salvini di maio

È il vento della storia a parlare per un’intesa tra le due forze politiche uscite vincenti dalle urne il 4 marzo scorso. La giornata di ieri, con la scelta strategica di Salvini di non allinearsi alla linea berlusconiana sulla candidatura di Romani alla presidenza del Senato, ha sancito uno spartiacque dal quale difficilmente si tornerà indietro.

Ad oggi Salvini che abbia dalla sua parte un centrodestra compatto o frammentato, è l’unico vero interlocutore del primo partito del paese, il Movimento Cinque Stelle. Del resto lo abbiamo ribadito già in tutte le salse: sono le due forze politiche italiane che sanciscono una rottura con la politica degli ultimi 26 anni.

Una tendenza che non è solo istituzionale, ma reale: la settimana scorsa abbiamo interrogato i nostri lettori sul futuro della politica italiana. Almeno il 44% di chi ha votato ha indicato come possibile un’alleanza tra Lega e Cinquestelle. Numeri confermati anche da altri sondaggi ben più scientifici. Un sondaggio di Demos e Demetra pubblicato lo scorso 19 marzo rivela che almeno il 24% degli intervistati vuole il governo a tinte gialloverdi, al quale va aggiunto un 10% che vedrebbe positivamente un governo Salvini-Di Maio con dentro tutto il centrodestra. Il 26% invece vorrebbe il ritorno al voto. Per Index Search invece Lega/Cinquestelle è quotata al 26,8% e Centrodestra/Cinquestelle al 12%.

Al di là dell’eventuale governo è il consenso dei partiti a dare il segnale più forte alla politica italiana: gli ultimissimi sondaggi narrano di una Lega che viaggia a gonfie vele, se si votasse oggi ben il 23,5% degli italiani metterebbe la croce sul simbolo di Alberto da Giussano. Una crescita di ben oltre il 6% rispetto alla tornata elettorale di soli 20 giorni fa. In aumento naturalmente anche i consensi del MoVimento che guadagnerebbe altri 2 punti percentuali rispetto al 4 marzo. Caduta libera per PD e Forza Italia.

Che piaccia o meno dunque il ritorno al voto risolverebbe ben poco, se non a patto di istituire un premio di maggioranza, già dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale in passato. Anche una legge a carattere maggioritario non farebbe altro che confermare una tendenza: Lega e Cinquestelle finirebbero per spartirsi i seggi uninoniminali del paese, potendo puntare entrambi a formare una maggioranza di governo.

Del resto il ritorno alle urne converrebbe ben poco a un presunto alleato di Salvini come Silvio Berlusconi. I consensi di Forza Italia crollano di settimana in settimana, fagocitati dal nuovo che avanza, ovvero la Lega a dimensione nazionale. La campagna elettorale dell’ex Cavaliere è stata molto sottotono: nelle sortite pubbliche dell’editore milanese si è fatta sentire non sono l’età, ma anche il suo riallineamento verso posizioni moderate, vicine a quelle dei poteri forti europeisti.

La sensazione è che Forza Italia, se non fosse per le situazioni personali di Berlusconi, sarebbe il migliore alleato del PD renziano. È il motivo per il quale Renzi e i suoi si rifugiano oggi sull’aventino. Il Partito Democratico è attualmente un feretro che cammina, assassinato dai suoi stessi dirigenti. Il centrosinistra quasi tifa per un governo dei “populisti” Salvini Di Maio: sarebbe l’opportunità di agitare dai banchi dell’opposizione lo spauracchio dell’estremismo che minaccerebbe di portare l’Italia al fallimento e all’isolamento politico. Una retorica che fa ancora breccia in alcune frange del paese, che si accontentano dei pochi vantaggi derivati dall’appartenenza all’Ue e alla moneta unica per ignorarne i vantaggi.

In questo scopo Renzi potrebbe avere una nuova sponda nei berlusconiani. Con un Berlusconi che si avvia sul viale del tramonto e messo fuori da tutte le istituzioni, i moderati del centrodestra potrebbero trovare casa in un nuovo soggetto politico moderato e centrista. Fallito il riformismo di centrosinistra per Renzi e gli ex democristiani/popolari sembrerebbe questa l’unica soluzione per loro, per sopravvivere politicamente. E la candidatura di uno come Casini a Bologna, oltre agli esperimenti di governo nella passata legislatura indicano che la direzione presa da ciò che rimane del PD è proprio quella.

Quella nata il 4 marzo è una lunga partita a scacchi, dove Salvini e Di Maio devono stare attenti e non sbagliare un colpo, perché ogni errore potrebbe mostrare il fianco all’establishment europeista e finanziario uscito sconfitto da quelle urne, la cui volontà popolare sappiamo che non sono per niente in grado di rispettare. Lo sgambetto è dietro l’angolo e i partiti che nel recente passato si sono posti come grandi oppositori della sospensione della democrazia imposta all’Italia dal 2011 devono dimostrare di saper governare.

 

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