Il Senato ha approvato la fiducia sul maxiemendamento interamente sostitutivo del testo del ddl Cirinnà sulle Unioni civili. I voti a favore sono stati 173, i contrari 71. 245 i senatori presenti, 244 i votanti. Nella maggioranza non hanno partecipato al voto tre senatori del Pd (Sergio Zavoli, Luigi Manconi e Felice Casson) e sei senatori di Ap (Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni, Gabriele Albertini, Giuseppe Esposito, Aldo Di Biagio e Giuseppe Marinello). Tra i senatori a vita hanno votato a favore Mario Monti e Giorgio Napolitano. Dopo la conta dei voti, sono esplose le polemiche. I senatori azzurri hanno chiesto al premier “di salire al Quirinale” per certificare una nuova maggioranza di governo. “Per sposarsi ci vuole qualcuno che te lo chiede. E Matteo ce lo deve chiedere espressamente. Una cosa è chiedere un voto semplice sul testo Cirinnà, un’altra è chiedere un voto di fiducia”, aveva dichiarato Verdini appena un giorno fa. E così è stato. Il matrimonio è stato celebrato a Palazzo Madama, anche se il ministro Orlando si è affrettato a precisare che “il voto non certifica ingresso di Ala in maggioranza”. Dura la reazione del leader leghista Matteo Salvini: “Verdini e poltronari vari entrano al governo, ormai è un parlamento vergognoso. Italiani, andiamo a prenderli e chiuderli dentro il palazzo?”. Verdini, dal canto suo, ha prontamente definito “essenziale” il contributo del suo gruppo.  I 18 voti su 19 dei verdiniani si sono sommati a quelli della maggioranza nell’approvazione del testo ed hanno reso indolori le defezioni di Ncd e Pd su una legge sui diritti civili mai discussa né in commissione né in Aula. I pentastellati, con la loro uscita dall’aula, hanno abbassato la soglia per il passaggio del maxiemendamento. “Era giusto che una legge fondamentale per la coscienza civile del Paese fosse approvata con la maggioranza assoluta dei senatori e ciò è avvenuto grazie al voto di fiducia al governo espresso da Ala”, ha detto in una nota il senatore Verdini. Mentre Lucio Barani, capogruppo di Alleanza liberalpopolare – Autonomie, ha spiegato che “non c’è alcun mercimonio politico” e sono “rimasti fedeli con estrema coerenza al patto del Nazareno”. “È un primo passo, una vittoria con un buco nel cuore. Questa è una legge importantissima ma penso anche ai figli di tanti amici. Ora dobbiamo fare un secondo passo, siamo a metà della scala”. Queste le parole della senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria del testo originale del ddl. Per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, “si tratta di una vittoria dell’amore” e di una giornata che “resterà nella cronaca di questa legislatura” e “nella storia del nostro paese”. Poi un passaggio sulla scelta della fiducia: “Abbiamo legato la permanenza in vita del governo a una battaglia per i diritti, mettendo la fiducia. Non era accaduto prima, non è stato facile adesso. Ma era giusto farlo”. L’articolo di 69 commi che ha cambiato sia la Cirinnà che la maggioranza, conferma anche per le unioni tutte le disposizioni previste per il matrimonio, tranne quelle riguardanti le adozioni. Il comma 20 recita infatti che alle unioni civili “non si applicano le disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983 n.184” sulle adozioni ma “resta fermo quanto stabilito dalla legge sulle adozioni”, ovvero che i giudici potranno riconoscere le adozioni speciali del figlio del partner anche se dello stesso sesso. Per volontà degli alfaniani, è sparito ogni riferimento all’obbligo morale della fedeltà tra persone dello stesso sesso legate da unione civile. La violenza (comma 16) è, invece, causa di annullamento del contratto così come la “condotta che causa grave pregiudizio all’integrità fisica e morale dell’altra parte”. Si allungano i tempi per arrivare al “divorzio”. L’unione civile, recita il comma 24, “si scioglie quando le parti hanno manifestato anche disgiuntamente la volontà di scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile. In tal caso la domanda di scioglimento dell’unione civile è proposta decorsi tre mesi dalla data di manifestazione di volontà di scioglimento”. Il Pd non ha voluto trattare sul comma 10 del maxi emendamento in materia di cognome comune. Mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile “le parti possono decidere di assumere, per la durata dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, un cognome comune scegliendo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome, se diverso, facendone dichiarazione all’ufficiale di stato civile”.

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