È uno dei campionati nazionali più strani dell’intero planisfero. Se è vero, infatti, che esistono numerosi campionati che “ricevono in prestito” squadre da altri stati, quello di Singapore è sicuramente il più singolare, visto che fra le dieci squadre iscritte alla S-League sono ben tre le squadre provenienti da altrettanti stati differenti. Fra l’altro, quest’anno, per la seconda volta è proprio una squadra “ospite” a portare a casa il titolo, visto che ha trionfato il Brunei Duli Pengiran Muda Mahkota Football Club, che tradotto per noi comuni mortali, è la squadra di Sua Altezza Reale il Principe Ereditario del Sultanato di Brunei, al secolo Al-Muhtadee Billah, figlio del Sultano Hassanal Bolkiah. Il principe, per non farsi mancare nulla, vestì anche in qualche occasione guantoni e calzoncini per difendere la porta della sua squadra.
I “sudditi” sono già al secondo trasferimento: dopo aver dominato il calcio dalle parti di Bandar Seri Begawan, nei primi anni duemila, avevano aderito alla Malaysia Premier League, la seconda divisione malese. Dal 2009 invece sono presenza fissa del campionato singaporiano.
Lanciata ufficialmente nel 1996, scrutando quanto di buono succedeva tra J-League e K-League, la S-League però si è subito incartata su se stessa: scarsa competitività, scarso seguito e scarso entusiasmo suscitato. Le compagini che riuscivano a qualificarsi alla Coppa dei Campioni d’Asia facevano figure da squadre materasso e anche la nazionale non ne traeva giovamento. Infatti, dopo una vittoria nell’AFF Championship del 1998, seguivano due premature eliminazioni al primo turno (2000 e 2002, edizione casalinga!).
La Federcalcio di Singapore capì quindi che era necessario incrementare gli investimenti ed allargare lo spettro delle squadre partecipanti. Nel 2003 venne invitata a prendere parte alla S-League una squadra cinese, il Sinchi (Singapore Chinese) FC. Anche la nazionale under23 di Singapore, rinominata Young Lions prese parte al campionato, ma i risultati furono tutt’altro che entusiasmanti: Sinchi settimo e Young Lions dodicesimi ed ultimi. Meglio andrà l’anno successivo quando la squadra neoammessa è la giapponese Albirex Niigata, da allora sempre presente con una “squadra riserve” della compagine che milita nella J-League. I giapponesi arrivano quinti (Young Lions sesti e Sinchi noni), ma tutto il movimento esce rivitalizzato da queste scelte, accompagnate da massicci investimenti. La nazionale, ad esempio, torna a vincere l’AFF Championship nel 2004 e si ripeterà nel 2007.
L’abbandono del Sinchi apre lo spazio per una nuova compagine straniera, questa volta africana, con lo Sporting Afrique, selezione di professionisti provenienti da Ghana, Nigeria, Camerun e Kenya. Ancora più ardita è l’espansione della Coppa del Singapore: entrano la nazionale malese under-23, le tailandesi Provincial Electricity Autorithy e Chonburi, la cambogiana Khmer Empire, e la già citata squadra Brunei DPMM. Fa strada il Chonburi che arriva fino in finale, superata dalla gloria di casa Tampines Rovers. Successivamente parteciperanno alla Coppa altre squadre tailandesi come il Tobacco Monopoly e la Bangkok University (edizione 2008), Bangkok Glass e TTM Samut Sakhon (2009), Pattaya United (2011).
L’esperimento africano dura poco e viene sostituito dai coreani del Super Reds, che esordiscono nel 2007 collezionando un poco entusiasmante ultimo posto.
I coreani si rifaranno con gli interessi l’anno successivo arrivando ad un passo dal titolo (-2 dal Singapore Armed Forces) oltre alla finale persa dell’Avaya-J&J League Cup (la Coppa di Lega), mentre entra nella lega la seconda squadra cinese, il Dalian Shide Siwu, che sostituisce all’ultimo minuto il Liaoning Guangyuan.
Il 2009 è l’anno dell’esordio del Brunei DPMM, che gioca decisamente bene fino al 30 settembre, prima della squalifica imposta dalla FIFA per ingerenze governative nella gestione della Federcalcio del Darussalam (chi l’avrebbe mai detto!). I pupilli del Principe Ereditario però fanno in tempo a portare a casa l’annuale edizione della Coppa di Lega, superando in finale la solita Singapore Armed Forces.
La squadra dell’Esercito biancorosso è quella che più di ogni altro beneficia del nuovo slancio dell’S-League visto che nel 2009 e nel 2010 riesce a qualificarsi per i gironi della Champions League asiatica.
Il 2010 vede l’esclusione della squadra coreana e la sospensione del DPMM, che vengono sostituiti dall’Étoile e dal Beijing Guoan. I primi sono una squadra di “pro” francesi, tra i quali il francoguineano Mohamed Ali Doumbouya, una presenza e due reti nella nazionale della Guinea, mentre i secondi sono la squadra riserve della rappresentante della capitale cinese.
I francesi dominano il campionato e chiudono al primo posto, centrano il “double” con la vittoria della Coppa di Lega. Parteciperanno ancora una stagione, sotto la guida dell’italo-svizzero Guglielmo Arena. Il lascito di questa squadra è un’accademia per giovani tra i 10 e i 16 anni a Singapore.
Nel 2011 entrano nella Coppa del Singapore anche la squadra australiana del South Melbourne, i cambogiani del Pnomh Penh Crown, i malesi del Harimau Muda, i birmani del Okktha United e i tailandesi del Pattaya United. Tutte presenze di contorno, visto che terzi arrivano i francesi dell’Étoile, secondi i giapponesi dell’Albirex e primi i singaporiani dell’Home United.
L’Harimau Muda è la selezione giovanile della nazionale malese ed entra stabilmente nell’S-League dalla stagione successiva, assieme al ritorno del DPMM che arriva subito secondo. Si espande ulteriormente la Coppa con squadre laotiane (Yotha FC, Lao Police Club e SHB Champasak), birmane (Kanbawza), filippine (Loyola Meralco Sparks, Global FC), cambogiane (Boeung Ket Rubber Field, Nagacorp e Svay Rieng).
Nel 2014 il Brunei DPMM chiude al primo posto la stagione regolare, ma arriva appena secondo nel gironcino finale per la vittoria del campionato, superato dai Warriors, il nuovo nome dei sempre presenti soldati del Singapore Armed Forces.
È il prologo per quanto è avvenuto quest’anno con un cammino pressoché perfetto con 14 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte e i 49 punti che hanno portato alla vittoria. La squadra, basata sull’asse della nazionale, capace di vincere l’andata del primo turno per la qualificazione ai Mondiali del 2018 contro Taipei (un’impresa da quelle parti!), tra i quali il fantasista Adi Said e il centrocampista Azwan Ali Rahman, oltre ad una colonia di stranieri che ha le stelle nel brasiliano Rafael Ramazotti, bomber con un breve ed oscuro passato nel Zurigo, e nel centrocampista lusitano Paulo Sérgio, cantera del Benfica, prima di essere allenato da Giuseppe Galderisi all’Olhanense.

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