Maria Elena Boschi

Maria Elena Boschi se ne deve andare. Anche se censori e corifei al soldo del governo, con un astuto giochetto di silenzi e sonore stronzate, sono riusciti a far passare quasi del tutto sotto traccia la cosa, nella giornata di ieri, in quel di Arezzo, è accaduto un fatto nuovo e dirompente: il collegio fallimentare del Tribunale aretino ha decretato il fallimento di Banca Etruria, rigettando l’eccezione di costituzionalità sul decreto “salva-banche” confezionato dal governo per salvare culi, tasche e poltrone di amici e sponsor.
Il pronunciamento del Tribunale di Arezzo sullo stato di insolvenza di Banca Etruria, tuttavia, è arrivato, trasformando i sogni formato famiglia del Mulino Bianco del ministro per le Riforme in incubi da notte delle streghe.
L’istituto si avvia inesorabilmente verso la bancarotta fraudolenta che andrebbe a coinvolgere tutti i membri del consiglio di amministrazione compreso Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente e padre della pia ed onnisciente tuttologa di Montevarchi.
Per intenderci, il sant’uomo multato già nel 2014 per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza”.
Le associazioni dei consumatori (Federconsumatori e Adusbef) che chiedono il rimborso integrale per le famiglie truffate ed espropriate e non si accontentano del palliativo dell’indennizzo, sono sul piede di guerra. Anche perché temono, a ragion veduta, il peggio.
Speriamo, in cuor nostro, di essere smentiti dai fatti ma per i circa millecinquecento truffati, temiamo un epilogo formato ortaggio: cetriolo, per l’esattezza.
Abbandonando per ora il lato giudiziario-risarcitorio, ci spostiamo sul versante politico, con una domanda secca: per quante ore ancora Maria Elena Boschi intende continuare ad occupare la poltrona ministeriale?
Ci troviamo di fronte ad un fatto ben più grave di quello che scatenò la richiesta di dimissioni a gran voce di Maurizio Lupi per la penosa vicenda dell’orologio del figlio.
I fatti sono chiari, lo schifo delle vespate e renzate giustificazioniste pure. Cos’altro deve ancora accadere per poter pretendere che la cocca del premier debba togliere il disturbo? L’insolvenza dell’istituto di credito è stata pronunciata in sede giudiziaria. I componenti della cricca aretina, sono insolventi, falliti. Quel che vale per i comuni cittadini, valga anche per i piani alti. Colpa è ai tavolini di un bar, colpa sia nei salotti buoni. Se non lo si vuol fare per rispetto del codice della politica e della legge, lo si faccia almeno per vergogna verso chi ha perso i sacrifici di una vita e chi ha ha dovuto dire addio a quella vita stessa. Ma che lo si faccia. Maria Elena Boschi deve dimettersi, subito.

UN COMMENTO

  1. la metafora dell’ortaggio trattandosi di un tale, papy boschi, che possiede solo un orto è geniale…sia che sia volontaria sia che non lo sia

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