Dopo l’attacco terroristico di venerdì 26 giugno, presso due hotel ed una spiaggia, la situazione nel paese sta diventando sempre più bollente.

E’ stato uno dei massacri più grandi nella storia della Tunisia.

Le autorità tunisine hanno annunciato la chiusura di circa 80 moschee, perché secondo il governo centrale sono divenuti luoghi dove si alimenta la violenza. Importante notare come le autorità centrali tunisine abbiano elevato nel mese di marzo l’allerta terroristica dopo che terroristi islamici armati avevano preso d’assalto il Museo del Bardo, uccidendo 20 turisti stranieri.

Scontri tra le autorità locali ed estremisti islamici sono divenuti cosa quotidiana in Tunisia dal 2011, quando il governo moderato di Ben Ali fu fatto traballare, iniziando la Primavera Araba, supportata da Washington.

Nel 2012, ad esempio, il nordovest del paese fu scosso da innumerevoli attacchi.

In questa “vicenda bollente” i servizi segreti israeliani sono riusciti ad infiltrarsi nei rapporti politici interni della Tunisia. Il Mossad quindi c’entra qualcosa con gli attacchi di questi ultimi anni?

Uno dei casi più eclatanti fu quello del 1987. Allora i servizi segreti israeliani attaccarono la Tunisia raggiungendo in barche le coste del paese, infiltrando circa 30 agenti.

Nel 2011 la Tunisia era uno dei paesi pilastro della stabilizzazione geopolitica del “mondo arabo”. Soltanto dopo il vento rivoluzionario della “Primavera Araba” sponsorizzata da CIA e lo stesso Mossad, la Tunisia è diventata  covo di tagliagole.

Il Mossad sostiene numerose attività in Tunisia. Una rivista tunisina ha riferito che il sistema di spionaggio israeliano che collabora con la CIA ha sostenuto decine di attività rivoluzionarie in varie città della Tunisia.

Incomincia ad essere evidente il piano di Washington e Tel Aviv, su come trascinare la Francia di Francois Hollande, all’occupazione della Siria.

Ripercorrendo la storia delle operazione targate Tel Aviv, allontanandoci dalla zona geografica tunisina, arrivando negli Emirati Arabi, precisamente nella capitale, Dubai, i servizi segreti portarono a termine un’operazione che la stessa opinione pubblica mondiale notò con raccapriccio. Quella dell’abbattimento di uno dei leader di Hamas.

Dopo aver raccolto tali informazioni storiografiche, la Tunisia ha il “dovere”, in un senso ironico, di chiedere umilmente grazie alle politiche aggressive di Washington, per lo scenario di tensioni e paura che albeggia sulla nuova Tunisia, forgiata dall’estremismo islamico chinato al volere di Washington e dalla cecità dell’opinione pubblica occidentale.

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