata da quegli stessi media nel turbolento inverno 2013-2014. Il suo nome era popolare quando inneggiava all’Ucraina indipendente dalla Russia e pronta all’entrata nella Comunità Europea. Indimenticabile sulla carrozzella sul palco di Maidan a ringraziare i liberatori dell’Ucraina, quelle migliaia di robusti giovanotti con i colori rosso e neri dell’UPA di Bandera, la “glorosia milizia Nazista Ucraina” che ha fatto da bacino di volontari per la divisione SS Galizia, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Questa volta nel 2016 le sue parole sono imbarazzanti per chi ha propinato agli ucraini la favola del benessere europeo. Riportava il malumore, la rabbia, dei cittadini Ucraini della Galizia cioè la parte occidentale dell’Ucraina, ormai allo stremo per la crisi economica che attanaglia il paese. Durante la sessione della Rada per l’approvazione del bilancio l’ex Premier riportava l’insoddisfazione raccolta dai cittadini di Leopoli raccolta al forum letterario Vidavziv, dove secondo Julija Volodymyrivna si è potuto constatare il livello d’insoddisfazione per l’attuale classe dirigente ucraina.

La Tymoshenko riportava con la sua nota teatralità, la disperazione di quella parte di Ucraina che più ha contribuito con il sangue alla repressione in Donbass e che adesso si sente tradita non solo da un benessere europeo mai giunto ma addirittura si vedono precipitare in un tunnel di miseria senza fine, tale da fargli rimpiangere il governo di Yanukovich.

Vedere l’ex primo ministro quasi in lacrime riportare le lamentele di quella parte di Ucraina che maggiormente ha contribuito al golpe che ha causato la guerra civile nel paese, può far sorridere, ma induce a una riflessione. La Tymoshenko ha sempre cercato il potere, questo è il suo unico Dio, se adesso inizia a cavalcare il malcontento popolare significa che la vecchia volpe ha fiutato l’aria e sente che il paese è una pentola a pressione, inoltre si aggiunge la notizia recente che il vicepresidente americano Joe Biden ha dichiarato che senza un cambiamento radicale della politica in Ucraina (riforme, lotta alla corruzione etc) gli alleati europei porranno fine alle sanzioni alla Russia.

La sensazione è che la resa dei conti a Kiev si sta avvicinando a grandi passi e non sarà un ballo di gala.

Max Bonelli

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