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Charlottesville

Continua a salire la tensione in Virginia. Charlottesville, dove era in corso la manifestazione “Unite the Right” dei suprematisti bianchi contro la rimozione della statua del generale confederato Robert Lee, uno dei protagonisti della Guerra di Secessione americana, è stata teatro di duri scontri tra i gruppi di estrema destra e i contromanifestanti, per gran parte appartenenti ad organizzazioni di afro-americani.

Una Dodge Challenger, si è diretta a velocità sostenuta contro questi ultimi, tamponando un’altra vettura per poi tornare indietro in retromarcia. Il bilancio, complessivo, è di un morto e diciannove feriti. Il conducente dell’auto è stato fermato dalla polizia.

 

 

Il governatore della Virginia ha allertato la Guardia Nazionale e proclamato lo stato di emergenza. Il sindaco di Charlottesville Mike Signer ha scritto su twitter: “Ho il cuore spezzato, una vita è andata persa. Chiedo alle persone di buona volontà di andare a casa”.

Il presidente Donald Trump, già alle prese con spinose questioni internazionali, ha espresso ferma condanna per gli episodi di violenza, “arrivati da più parti”, sottolineando che “a prescindere dal colore e dalla religione siamo tutti in primo luogo americani”.

Jason Kessler, organizzatore della marcia dell’estrema destra, ha dichiarato i manifestanti sono scesi in piazza per “difendere il primo emendamento della Costituzione” che protegge la libertà di espressione e sostenere “i grandi uomini bianchi che sono diffamati e calunniati negli Stati Uniti”.

Gli avvenimenti di queste ore potrebbero avere ripercussioni non secondarie sulle dinamiche interne alla cerchia di Trump, al cui interno vi sono elementi come lo “stratega” Steve Bannon, molto vicini ai suprematisti bianchi.

Molti dei manifestanti di Charlottesville, sventolavano bandiere confederate del sud ed erano in tenuta para-militare. Sui social è stata segnalata anche la presenza di decine di persone armate. Nella serata di ieri, i militanti dei gruppi di estrema destra hanno sfilato, fiaccole in mano, davanti alla Università della Virginia.

Trump, probabilmente troppo impegnato a guardare in casa altrui (Corea del Nord e Venezuela), ha trascurato la pericolosità di un fuoco che cova da tempo sotto la cenere. L’America profonda che l’ha votato, l’aspetta al varco.

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