Voronenkov

Il 23 marzo dello scorso anno, nella capitale ucraina di Kiev, ebbe luogo l’omicidio di Denis Voronenkov, un ex deputato del Partito Comunista alla Duma. Questo omicidio ebbe molta risonanza sui media: Voronenkov, insieme alla moglie, la cantante lirica Maria Maksakova (anch’ella ex deputato della Duma, ma del partito di governo, Russia Unita) si era trasferito in Ucraina. Il deputato russo all’epoca dichiarò che erano stati motivati ​​da ragioni politiche a questa scelta.

Voronenkov: tutt’altro che un oppositore politico

Subito dopo il trasferimento, entrambi gli ex deputati avevano rilasciato molte interviste ai media ucraini, nelle quali accusavano la Russia di aggressione nei confronti dell’Ucraina. In Russia, la ragione del trasferimento di Voronenkov era considerata la minaccia dell’arresto che incombeva su di lui. Già nel dicembre 2014, il Comitato Investigativo della Russia (autorità di perseguimento penale incaricata delle indagini sui reati) aveva inviato alla Duma di Stato dei materiali riguardanti Voronenkov sulla privazione dell’immunità parlamentare in relazione al procedimento penale sull’occupazione di un palazzo nel centro di Mosca.

Il 15 febbraio 2017 era stata presa la decisione di coinvolgere Voronenkov come imputato in relazioni a crimini commessi ai sensi di diversi articoli del codice penale. Queste ragioni spinsero il deputato comunista a fuggire in Ucraina. Nella sua nuova patria (entrambi i coniugi avevano infatti rapidamente ottenuto la cittadinanza ucraina), Voronenkov ha cercato di apparire come rifugiato politico, e ha anche cercato di mostrarsi come un oppositore alla politica del presidente Putin. Questo, tuttavia, è falso, in quanto non era affatto noto al pubblico come un leader dell’opposizione: come altri deputati comunisti, infatti, Voronenkov aveva votato in favore dell’unificazione della Crimea con la Russia. Naturalmente, anche la moglie Maksakova, in quanto membro del partito di governo della Russia, aveva votato allo stesso modo.

L’omicidio: la pista paramilitare

L’omicidio di Voronenkov avvenne diversi mesi dopo la sua fuga, nel centro di Kiev. L’omicidio è stato ripreso dalle videocamere. Voronenkov fu ferito da diversi proiettili e morì poi in ospedale. Fu ferita anche la sua guardia del corpo che, tuttavia, riuscì a sparare diversi colpi al killer. Subito dopo l’assassinio di Voronenkov, l’Ufficio del procuratore generale ucraino disse che questo era stato organizzato dal FSB (i servizi segreti russi) e che faceva parte di un’operazione terroristica della Russia in Ucraina. L’inchiesta mirava a trovare una traccia politica nell’omicidio. Tuttavia, molto presto la miccia delle autorità ucraine si spense e queste iniziarono a nascondere le circostanze del crimine. Il fatto principale è che la guardia del corpo di Voronenkov aveva ferito a morte il suo assassino.

Si trattava di Pavel Parshov, il quale aveva preso parte alla guerra nel Donbass come membro dei battaglioni filo-nazisti “Azov”, “Karpatska Sich” e “Donbass”, ed era ricercato per alcuni crimini. Ciò non gli impediva, tuttavia, di servire nelle suddette formazioni paramilitari nel Donbass. Il battaglione filo-nazista “Azov” fa parte della struttura del Ministero degli Affari Interni dell’Ucraina. Le altre formazioni filo-naziste ucraine sono supervisionate dalla SBU (polizia politica) o dal Ministero della Difesa dell’Ucraina. Quindi, l’assassino di Voronenkov non era un “agente del FSB”, ma un “eroe dell’Ucraina” – così in Ucraina vengono chiamati i militanti delle organizzazioni paramilitari filo-naziste.

Il delitto passionale e la Mafia Russa

Tuttavia, come si è scoperto dopo, l’assassino e i suoi mandanti non erano motivati ​​da ragioni politiche. Nel mese di ottobre 2017, il procuratore generale dell’Ucraina, Yurij Lutsenko è stato costretto a dichiarare che il mandante dell’omicidio di Voronenkov è l’ex marito e amante di Maria Maksakova, Vladimir Tyurin, un influente membro della mafia russa. Il movente politico per l’omicidio non è stato trovato. Lutsenko e le autorità ucraine non si sono scusati con la Russia per le loro false accuse.

Un anno dopo la morte di Voronenkov, le forze dell’ordine ucraine ritengono che l’uccisione dell’ex-deputato Denis Voronenkov sia stata ordinata dal mafioso Vladimir Tyurin. Il movente dell’omicidio sarebbe la gelosia del boss per la sua ex amante, la Maksakova. Il caso dell’ex deputato della Duma russa che, se non fosse fuggito in Ucraina, avrebbe rischiato la prigione in patria, ha da tempo cessato di essere nella top list delle notizie anche in Ucraina.

Le analogie con il Caso Skripal

Tuttavia, dopo il misterioso incidente di Salisbury, dove sono stati avvelenati (anche se finora il Regno Unito non ha mostrato le prove alla Russia), un ex agente dell’intelligence militare russa, Sergeij Skripal, e sua figlia, il “caso Voronenkov” può suscitare nuovamente interesse. In entrambi i casi, le autorità, nonostante le indagini, si sono affrettate a dichiarare la presenza di una “traccia russa”. In entrambi i casi, gli assassini hanno agito in modo poco professionale, il che metterebbe in discussione il coinvolgimento dei servizi speciali. Infine, in entrambi i casi vi era la possibilità che il movente fosse legato alla sfera privata.

Ma nel caso dell’omicidio di Voronenkov, le autorità ucraine furono costrette ad abbandonare l’amata versione della pista russa. Il Primo Ministro britannico Theresa May insiste ostinatamente sulla pista russa, il capo del Partito Laburista d’opposizione, Jeremy Corbyn, sembra non avere alcun fretta di prendere per buona la sua parola e richiede prove, mentre la polizia britannica richiede alcuni mesi per indagare. La situazione potrebbe finire con un completo fallimento del processo e dei suoi scopi politici. In questo si potrebbe vedere una possibile analogia con l’omicidio di Voronenkov.

Silvia Vittoria Missotti

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Reporter di politica russa interna ed estera. Vive in Russia dal 2014.