Con molte probabilità sarà Francesca Di Maolo il punto di “sintesi” tra Movimento 5 stelle e Partito democratico come candidata alla presidenza della Regione Umbria. Prende corpo e forza il “patto civico” tra gli alleati di governo, rafforzato dal voto sulla piattaforma Rousseau sulla quale si sono espressi a favore 35.036 iscritti, il 60,9% dei votanti.

“Sull’Umbria sono fiducioso. Ci sono le condizioni con lo sforzo di tutti per arrivare a una forte candidatura, unitaria e competitiva per il bene di quella bellissima terra orgoglio di tutta l’Italia”, scrive il segretario Pd Nicola Zingaretti.

Politicamente incoerente ed ipocrita il commento del M5s: “Molto bene il risultato su Rousseau. Ora chiudiamo sul nome del candidato presidente e liberiamo l’Umbria dalla sola politica. I partiti facciano un passo indietro e gli umbri facciano un passo in avanti”.

In Umbria, è sempre utile ricordarlo, la giunta Pd si è dimessa in seguito ad uno scandalo giudiziario sulla Sanità. A scoperchiare il pentolone sono stati proprio i consiglieri regionali del M5s, lo stesso partito che adesso metterà uomini e voti a disposizione proprio del Partito democratico per garantire la conservazione di un sistema di potere che dura dal dopoguerra.

Agli antipodi del grillismo declamato per anni è anche il profilo della candidata scelta dal M5s. Francesca Di Maolo, avvocato di 48 anni, dal 2013 è presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, un centro sanitario di eccellenza nato nel 1871, diretto da un Ente Ecclesiastico senza scopo di lucro che promuove e svolge attività riabilitativa, psicoeducativa e assistenza socio-sanitaria per bambini e giovani adulti con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.

Dal 2017 Di Maolo guida anche dell’Aris Umbria, l’associazione che riunisce e rappresenta istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ospedali classificati, presidi ospedalieri, case di cura e centri di riabilitazione.

Una candidatura di area francescana per puntare al serbatoio di voti del clero che conta in Umbria. Una giravolta, in compagnia degli ex odiati nemici, dopo aver messo sotto il tappeto il polverone politico giudiziario che ha travolto i “dem” spalancando la strada delle urne.

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