Dopo un tira e molla durato più giorni, Catiuscia Marini, la governatrice della Regione Umbria, si è dimessa dal suo incarico. L’annuncio è stato dato nel tardo pomeriggio di oggi, dopo una lunga riunione. L’ormai ex governatrice Marini è indagata dalla procura di Perugia su alcuni concorsi per assunzioni che sarebbero stati pilotati nello stesso capoluogo umbro. Ciò, dato che ha messo fortemente in discussione la serietà del modello sanitario regionale e locale, sta persino portando il Comune di Perugia, guidato dal sindaco di centrodestra Andrea Romizi, a volutare l’ipotesi di costituirsi come parte civile.

Le dimissioni della Marini sarebbero avvenute nel pieno rispetto delle regole, ovvero mandando una lettera alla presidente dell’Assemblea Legislativa, Donatella Porzi, ai sensi dell’art. 64, comma 3, dello Statuto Regionale. In ogni caso, Catiuscia Marini ha voluto giustificarsi dicendo che “Io sono una persona per bene, per me la politica è sempre stata fare l’interesse generale”, anche se le intercettazioni riportate dai giornali sembrerebbero attestare proprio il contrario. E non andrebbe sottovalutato come, pure sui social, nei suoi confronti anche molti di coloro che un tempo erano accaniti sostenitori del PD le abbiano imbastito un vero e proprio processo.

Decisamente pesante l’aria che si respira nel PD regionale e nazionale. Il patto tra la Marini e Zingaretti, con molta probabilità, era quello di resistere almeno fino a dopo le Europee, in modo da evitare che l’immagine negativa derivante dal crollo della giunta regionale umbra influenzasse negativamente l’opinione pubblica in vista del prossimo appuntamento elettorale. Calenda, vicino ai renziani, è infatti già in polemica con Zingaretti, perché sa che, se per il PD le Europee andranno malissimo, a quel punto il partito sarà suo ed il nuovo segretario se ne dovrà andare senza neanche aver fatto in tempo a prendere posto nel suo ufficio. Del resto, con Renzi segretario il PD ottenne il suo massimo storico, mentre stavolta sarà l’esatto contrario: quanto basta, per i renziani, per sperare di poter rializare la testa reclamando una guida del partito che fino a pochi giorni fa sembrava esser loro ormai definitivamente impedita.

 

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