Libia, Macron, Craxi

Unione Europea (euro in particolare) e immigrazione sono i due temi che da tempo ormai animano il dibattito pubblico in Italia e in Europa, diventando il perno della discussione politica dopo il Brexit e l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Il referendum britannico sull’uscita dall’Unione Europea ha messo ulteriormente in crisi il già precario assetto istituzionale dell’Unione, così come l’elezione di Trump ha ridato vigore a politiche protezionistiche impensabili in un’economia completamente in globalizzazione. In entrambi i casi, le classi sociali meno abbienti di Gran Bretagna e Stati Uniti sono ritornate alla ribalta della vita politica mettendo in discussione lo status quo economico vigente e, aspetto non secondario, l’idea secondo cui l’immigrazione sia fenomeno naturale e indispensabile.

E in un contesto politico internazionale fortemente rivoluzionato, la sinistra italiana – potremmo estendere il discorso anche a quella continentale, ma soffermiamoci su quella di casa nostra – è la grande assente, incapace di elaborare tesi alternative al disegno liberista della costruzione europea che s’intreccia alla non volontà di capire il fenomeno dell’immigrazione. Le soluzioni proposte sono retoriche e prive di fondamenta come i mantra del “riformiamo l’UE da dentro” e del “facciamo gli Stati Uniti d’Europa”, e di assoluto ecumenismo clericale quando si tratta di immigrazione.

L’europeismo acritico appare un dogma, un atto di fede, eppure il tanto vituperato Stato nazionale è storicamente il terreno dove nasce e si esercita la democrazia e il conflitto sociale. Il demos nazionale si riconosce in una comunità, in una lingua e in una specifica identità, e consapevole di ciò persegue i propri interessi e la propria emancipazione attraverso la lotta politica. I disegni sovranazionali che mirano ad unire popoli molto diversi tra loro per cultura, storia e lingua hanno come unico scopo quello di smantellare il terreno naturale del conflitto sociale mettendo in una deleteria competizione al ribasso i lavoratori degli Stati membri, liberalizzando i movimenti del capitale e del lavoro. Un disegno perseguito dalle élite finanziarie che ha nell’Unione Europa la sua massima espressione.

L’Unione europea e l’euro altro non sono che un disegno prettamente liberista utile al capitale del nord Europa a trazione tedesca per sottrarre diritti e democrazia ai popoli europei. In un regime di cambi fissi dove non puoi svalutare la moneta, per rendere l’economia competitiva sul mercato non hai altra soluzione che svalutare il lavoro precarizzando intere generazioni e creando un esercito di disoccupati. Tutti i provvedimenti legislativi che in Italia hanno affossato lo Stato Sociale, dalla “Legge Treu” al “Jobs Act”, sono state dirette conseguenze dei vincoli sottoscritti per l’entrata nell’Unione Europea e nella moneta unica.

La vulgata dell’Europa dei diritti una pia illusione, non solo non esiste nella volontà della burocrazia di Bruxelles ma non è prevista dai Tratti europei (Tratto dell’Unione Europea e Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, articoli 124, 125 e 126), impregnati di norme liberiste quali la competitività, la libera circolazione dei capitali e una politica dei redditi volta a contenere l’inflazione mediante il blocco dei salari. Non c’è nessun accenno nei Tratti ai diritti dei lavoratori o alla solidarietà tra le nazioni che compongono l’Unione. E appare chiaro ed evidente come ciò vada in contrasto con i principi enunciati dalla nostra Costituzione che tutela innanzitutto il lavoro e i lavoratori (articoli 1, 4, 36 e 46) ponendo l’economia al servizio del benessere dei cittadini, tutelando il risparmio e disciplinando l’esercizio del credito (articolo 47). Anche per quanto concerne l’articolo 11 della Costituzione sulla limitazione della sovranità nazionale che “assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”, possiamo tranquillamente affermare che ciò va contro i Tratti in quanto limitazione della sovranità non è sinonimo di cessione, e il fine ultimo è la promozione della giustizia fra le Nazione che l’Unione Europea, come abbiamo visto, nega. In ultima analisi, i Trattati Europei sono in netto contrasto con la Costituzione.

Alla sinistra nostrana sembra non interessare l’incompatibilità tra Trattati e Costituzione e prosegue nella folle direzione di voler riformare l’Unione dall’interno, ma come? Abbiamo un precedente in merito con la Grecia di Tsipras che, nonostante un referendum popolare contro l’austerità ergo contro l’impostazione istituzionale dell’UE, ha capitolato dinnanzi alle pressioni di Bruxelles, che non ha nessuna intenzione di allentare la presa, rinnegando, di fatto, il referendum vinto dalla stragrande maggioranza del popolo ellenico. E se ciò dovesse capitare anche a noi, cosa farebbe la sinistra? Il timore è che verremo travolti dagli eventi subendone le conseguenze.

Altro tema spinoso che vede latitare la sinistra è l’immigrazione. Stando alla narrativa ufficiale, e della sinistra, le masse di esseri umani che si riversano sulle nostre coste scappano da guerre e povertà, e quindi vanno accolte senza discussione pena l’accusa di razzismo. Un’analisi semplicista ma che contiene elementi di verità: le guerre provocate dall’Occidente che hanno devastato Libia e Siria hanno fatto sì che il fenomeno dell’immigrazione incontrollata esplodesse, ma l’immigrazione spropositata è un serio problema anche per i Paesi che la subiscono e soprattutto per i lavoratori e per la tenuta dello Stato Sociale. In un’Europa di concorrenza sfrenata tra lavoratori, e di competitività tra imprese, gli immigrati rappresentano quello che Marx – non certo un reazionario di destra – avrebbe chiamato “ esercito industriale di riserva”, ovvero un gran numero di disoccupati che accetta qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione diventando funzionali al sistema capitalistico che punta alla concorrenza a ribasso con i lavoratori autoctoni abbassandone, come conseguenza inevitabile, tutele e salario. L’immigrazione incontrollata aumenta il conflitto sociale tra poveri a vantaggio del Capitale rischiando di far implodere quel che resta dello Stato Sociale nazionale, ma purtroppo questo aspetto sfugge alla sinistra ecumenica diventata una succursale della Caritas, che finirà per stracciarsi le vesti quando vedrà l’Europa pullulare di nazionalismi.

Antonello Tinelli

UN COMMENTO

  1. Bravo! Sono completamente d’accordo. La “sinistra” si dimostra incapace di capire la realtà e ne pagherà presto le conseguenze.

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