Due Facce

Una Champions a due facce

Due facce per questo turno di andata dei quarti di finale Champions. La prima, in realtà, è un faccione. Con tanto di bel sorriso a pieni denti. Quello di Jurgen Klopp, tecnico del Liverpool, che ieri, anche ieri, dopo averlo fatto in patria, ha dato un dispiacere a Guardiola e al Manchester City. Ma se in Premier è stato un pirotecnico 4-3 indolore per i citizens, pronti a vincere la Premier con un mese di anticipo e dopo aver già trionfato nella Coppa di Lega, questa volta lascia molti cerotti. Un 3-0 netto e senza troppi fronzoli, che profuma tanto di pass per le semifinali.

La seconda è quella del calcio spagnolo che passeggia sul pallone italico. Già, perché a meno di harakiri e rimonte da inserire in tutti i manuali del calcio, la grande certezza che esce da questa edizione della Coppa dalle grandi orecchie è che si certifica ancora un abisso tra il nostro Belpaese e quello iberico. L’anno scorso ci eravamo illusi che ci fossimo riavvicinati grazie al percorso quasi netto della Juventus, ma da settembre ad aprile – tra Nazionali e squadre di club – il pallottoliere dice Spagna 10 – Italia 1.

Ed è preoccupante che a uscire con le ossa rotta ieri e martedì contro Real Madrid e Barcellona, siano state la squadra sei volte consecutive Campioni d’Italia e vicecampioni d’Europa in carica, i bianconeri appunto, e la seconda arrivata nell’ultima serie A, la Roma, con ben 87 punti racimolati. Superfluo lasciare ogni ulteriore considerazione, se non quella che alla tavola ristretta di Trimalcione potrebbero sedersi tre facce notorie, e un’altra che non si vedeva dal 2007.

Siviglia-Bayern Monaco 1-2

Successo a fatica per i Campioni di Germania contro un Siviglia punito soltanto dagli episodi. Da due autoreti, in pratica, e da un goal colossale divorato sul vantaggio di 1-0.

La banda di Heynckes si è dimostrata meno spettacolare e ingorda come altre volte, più volte spaventata dalla goliardia degli 11 di Vincenzo Montella, ma alla fine portano a casa il 60 per cento di passare il turno. Anche perché, in Baviera, potrebbe essere tutta un’altra musica.

Nel frattempo, il freddo ma glaciale e spietato 72enne tecnico di Mönchengladbach tocca un altro record: 12 vittorie consecutive in Coppa Campioni, sempre sulla stessa panchina. Ed è pronto a festeggiare un’altra Bundesliga, e a giocarsi la semifinale della Coppa nazionale contro il Bayer Leverkusen il 17 aprile. Forse non saranno ai livelli del Real Madrid, ma guai a sottovalutare i tedeschi…

 

Liverpool-Manchester City 3-0

C’è poco da dire su quanto successo ad Anfield Road, perché i padroni di casa hanno fatto tutto quello che dovevano fare per portarsi a casa il primo round. Al tempo stesso accorti e attentissimi nel contenere e aspettare gli attacchi ospiti, e poi tremendamente cinici e spietati nel primo tempo – anzi, dal 12′ al 31′ – nell’infilare gli stessi, nella più classica delle partite tatticamente poco cerebrali ma vincenti.

Ora per Pep Guardiola la strada si fa in salita, per non dire impossibile. Sicuramente, adesso, la figura di Klopp agiterà i suoi sogni…

 

Barcellona-Roma 4-1

Il punteggio più bugiardo della due giorni di Champions. Al Camp Nou, come atteggiamento e spavalderia, soprattutto in alcuni tratti di contesa, la Roma si è dimostrata all’altezza del gravoso impegno anche al cospetto di un Barcellona non nella sua migliore forma fisica, ma apparso meno marziano rispetto ad altre volte.

Anche perché, con Valverde in panchina, i blaugrana hanno cambiato faccia, dando attenzione più all’organizzazione tattica e al pragmatismo che alla gioia per gli occhi. Tutte le reti blaugrana sono state regali giallorossi (due autoreti, mica poco), e per di più anche alcune scelte arbitrali non hanno convinto.

Forse, e ripetiamo forse, un vantaggio iniziale romanista sul rigore non concesso a Dzeko nulla avrebbe cambiato sulla bilancia della qualificazione, ma avrebbe dato probabilmente un’altra inerzia alla partita.
Chi lo avrebbe mai detto, alle 20.45 di ieri, che De Rossi e compagni sarebbero usciti con grande rammarico?

 

Juventus-Real Madrid 0-3

Risultato clamoroso quello dell’Allianz Stadium, diciamo la verità. Ma a Torino è emersa ancora una certa distanza tra i Campioni d’Italia e quelli d’Europa, forse più dello scorso anno.

Certo, in casa bianconera mancava il centrocampista con più ingegno, Pjanic, assenza che paghi dinanzi a un terzetto niente male composto da Casemiro, Kroos e Modric – lo stesso della finale di Cardiff – ma è nella convinzione, nella sicurezza e nella quadratura che a Torino non c’è stata partita.

Al di là di Cristiano Ronaldo, a decidere sono state la qualità del centrocampo, le giocate di Isco, le parate fortunose di Navas, il ritmo di un gioco che quando si alzava, era irresistibile. E ha fatto male, malissimo. Come a Cardiff.

Zinedine Zidane – che in stagione ha già conquistato Supercoppa europea, Supercoppa spagnola, Mondiale per club – dopo un lungo periodo di appannamento, sembra aver ripreso in mano la sua creatura meglio di prima.

E questo non è un bel segnale per gli altri contendenti…

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