Vladimir Putin compie 65 anni: è l'uomo che ha rivoluzionato la Russia

Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin compie 65 anni. Gli ultimi 17 anni della storia della Russia sono ineluttabilmente collegati al suo nome. Qui ripercorriamo alcune tappe della sua storia politica.

Il separatismo ceceno

Quando, nel 1999 (otto anni dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica), Vladimir Putin è diventato Primo Ministro della Russia, il Paese era in uno stato di confusione totale. I movimenti separatisti nati in Cecenia si stavano diffondendo in tutto il Caucaso; serpeggiava la sensazione che Mosca avesse perso il controllo delle sue province, ed in particolare di quelle abitate dalle popolazioni di religione musulmana.

I separatisti ceceni, convinti delle proprie forze, avevano invaso il vicino Daghestan, la regione più popolosa della Russia nel Caucaso. Tuttavia, la milizia del Daghestan e l’esercito russo avevano respinto i terroristi in Cecenia. Cominciò poi la seconda guerra cecena, che si concluse in pochi mesi con l’abbandono della Cecenia da parte degli islamisti ceceni ed arabi, i quali furono costretti a nascondersi, senza più causare grossi fastidi a Mosca.

La Repubblica di Ichkeria, proclamata dai terroristi separatisti ceceni, era finita. Senza un nuovo leader a Mosca, questi risultati non sarebbero probabilmente stati possibili. Oggi, Grozny, la capitale della Repubblica Cecena, è la più ricca e la più bella città del Caucaso russo, ed alcuni dei combattenti separatisti di ieri, oggi aiutano la Russia a combattere i propri nemici. In generale, attualmente il problema del separatismo etnico in Russia è pressoché nullo.

Putin e gli oligarchi

Negli anni Novanta, gli oligarchi (un gruppo di persone che avevano accumulato miliardi di dollari per via della loro vicinanza al potere) dominavano la scena in Russia. Alcuni russi ritenevano persino che il Paese fosse governato da loro piuttosto che dal presidente El’cin.

Si tratta ovviamente di un’esagerazione, ma gli oligarchi avevano effettivamente interferito nella politica dello Stato. I primi passi del presidente Putin nel 2000 sono stati, quindi, volti alla lotta contro il separatismo e contro gli oligarchi. In conclusione, alcuni oligarchi fuggirono dal Paese, mentre altri si adattarono alle nuove regole del gioco, senza più interferire nella politica dello Stato. Tuttavia, alcuni esperti russi ritengono che gli oligarchi ed il loro potere costituiscano ancora il tallone d’Achille della Russia moderna.

Crisi economica

Pur non essendo l’economia più moderna del mondo, quella dell’URSS era un’economia molto potente. L’Unione Sovietica possedeva una potente industria, anche nel settore dell’alta tecnologia.

La privatizzazione delle industrie, effettuata durante la presidenza di El’cin con l’aiuto di consulenti e collaboratori americani del Fondo Monetario Internazionale, aveva portato all’impoverimento della popolazione ed all’emergere di una manciata di super-ricchi (magnati) e di un gruppo di persone che si arricchirono con la spartizione disonesta dei beni.

L’economia russa era crollata, e si erano strappati i legami di cooperazione con le Repubbliche confinanti (in primo luogo con l’Ucraina) ed all’interno della Russia stessa. I danni più pesanti li subirono l’industria della difesa e dell’alta tecnologia — settori in cui gli americani avevano consigliato i cosiddetti “architetti” della privatizzazione.

Durante gli anni della presidenza di Putin, l’economia ha subito enormi cambiamenti. L’anno scorso, per la prima volta in molti anni, i ricavi dell’esportazione dei prodotti del settore agricolo e dell’industria hanno superato i ricavi dell’esportazione delle armi. Per esempio, mentre l’Unione Sovietica importava il grano, la Russia di oggi lo esporta.

La modernizzazione dell’economia russa sta continuando, ed i settori agricolo ed industriale sono diventati, negli ultimi anni, tra i più fruttiferi nell’esportazione.

