Recentemente abbiamo assistito agli scandali riguardanti le nomine nella Sanità della Regione Umbria, che hanno messo alla luce un quadro di preoccupante opacità e provocato le rapide dimissioni della Governatrice Catiuscia Marini, a capo della giunta uscente di centrosinistra.

“Agli ordini”. In questi termini e con questo livello di subordinazione si rivolgeva l’assessore alla Sanità, Luca Barberini, al direttore amministrativo dell’ospedale Maurizio Valorosi, intercettati nell’ambito dell’inchiesta che ha assestato un duro colpo al Pd umbro.

Lo scenario emerso, è a dir poco torbido. Nei comportamenti e nelle parole di alcuni dei soggetti coinvolti, traspare un senso di onnipotenza mista ad incoscienza. La guardia di finanza ha registrato con le microspie anche un incontro nell’ufficio di Emilio Duca tra lo stesso dg e il segretario del sindacato Fp Cgil Angelo Scatena. Quest’ultimo gli consegna “tre bigliettini con l’indicazione di alcune persone che parteciperanno al concorso per disabili”. E Duca esclama di “avere un chilo di nomi per le categorie protette, non sa come gestirli e scherzando dice che bisogna fare una verifica per vedere come hanno votato”.

Per tale ragione abbiamo voluto cercare il Consigliere Regionale Valerio Mancini della Lega, affinché ci fornisse una sua interpretazione e descrizione dell’attuale scenario politico umbro.

Consigliere Mancini, benvenuto e grazie per la Sua disponibilità. Lo scandalo dei presunti concorsi truccati nella sanità umbra, a quanto pare pilotati da una cerchia legata ad alcuni esponenti della giunta regionale, fra cui la stessa presidente Catiuscia Marini, oggi dimissionaria, ha messo in luce una situazione decisamente opaca e, secondo gli inquirenti, al di fuori della legalità. Ancor più ha colpito la reputazione del sistema sanitario regionale umbro, recandogli un enorme danno d’immagine. Da un punto di vista politico, secondo Lei, come si potrebbe essere giunti a tutto questo? Cosa potrebbe aver prodotto, nel tempo, una simile situazione?

La totale continuità politica della classe dirigente ha determinato questa situazione. C’era bisogno, in passato, di alternanza politica ma soprattutto c’era bisogno di alternanza nella classe dirigente. Tuttavia, il Partito Democratico, stando a quanto finora emerso dalle indagini, sembra abbia saputo soltanto conservarsi e mantenersi: un potere autoreferenziale che ha perso di vista gli interessi dei cittadini umbri.

Il sistema politico umbro non è molto diverso da quello delle altre cosiddette “regioni rosse”, come la Toscana, l’Emilia-Romagna e le Marche, tutte regioni tradizionalmente presentate dal centrosinistra come esempi di buongoverno per l’intero Paese. Ritiene quindi che ora questa situazione, unita alla debolezza elettorale del PD a livello nazionale, possa generare un effetto domino politico in questi territori apparentemente inespugnabili?

L’inespugnabilità o meno la renderanno possibile gli elettori che a maggio presenteranno il conto a chi ha generato un malcontento ininterrotto dal 2011 al 2018, determinando un grande successo della Lega e delle coalizioni di centrodestra, a discapito di un PD che non ha saputo rinnovarsi.

Le statistiche degli istituti di ricerca, diffuse recentemente dai giornali, dicono che nella classifica di gradimento dei governatori regionali, spiccano i nomi di Zaia, Fontana e Fedriga, rispettivamente a capo delle giunte di Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia.

La Regione Umbria è terz’ultima. Al di là dell’aspetto personale, i numeri dimostrano dunque che laddove c’è la Lega alla guida il governo funziona, mentre dove amministra la sinistra sta crollando la fiducia degli elettori.

I dati economici emersi da recenti statistiche indicano che l’Umbria è prima per impoverimento ed ultima in crescita economica. La nostra regione ha perso circa il 18% di PIL rispetto alla media nazionale e quasi un 30% rispetto alla media delle regioni del centro-nord. Di fatto, oltre alle questioni giudiziarie, viene negata e frustrata la capacità degli umbri di fare impresa, di fare economia e quindi progredire, con più di 20.000 famiglie povere censite. Le amministrazioni del PD ormai costituiscono una cappa soffocante allo sviluppo della regione stessa ed i cittadini, ormai consapevoli, stabiliranno un quadro nuovo, in considerazione della grande accoglienza riservata a Matteo Salvini mercoledì scorso in Piazza Italia, a Perugia; le sensazioni  sono più che rassicuranti.

Quali saranno adesso le ripercussioni nel mondo politico non soltanto regionale ma soprattutto nazionale, ed in particolare dentro il PD, soprattutto se consideriamo che le elezioni europee e amministrative sono ormai molto vicine?

C’è stata una continuità – e lo ripeto – nella dirigenza del PD. Lo stesso ex segretario Gianpiero Bocci, oggi agli arresti domiciliari, era stato sonoramente bocciato alle elezioni politiche del 2018  arrivando ultimo nel Collegio 2 per la Camera dei Deputati, collegio che includeva una vasta porzione della regione, dall’Altotevere alla Valnerina passando per Foligno. Si trattava già di un “NO” a tutto tondo che avrebbe dovuto concludere quella fase politica. Invece si è voluto insistere, così come con altri candidati sonoramente battuti in quella tornata, dimostrando che il PD è privo della capacità di rigenerarsi.

