Dopo che, contro tutti i pronostici, compresi quelli dei ‘bookmekers’ inglesi, il fronte dei favorevoli alla ‘Brexit’ ha prevalso nel referendum tenutosi giovedì 23 giugno, ‘Google trend’, lo strumendo che indica i termini più ricercati in rete in un dato momento, ha registrato come la frase più cliccata dagli utenti britannici “what happens if we leave the EU?”, ovvero “che cosa succede se lasciamo l’UE?”.

C’è qualcosa che non va: che senso ha porsi questa domanda non prima, bensì subito dopo il voto? Un’altra domanda molto gettonata è stata “what is the EU?”, “che cos’è l’Unione Europea?”. Un quesito meno semplice di quanto possa sembrare, per rispondere al quale si può partire affermando cosa non è: la UE non è l’Europa.

L’uso della parola ‘Europa’ come sinonimo di ‘Unione Europea’ risponde ad esigenze di brevità e semplicità, ma genera anche un fraintendimento a causa del quale i numerosi movimenti e partiti che contestano l’Unione vengono spesso definiti o si definiscono essi stessi antieuropeisti.

Eppure che l’Unione Europea sia cosa diversa dall’Europa dovrebbe essere piuttosto facile da capire, c’è bisogno invece di un’analisi più sottile per comprendere come essa le sia addirittura nemica, una perfetta antitesi dell’idea stessa di Europa.

Se il giorno all’entrata in vigore del trattato di Maastricht (1 novembre 1993) viene considerato il giorno di nascita della UE, datare quella dell’Europa è assai più difficile, appartenendo essa ad un piano fuori dal tempo: il mito.

Europa è il nome di una fanciulla la cui bellezza è tale da far innamorare Zeus, che la nota su una spiaggia nei pressi di Tiro, si trasforma in toro e si fa vedere da lei che, attratta dalla sua forza, gli sale sul dorso, quindi egli la trasporta a Creta dove si muta in aquila e vi si unisce carnalmente. Il toro, immagine simbolica della potenza, della creatività, del maschile, e l’aquila immagine simbolica del potere luminoso e spirituale, segnano il destino d’Europa.

L’incontro tra la lunare Europa ed il solare Zeus rappresenta una perfetta totalità, ove le diversità si riequilibrano: la funzione dell’Europa, capace di unire armonicamente gli opposti, è quindi di essere punto di riferimento, appianatrice di conflitti e controversie.

Ma l’Europa è bisognosa di difesa, vulnerabile, lo dimostrano i doni nuziali ricevuti da Zeus: un cane, un gigante, una lancia, simboli delle virtù di fedeltà, grandezza e valore necessarie a chi voglia proteggerla, cosicché essa possa compiere il proprio destino.

Attraverso la chiave di lettura del mito viene proposta un’idea di Europa che a tratti è diventata realtà storica, dando forma a quell’universalismo europeo che, pur rispettoso di ciò che contraddistingueva le specifica realtà, è stato capace di superare gli sterili particolarismi in un grande quadro d’insieme.

In una conferenza tenutasi a Berlino nel 1949, mentre si ragionava della possibilità di creare un’associazione sovranazionale attraverso un accordo tra i diversi Stati europei, José Ortega y Gasset metteva in luce come l’Europa precedesse gli Stati: anche senza essere nominata essa già esisteva, manifestandosi in un “sentimento d’appartenenza che non negava, ma comprendeva ed esaltava le differenze nazionali in un comune destino”. Anche se c’era non tutti se ne accorgevano poiché, “l’Europa non è una cosa, ma un equilibrio”, che il filosofo iberico definiva paradossale, tra l’universale e il particolare, tra l’unità e la specificità dei singoli popoli.

Con la sua tendenza ad omologare e a comprimere le differenze, perciò a globalizzare, l’Unione Europea è volta ad implementare non il sogno europeo, ma il suo contrario, cosicché la sua azione politica si può ben definire antieuropea. Allora l’uso di UE come  sinonimo di Europa appare come qualcosa di peggio d’un’inesattezza: è una menzogna.

Non sappiamo se sia ancora possibile che la costruzione di un’Europa politica degna di questo nome passi dalla semplice riforma dell’UE, oppure solo un suo scioglimento e da una successiva riaggregazione, ma di certo alla UE attuale il vero europeista si oppone.