La proposta di Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, d’istituire una rete di agenzie pubbliche europee per il contrasto delle bufale sul web, possiede di certo una sua ratio, ma desta qualche perplessità in merito alla sua eventuale applicazione.

La controproposta di Beppe Grillo riguardo le bufale diffuse dalle televisioni e dai giornali, se risulta strampalata quando individua in delle giurie popolari gli enti di controllo, affronta un problema concretamente esistente.

Accade spesso che dei giornali pubblichino o dei telegiornali trasmettano notizie che si rivelano poi false. Bisogna però capire quanto ciò sia dovuto a semplici errori o all’intenzione deliberata d’ingannare lettori e spettatori. Lo stesso si può dire anche riguardo alle notizie provenienti dalla rete, con una notevole differenza quantitativa: il numero di informazioni disponibili sul web è molto più grande.

Separare il mondo dell’informazione in due parti distinte, come se non fossero comunicanti, ci sembra del tutto fuori luogo. Abbiamo piuttosto a che fare con un tutt’uno dove accade di continuo che un telegiornale rilanci una notizia comparsa in rete o viceversa.

A toglierci ogni dubbio sul fatto che anche fonti autorevoli talvolta affermino il falso è la semplice constatazione dei tanti casi in cui delle testate considerate credibili diano notizie di senso diametralmente opposto rispetto a quelle provenienti da chi è sul “campo”: almeno una delle due sta se non mentendo, almeno prendendo un granchio.

Le cose vanno ancora peggio per ciò che riguarda le notizie provenienti dall’estero, dove si fa fatica a pensare a semplice impreparazione o scarsa professionalità, sembra piuttosto di assistere ad un continuo ed enorme sforzo di propaganda occidentalista. I toni assunti talvolta cadono perfino nel ridicolo, per esempio rispetto alle bufale (o menzogne?) inerenti Kim Jong Un e la ‘Repubblica Popolare Democratica di Corea’.

In un nostro articolo dell’estate 2015 (http://www.opinione-pubblica.com/antonio-razzi-e-le-brutte-figure-della-stampa-italiana/)abbiamo denunciato l’abitudine dell’Ansa, che pure è dai più considerata una fonte seria ed attendibile, di prendere come oro colato le notizie emesse dall’agenzia sudcoreana ‘Yonhap’, chiacchierata tra l’altro di vicinanza ai servizi segreti di quel paese. Quando venne smentita la notizia, del resto palesemente assurda, della pena di morte inflitta ad uno zio del presidente mediante cannone antiaereo (sic!). ‘France Presse’, che l’aveva incautamente riportata, si era affrettata a pubblicare una rettifica, mentre l’Ansa si era ben guardata dal farlo.

Confermiamo le parole con cui si chiudeva quel nostro scritto: “Il telespettatore medio è affamato di informazioni, ma di solito non ha tempo né voglia di verificare che siano vere e così i media vengono considerati fonti attendibili, ma proprio per questo che dei giornalisti diffondano menzogne o anche solo notizie di così dubbia provenienza è inaccettabile”.

In conclusione, le bufale sarebbero da contrastare sempre e su qualsiasi media, ma non è facile fidarsi né di una giuria popolare né di un’agenzia europea che molto probabilmente tenderebbe a dare un’interpretazione pro-UE delle notizie.

Non resta che tentare di esercitare il proprio senso critico, affinare il proprio discernimento, non dare mai niente per scontato, rassegnandoci al fatto di non poter conoscere davvero la veridicità di una notizia e che, per fortuna, nella maggior parte dei casi questo non può avere su di noi nessuna conseguenza negativa.

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