Alcune industrie russe hanno superato il complesso militare-industriale sovietico, restituendo alla Russia la sua posizione nel mondo, e permettendo al Paese di posizionarsi sull’immediata scia di quello che è il leader a livello mondiale: il complesso militare-industriale degli Stati Uniti.

Esercito

Secondo alcuni militari russi, le truppe inviate in Cecenia nel 1994 erano formate da unità di combattimento provenienti da diverse parti della Russia.

L’esercito partì per la Cecenia male addestrato e male equipaggiato. Una delle prime mosse del presidente Putin in merito fu l’assegno al nucleo famigliare del corpo ufficiali. Il consistente aumento del bilancio statale della Russia ha permesso di aumentare in modo significativo anche gli stipendi dei funzionari. Ha inoltre permesso agli scienziati e agli industriali di sviluppare e produrre modelli nuovi e innovativi di attrezzature militari ed armi.

Il primo successo del nuovo esercito “di Putin” si è visto nell’agosto del 2008, quando le forze della Georgia, addestrate dagli Stati Uniti, insieme ad istruttori e mercenari provenienti da Ucraina, USA ed Israele, avevano perso in 5 giorni la battaglia in Ossezia del Sud contro un numero pari di forze russe. Da un anno, inoltre, continuano le operazioni militari dell’aviazione russa in Siria, ottenendo numerosi successi nonostante la relativamente piccola quantità di forze impiegate.

Lo Stato Islamico ha iniziato a soffrire la sconfitta e a perdere territorio. Il prestigio del servizio militare in Russia è ancora molto alto, per esempio, nel Collegio di paracadutismo nella città di Ryazan, la concorrenza è di 60 persone per posto – superiore a quello delle più prestigiose istituzioni civili.

Società

Il risultato più importante durante gli anni della presidenza di Putin è forse stata proprio la rivoluzione psicologica ed ideologica nella società russa.

La popolazione sta lentamente aumentando, e le persone hanno speranza per il futuro. I russi sono orgogliosi del proprio Paese e sono pronti a dimostrarlo. L’imitazione dell’Occidente e dell’America non va più di moda: al contrario, sono in voga il patriottismo e una certa diffidenza per l’Occidente.

La lotta al terrorismo e il trionfo sull’ISIS

I successi di Putin sono anche e soprattutto in campo internazionale. Quando a settembre del 2015 la Russia decise di scendere in campo contro lo Stato Islamico, la situazione era decisamente tragica.

Le vittorie dell’aviazione russa sono però arrivate nel giro di un mese, quando con i loro raid, già nel mese di ottobre di quell’ano migliaia di mercenari e di stranieri dell’ISIS sono stati costretti alla fuga, ridimensionando di molto l’arsenale bellico dei jihadisti.

Ai primi raid russi è però seguita una spirale di attentati terroristici in Europa che hanno il sapore della rappresaglia da parte delle forze islamiste, che hanno svegliato l’Europa dal torpore delle strategie obamiane e filo-islamiste.

Oggi, nonostante le difficoltà di combattere l’ISIS tra le ambiguità dell’Europa e degli Usa, che restano ostili ad Assad e alla Russia, il governo siriano ha riconquistato l’80% del suo territorio. Fondamentale nel successo della coalizione composta da Russia-Iran-Hezbollah libanesi e iraniani-governo siriano è stata la ripresa della cittadella di Deir Ezzour, che da anni ospitava alcuni battaglioni dell’esercito siriano, ma che era completamente circondata dalle truppe dello Stato Islamico.

Un grande contributo alla Sicurezza Internazionale che l’Occidente oggi non sembra in grado di garantire. Una delle più grandi vittorie del mandato politico dell’ex agente del KGB.

Naturalmente, tutti questi cambiamenti positivi non sono avvenuti solo per merito di Putin. Tuttavia, il suo ruolo è innegabile: Putin passerà alla storia della Russia come un grande statista che ha guidato il Paese in un periodo molto difficile e tragico della sua storia.

Silvia Vittoria Missotti

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