Inizia oggi il vertice di Tallinn, in Estonia. Il principale nodo da affrontare, per i vari paesi europei convenuti, sarà quello dei migranti. Dopo Francia e Spagna, anche Germania e Belgio si sono dichiarati contrari all’apertura di nuovi porti in Europa per accogliere i profughi e i rifugiati. Anche secondo l’Olanda tale ipotesi, sostenuta dall’Italia, “non è la soluzione”.

Ieri intanto l’Austria ha fatto retromarcia: dopo i primi quattro mezzi blindati inviati a pattugliare il confine, il governo austriaco ha deciso che non vi saranno controlli militari sul Brennero. L’ha precisato il cancelliere Christian Kern dopo un colloquio telefonico col premier italiano Gentiloni. Per il presidente del Parlamento europeo Tajani quella di Vienna è stata una “scelta saggia”. Mentre il ministro dell’Interno, Minniti, ha apprezzato che la Commissione UE abbia accolto le proposte dell’Italia, a cominciare dal codice di comportamento per le ONG che “devono collaborare con la polizia giudiziaria”.

“Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio”, ha dichiarato il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere arrivando alla riunione a Tallinn, in merito alla proposta italiana di condividere con altri Stati europei l’accoglienza dei migranti salvati nel Mediterraneo. Sulla stessa linea s’è dimostrato il ministro per l’Asilo e politica migratoria belga Theo Francken: “Non credo che il Belgio aprirà i suoi porti”.

“L’Italia ha chiesto aiuto, e noi vogliamo dargliene, ma i porti della Spagna sono sottoposti ad una pressione importante nel Mediterraneo occidentale, aumentata del 140%, che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”, ha invece spiegato il ministro dell’Interno spagnolo Juan Ignacio Zoido.

“Aprire più porti” europei ai migranti soccorsi nel Mediterraneo centrale “non risolverà il problema. Bisogna pensare al ruolo che i porti africani potrebbero avere”, come quelli “di Tunisia ed Egitto ad esempio”, ha infine aggiunto il ministro per la Sicurezza e Giustizia olandese Stef Blok.

Fermo diniego anche sulla possibilità di modificare l’operazione Triton. “No. Il mandato della missione è ben definito. Si tratta di migliorare l’attuazione di quanto già concordato. Fanno già un lavoro molto buono”, ha fatto sapere il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos.

Il ministero dell’Interno italiano ha già chiesto un incontro urgente coi vertici di Frontex per rivedere il piano operativo della missione nel Mediterraneo (che vede ora l’Italia nelle vesti di paese ospitante e gli altri come partecipanti), ma al quartier generale dell’agenzia UE, a Varsavia, la richiesta non sembra ancora essere stata presa seriamente in considerazione.

Un altro importante tema da affrontare a Tallinn sarà quello dei contributi degli Stati membri al Fondo per l’Africa. Le risorse dovrebbero servire a mettere in piedi varie soluzioni sulla sponda sud del Mediterraneo, quelle su cui tutti i 28 membri dell’UE hanno sempre dichiarato di voler investire. Ma al momento degli 1,8 miliardi di euro chiesti dalla Commissione Europea, ne sono arrivati solo 89 milioni, principalmente da Italia e Germania. Addirittura la Francia ne ha versati solo tre, il che è tutto dire.

Da mesi i vari paesi europei si stanno scontrando all’arma bianca sui fondi per la diaria della Guardia Costiera impegnata nella formazione in Libia: sono solo 163mila euro, ma nessuno vuole versarli e tutti si tirano indietro. A Tallinn il clima che regna è decisamente surreale.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.