Tutto questo avvelena il quadro amministrativo con i risultati che oggi vediamo. Non è solo la sanità ad essere in condizioni pessime, come più volte sottolineato in aula dalla Lega e dalle altre forze di opposizione in questi anni, durante i quali abbiamo avanzato una serie di proposte ma ci è stato sempre risposto picche. Ora questa classe dirigente raccoglie i frutti malati della sua politica di non ascolto, non soltanto rispetto a ciò che dicevano le istituzioni legittimamente rappresentate ma anche nel quadro della società civile, come ad esempio le associazioni, le imprese, i commercianti, i consumatori, i sindacati e le richieste di aiuto dai meno abbienti. Oltre a governare male, insomma, in questa regione non si è mai ascoltato chi voleva proporre qualcosa di buono.

Come ha ricordato, i problemi della regione non riguardano solo la sanità, ma anche l’economia, le infrastrutture e i trasporti. La Lega, che in questo momento è la forza politica più importante del Paese per mole di consensi, è pronta alla sfida rappresentata dalle elezioni regionali anticipate? Quali sono le proposte per risanare questa situazione e rilanciare la regione?

Le infrastrutture e servizi alle imprese sono basilari per riaccendere la macchina.

Penosa la gestione della nostra Ferrovia Centrale Umbra (FCU) che nei suoi oltre cento anni di storia è stata chiusa soltanto in due occasioni: nel 1944, a causa dei bombardamenti anglo-americani, e di recente, grazie all’incapacità della Giunta Marini, perché di fatto, oggi, questa ferrovia non esiste più per via della lentezza del servizio e del mancato ripristino della tratta tra Perugia e Terni.

La situazione della viabilità stradale ordinaria è disastrosa: 117 milioni di euro incassati ogni anno per i bolli auto, spesi solo 5 milioni di euro per le manutenzioni ordinarie delle strade provinciali e regionali. Mille volte abbiamo chiesto una dignità per la E45 [SS3bis, ndr], che collega la regione da Nord a Sud, e solo in quest’ultimo anno è stata fatta una manutenzione dignitosa, che comunque non ha potuto impedire la chiusura del viadotto del Puleto, fra Emilia-Romagna e Toscana, chiudendo di fatto l’Umbria verso il Nord, in considerazione del fatto che, per il confine marchigiano, sono ancora in corso i lavori sul valico di Bocca Trabaria.

Che dire, poi, della perenne incompiuta superstrada E78 Grosseto-Fano, che taglia il territorio umbro all’altezza di Selci Lama, nel Comune di San Giustino, un’opera pensata nel 1957 e, pur avendo fatto gallerie, ancora non siamo capaci di aprirla al traffico.

Stesso problema, ma con motivazioni finanziarie, coinvolge la Perugia-Ancona che è tutt’ora in attesa del completamento dei lavori dopo il caso Astaldi.

L’Umbria deve inoltre avere una sua alta velocità ferroviaria. La Direttissima Firenze-Roma è ormai satura, con un treno ogni 4 minuti, e si pone necessario un raddoppio su scala nazionale. Perché non interessare la nostra regione in questa operazione? Ne abbiamo il diritto, siamo quasi un milione di abitanti e sarebbe una grande occasione di sviluppo per il territorio.

Non possiamo accettare, poi, che il nostro aeroporto [l’Aeroporto Internazionale dell’Umbria “San Francesco d’Assisi”, posto nella frazione perugina di Sant’Egidio, ndr] registri 250.000 passeggeri all’anno. Sono troppo pochi. La sua funzionalità normale è di 500.000 passeggeri per poter pareggiare il bilancio e c’è tutta la potenzialità per arrivare a 1 milione. Dobbiamo crederci, questa Regione non lo ha mai fatto, impiegando risorse certe pluriennali, volando a vista… e non è una battuta. Sono i grandi paradossi maturati in questi anni di Giunta Marini, si è promesso molto e si è fatto poco, perdendo ciò che c’era anche prima, con risultati sotto gli occhi di tutti.

Per quanto riguarda i servizi alle imprese, rischiando di essere sicuramente banale, in questa Regione a guida PD, il cittadino è al servizio del sistema e non l’esatto opposto. Si dovrà partire da questo concetto per scardinare un sistema rugginoso, clientelare e privo di idee.

Mercoledì scorso, in piazza a Perugia, Matteo Salvini ha lanciato la candidatura di Donatella Tesei per la prossima sfida di Palazzo Donini. Come e con chi pensate di costruire la squadra attorno alla figura della senatrice?

Matteo Salvini ha messo sul tavolo la candidatura di una persona di valore, già sindaco di Montefalco, senatrice e presidente della 4a Commissione Difesa di Palazzo Madama, una donna forte e coraggiosa, che ha dimostrato con il duro lavoro di saper tutelare e promuovere gli interessi della sua comunità. Del resto, sulla capacità dei suoi amministratori la Lega fonda la sua azione politica concreta e realistica. La figura di Donatella Tesei è forte e spendibile, e la sosterremo portando avanti quello che ha detto mercoledì in piazza Salvini. Se qualcuno fa lo schizzinoso, cominciando a porre veti e pretendere posti, credo che con il “Capitano” avrà vita dura.

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