Ci siamo anche noi. Storcerà il muso chi ormai non riesce ad andare oltre i peana renziani dei “cartacei” che contano o i minestroni che strabordano dal grande pentolone del web.
Ma dovrà farsene una ragione: ci siamo e ci saremo anche noi.

In barba a qualche attempato (e presunto) custode del “sapere” ed ai tanti “giovin” pensatori allevati in batteria che dispensano, un giorno sì e l’altro pure, verità indiscutibili e pietre filosofali dai propri pulpiti autoreferenziali.

L’Opinione Pubblica è una fionda informativa costruita per lanciare sassi di pensieri e di vita quotidiana contro le vetrate dei laboratori della piccola e grande informazione al soldo delle consorterie di potere e sottopotere romane.

Senza orpelli e guanti di velluto; priva di zavorre pseudo-ideologiche e cordoni ombelicali con il minoritarismo minorato che gestisce lo spaccio delle patenti (false) della controinformazione.

Abbiamo scelto uno stile scarno, essenziale ed immediato che permetta alle notizie di arrivare dritte al bersaglio dell’attenzione, in sella ad una bici o al volante di una macchina in mezzo al traffico, sulle panchine di un parco o ai tavolini di un bar.
In tempi di sudore e di affanni, non vi è più posto per l’informazione cadenzata, tutta cachemire e doppiopetto.

Occorrono penne affilate e mouse come vanghe; istantanee impietose e messaggi rumorosi come martelli pneumatici.

Non è l’Eden dell’intellettualismo a salve l’habitat di questo giornale ma il cemento e i ponteggi, i campi, i marciapiedi e le ciminiere.

Chi ama i vagiti cortesi e le languide carezze, è pregato di stare alla larga da noi. Ne andrebbe della serenità dei suoi sonni.

Chi invece preferisce le voci roche, le parole chiare e i pugni chiusi, è il benvenuto.
L’Opinione pubblica sarà la sua voce. Una voce contro il coro.

Ernesto Ferrante

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