Il Governatore del Veneto Luca Zaia, ha aperto nei giorni scorsi a Venezia il fronte del referendum per fare del Veneto una regione fiscalmente indipendente sul modello di Trento e Bolzano. Queste due province infatti possiedono una potestà legislativa che permette loro di trattenere i nove decimi delle entrate fiscali. “Non è una battaglia della Lega Nord, ma di tutti i Veneti”, afferma Zaia, invitando le stesse opposizioni a convincere il Governo ad unificare i due referendum in uno stesso giorno: la riforma costituzionale e l’autonomia del Veneto. Esso infatti chiede di gestire, in totale autonomia, sanità, istruzione e altre materie delegate.

Al fianco del Governatore del Veneto è presente tutta la giunta regionale ed in particolare il Professor Luca Antonini, docente di diritto costituzionale all’Università di Padova. Quest’ultimo sostiene l’impossibilità di accettare che i manager della sanità vengano imposti da Roma e che il Veneto venga equiparato agli sprechi spaventosi della Sicilia. Il Veneto, secondo lui, dovrebbe diventare protagonista del suo destino sul modello della Catalogna, in quanto come regione è stanca di essere un “gigante economico” ed un “nano politico”. Gli stessi rappresentanti del Partito Democratico quali Stefano Fracasso, ritengono che la prospettiva di un’autonomia rappresenti qualcosa di positivo, solo se rispetta le priorità reali dei cittadini. Bocciatura (stranamente Tosi contesta dalle passate elezioni regionali Zaia) invece da parte di Flavio Tosi, Sindaco di Verona. Per quest’ultimo il Governatore del Veneto lancia solo proclami irrealizzabili. Considerati i programmi del pupillo delle fondazioni bancarie, queste critiche sono solo fini a se stesse.

Per il Movimento 5 Stelle veneto la battaglia va portata avanti in tutto il territorio nazionale, seguendo un modello simile a quello svizzero, capace di garantire rappresentatività democratica e maggiore vicinanza del cittadino alle istituzioni. I due referendum, tuttavia, non possono essere effettuati lo stesso giorno, ma si deve aspettare il risultato del primo. Una volta riformata la costituzione, si deciderà in merito. Infine il sottosegretario agli affari regionali Bressa, propone di avviare la consultazione con il Governo ma di evitare il referendum, bollato come un’inutile perdita di tempo e soprattutto di denaro. Meglio sarebbe investire quest’ultimo in occasioni di reale miglioramento della vita economica e sociale della Regione, rendendola ancora migliore e competitiva nei confronti delle altre.

Chi ha ragione? Al di là delle passate spinte autonomiste, una cosa è chiara: la mancata uguaglianza fiscale genera malcontento. Lo statuto speciale, dopo anni che è stato inventato, va rivisto. Non si spiegherebbero le continue richieste dei comuni confinanti con Trentino e Friuli, entrambe autonome, di passare sotto quella o quell’altra Regione.

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