Si tratta della «terza e ultima tappa di un tour in Europa, per chiudere accordi commerciali con 174 imprese siciliane nell’ambito di una missione organizzata dall’assessorato regionale alle Attività produttive assieme alla rete della commissione europea, Enterprise Europe Network Sicilia, composto da Confindustria Sicilia, Consorzio Arca e Consorzio Catania ricerche.

La delegazione della regione tecno-industriale di Chengdu è composta da ottanta persone: rappresentanti di 60 imprese e di istituzioni governative cinesi. La missione ‘West China business delegation to Europe’ sarà al centro di una conferenza stampa, domani alle 9.30, all’Albergo delle Povere, a Palermo, (corso Calatafimi), con l’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, WU Yi sottosegretario al ministero della Scienza e della tecnologia della Repubblica cinese, Sun Zejian della Camera di Commercio di Neijiang, Segree Dai, ceo della EU Project Innovation Centre-EEN West & North China (Eupic, rappresentante cinese di EEN).

Nel corso della conferenza stampa sarà completata la sigla di un importante accordo di collaborazione che consentirà alle imprese siciliane di avere gratuitamente per un anno un ufficio di rappresentanza a disposizione nella high-tech zone di Chengdu. A seguire si svolgeranno, sempre all’Albergo delle Povere, gli incontri bilaterali tra gli imprenditori per la formalizzazione degli accordi, 20 i tavoli BtoB con altrettanti interpreti che faranno da supporto agli imprenditori cinesi e siciliani: i settori coinvolti vanno dal manifatturiero all’energia, dalle energie rinnovabili all’information and communications technology, dalle smart city al turismo alla meccatronica.

Un evento parallelo metterà a confronto un importante investitore cinese con 50 aziende dell’agroalimentare. Alle 11 la delegazione istituzionale cinese si sposterà a Palazzo d’Orleans per incontrare gli assessori della giunta.»1

Questi accordi rappresentano la salvezza per una terra, quella siciliana, martoriata dalla piaga del fallimento delle aziende e della conseguente disoccupazione, che hanno gettato sul lastrico numerose famiglie, e impoverito la società. Inoltre, tale iniziativa permetterà alle aziende siciliane di farsi conoscere in Cina, mercato potenzialmente illimitato, nonché di ampliare i propri orizzonti.

La presenza cinese in Italia si manifesta in tanti modi, dall’alta imprenditoria, alla bancarella di abbigliamento al mercato che effettivamente fa concorrenza ai commercianti italiani. Tuttavia, a differenza di altre forme di presenza «esterna», massimamente quella rom, la comunità cinese non ha instaurato un rapporto a somma zero con la società, anzi: con la giusta intelligenza, e con iniziative del genere, rappresenta forse l’unica possibilità di salvezza per molte realtà locali. In aggiunta a questo, anche a livello di sicurezza sociale, la presenza cinese rappresentanza un fattore di miglioramento dato che, a differenza di molti italiani, i cinesi generalmente non hanno barriere di tipo psicoculturale che impediscano loro di reagire alla prepotenza altrui, come anche certi episodi recenti hanno dimostrato.

Non è un caso che quasi tutti i politici e gli opinionisti italiani siano di fatto o anticinesi o comunque molto tiepidi nei loro confronti, anche quelli che ostentano sentimenti amichevoli per l’altra bestia nera degli USA: la Russia.

Essendo le posizioni politiche italiane nient’altro che i riflessi degli interessi americani (e non solo) la sinofobia (e, anche se con minore diffusione, ma maggiore violenza verbale e astio, la russofobia e l’indofobia) non è altro che il riflesso del timore-desiderio americano nei confronti della Cina. Timore che si espanda ulteriormente, strappandole gli alleati occidentali (e l’adesione in massa alla Banca Cinese alternativa a quella Mondiale e all’FMI, non è certo fonte di tranquillità per gli americani) e bloccando l’espansionismo statunitense. Il desiderio, invece, espresso tra gli altri anche da Soros, è quello di riuscire a cooptare la Cina (ovviamente in posizione subordinata) nel sistema imperiale americano, assicurando agli USA energie fresche che permetterebbero loro di prosperare per almeno un altro secolo.
La Cina, però, non sembra affatto interessata.

Massimiliano Greco

 1http://palermo.gds.it/2015/06/10/imprenditori-cinesi-a-palermo-alla-ricerca-di-affari-con-le-imprese-siciliane_368329/

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