Il 17 giugno si è tenuto l’atteso intervento del presidente russo Vladimir Putin al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che, nonostante il boicottaggio delle potenze occidentali, ha visto un’ampia partecipazione da parte delle delegazioni di almeno 140 Paesi provenienti da tutti i continenti. Tra i Paesi presenti, sono intervenuti membri dei governi di Afghanistan, Armenia, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, BrasileCina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, India, Kazakistan, Nicaragua, Palestina, Qatar, Repubblica Centrafricana, Siria, Tagikistan, Turkmenistan, VenezuelaVietnam.

In quest’occasione, il presidente russo non ha potuto far altro che parlare a lungo della difficile situazione internazionale, puntando il dito contro le politiche antirusse delle potenze occidentali, ed in particolare degli Stati Uniti. Putin ha infatti accusato questi Paesi di violare le regole internazionali e di fabbricarne di nuove con la volontà di imporle agli altri. Per questo, ha invitato tutti al rispetto delle regole del diritto internazionale, respingendo le sanzioni imposte contro la Russia come illegittime.

Parlando delle sanzioni antirusse, Putin ha fatto notare che “il loro numero e la velocità con cui sono state sfornate non era mai stato visto prima. L’idea era ovviamente quella di schiacciare impudentemente l’economia russa”. Il presidente ha sottolineato che questo tipo di atteggiamento dimostra come l’Occidente tratti ancora il resto del mondo “come le loro colonie, e i popoli che ci vivono sono considerati individui di seconda classe, perché essi si considerano eccezionali”. Il capo dello Stato ha anche osservato che questa è l’essenza dell’irrefrenabile desiderio dell’Occidente di punire e schiacciare economicamente coloro che si staccano dall’ovile e che rifiutano di sottomettersi.

Il leader russo è stato particolarmente duro con gli Stati Uniti, affermando che gli USA si considerano un “messaggero di Dio sulla Terra” che agisce unicamente secondo i propri interessi: “Dopo aver rivendicato la vittoria nella Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno dichiarato di essere il messaggero di Dio sulla Terra, che non ha obblighi, ma solo interessi – e questi interessi sono sacrosanti”, ha detto Putin. “Gli Stati Uniti sono apparentemente inconsapevoli del fatto che negli ultimi decenni nuovi centri di potere sono emersi in tutto il mondo, e la loro voce viene ascoltata sempre più. Ognuno di loro sta sviluppando il proprio sistema politico e le proprie istituzioni pubbliche e implementa il proprio modello di crescita economica e, naturalmente, ha il diritto di proteggerli e di garantire la sovranità nazionale”.

Secondo il presidente Putin, il mondo contemporaneo sta attraversando cambiamenti senza precedenti, che stanno portando alla fine definitiva del mondo unipolare a guida statunitense, che Washington aveva tentato di costruire dopo la fine dell’Unione Sovietica. “Un anno e mezzo fa, parlando al Forum di Davos, è stato ribadito che l’era dell’ordine mondiale unipolare era finita”, ha detto. “Questa era è finita nonostante tutti i tentativi di farla rivivere e mantenerla ad ogni costo. Questo è un processo naturale, questi cambiamenti sono un corso naturale della storia perché è difficile combinare la diversità delle civiltà del pianeta, la ricchezza di culture con modelli politici, economici e di altro tipo. Questi modelli non funzionano qui, i modelli che senza mezzi termini, senza alternative, vengono imposti da un unico centro”, ha aggiunto.

Secondo Putin, “il difetto sta proprio nell’idea che esista un unico, seppur forte potere con una cerchia ristretta di Stati vicini, mentre tutte le regole degli affari e delle relazioni internazionali, quando necessario, sono interpretate esclusivamente nell’interesse di questo potere, cioè secondo una strada a senso unico”. “È un gioco unilaterale. Un mondo basato su tali dogmi è decisamente instabile”, ha fatto notare il presidente.

Le aggressioni occidentali al resto del mondo hanno arrecato gravi danni al resto del mondo nel corso dei secoli passati, e ciò continua ad avvenire ancora ai giorni nostri. Tuttavia, il ricatto operato dai Paesi occidentali si dimostra fallimentare di fronte alle potenze emergenti guidate da leader forti: “Tutti coloro che vogliono continuare a lavorare e stanno lavorando con la Russia sono soggetti a pressioni aperte da parte degli Stati Uniti e dell’Europa. A volte si tratta di minacce dirette. Ma tale ricatto non significa nulla contro Paesi guidati da leader forti , che possono distinguere gli interessi degli altri dagli interessi nazionali dei propri Paesi”, ha detto Putin. “La Russia svilupperà la cooperazione economica con tali Paesi, promuoverà progetti con loro”.

Parlando nello specifico dell’Ucraina e della possibile adesione di Kiev all’Unione Europea, Putin ha ribadito un punto che il governo russo aveva sempre affermato con coerenza, ma che in Occidente non è mai stato ascoltato. La Russia non ha obiezioni contro l’eventuale adesione dell’Ucraina all’Unione Europea: “L’UE non è un’organizzazione militare o un blocco politico-militare, al contrario della NATO. Abbiamo sempre detto, e ho sempre detto che la nostra posizione è molto coerente e chiara nei suoi confronti. Non abbiamo nulla contro”, ha detto Putin.

Mosca si è opposta solo allo “sviluppo militare” dell’Ucraina, mentre le decisioni in merito all’integrazione economica con eventuali associazioni spettano agli stessi ucraini. “Siamo sempre stati contrari allo sviluppo militare del territorio ucraino, perché minaccia la nostra sicurezza. Questo è ciò a cui ci siamo opposti. Ma quanto all’integrazione economica, per l’amor di Dio, questa è la loro scelta”, ha aggiunto. “Questa è una decisione sovrana di qualsiasi Paese: aderire o meno ad associazioni economiche, ed è compito di questa o quella associazione economica ammettere o meno nuovi membri. Possano gli stessi Paesi dell’UE decidere fino a che punto ciò è possibile e se questo sarà vantaggioso o dannoso per l’Ucraina è interamente affar loro, affare del popolo ucraino e della leadership ucraina attuale”.

Parlando invece della militarizzazione dell’Ucraina, Putin ha affermato che le minacce che la Russia ha dovuto affrontare dall’Ucraina sono simili a quelle che avrebbero subito gli Stati Uniti se la Russia avesse operato una militarizzazione del Messico. “Hanno iniziato a creare un punto d’appoggio anti-russo in Ucraina. Proviamo lo stesso e iniziamo a creare un punto d’appoggio anti-statunitense ai confini degli Stati Uniti, in Messico. Vi rendete conto di cosa accadrebbe?”, ha chiesto retoricamente Putin, ricordando anche che l’Unione Sovietica accettò di smantellare gli armamenti installati a Cuba nel 1962.

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