Se c’è una lezione che possiamo trarre dall’abbattimento dell’SU-24 Russo in Siria, riguarda il rapporto futuro tra Mosca e gli alleati di Washington. L’attacco al Sukhoi è stato un siluro sulla cooperazione e la fiducia che Mosca meditava di concedere alla Turchia e alla coalizione a guida USA in una futura trattativa diplomatica da sviluppare a Vienna. Invece, per una scelta impulsiva o come atto di frustrazione, (viste le perdite economiche legate al commercio illegale di petrolio esportato da ISIS) le pazienti mosse diplomatiche tessute fino a quel momento sono andate in frantumi nell’arco di pochi istanti. Vale anche la pena sottolineare che poco importa se l’ordine di abbattere il jet Russo sia partito da Washington, nella persona di Obama, o da qualche Generale del Pentagono o della NATO in accordo con le forze armate turche, il risultato è stato comunque il medesimo.

Questa rottura violenta di Ankara evidenzia il mutamento della strategia NATO-GCC in Siria. Da aggressione per procura combattuta dall’occidente con elementi come Daesh, Al Qaeda e FSA, ad una guerra diretta contro le forze di Assad e di Hezbollah.

In tal senso il bombardamento delle forze armate Siriane, con 3 soldati morti e 13 feriti, da parte dei jet americani è il primo atto del genere da 4 anni e mezzo di conflitto e rappresenta una nuova escalation nell’aggressione illegale alla Repubblica Araba Siriana. Ad avvalorare il cambio di strategia, dopo lo schieramento statunitense di 50 unità delle forze specialioltre mille soldati tedeschi saranno presenti in Siria segno del cambiamento in atto nella pianificazione della guerra da parte del Pentagono. Il cambiamento in atto è dovuto soprattutto al fallimento dell’ipotesi originale: cacciare Assad con l’aiuto di qualche decina di migliaia di taglia gole mercenari. Dopo 4 anni e mezzo, anche negli ambienti più ostili e meno razionali degli Stati Uniti, soprattutto dopo l’intervento di Mosca, hanno realizzato che quel piano era destinato a fallire. 

L’intervento Russo ha però rievocato, negli stessi ambienti, qualche nostalgico della guerra fredda che prontamente ha riesumato il parallelo URSS-Afghanistan vaneggiando sulla possibilità di trascinare la Russia in una guerra a tutto campo in Siria. L’idea di trascinare Mosca nel conflitto Siriano non funziona per questioni di logica. In Siria il grosso del combattimento è a carico dall’Esercito Arabo Siriano. Se NATO-GCC non sono riusciti in 4 anni e mezzo a sconfiggere Assad con 150 mila mercenari, come potrebbe mai riuscirci ora con il SAA potenziato esponenzialmente grazie al massiccio appoggio militare di Iran e Russia ? In un ragionamento del genere manca del tutto la logica, non ha alcun senso.

All’inasprirsi della crisi Siriana, con un tempismo più che sospetto, l’Ucraina è tornata al centro delle cronache con i soliti soprusi e le solite violenze compiute dall’esercito di Kiev. Colpi di mortaio e salve sparate dai carri armati hanno colpito zone densamente abitate uccidendo civili nei pressi di Donetsk e Lugansk. Fonti locali in Novorossia scrivono di una concentrazione di armamenti pesanti in aree proibite secondo le intese firmate a Minsk 2.0.  Le forze di difesa della DPR e LPR si preparano quindi a difendere eventuali tentativi di ingaggio da parte dell’esercito di Kiev, la situazione è nuovamente precipitata ad uno stato di allerta massimo, dopo mesi di relativa calma.

Più in generale, le probabilità di trascinare la Russia nel conflitto Ucraino sono addirittura inferiori a quello Siriano. Le capacità dell’esercito di Kiev di lanciare un’offensiva efficace sono pari allo zero e rispetto ad un anno fa sono nettamente peggiorate. I mezzi a disposizione invecchiano velocemente e senza la capacità di ripararli e mantenerli presto saranno completamente fuori uso. Uomini specializzati nei settori chiave dell’apparato bellico sono vacanti e più in generale mancano completamente i fondi per supportare qualsivoglia genere di operazione militare. L’esercito Ucraino può contare su qualche decina di mezzi al massimo, mentre Mosca ha già dimostrato di saper essere decisiva in Novorossia quando necessario e non mancherebbe di farlo nuovamente dovesse essere richiesto.

E’ evidente però che la strategia di Washington sia il sogno di un logoramento su due fronti a danno della Russia (con l’ipotesi di aprire un terzo in centro Asia). Qualcuno a Washington è convinto che il malconcio, per usare un eufemismo, esercito di Kiev possa porre una minaccia esistenziale alle DPR e LPR, tale da trascinare la Russia nel conflitto in Ucraina. Oppure che l’esercito Arabo Siriano sia sul punto di collassare su se stesso, obbligando truppe Russe ad essere schierate in soccorso di Damasco. Ragionamenti che evidenziano la distanza preoccupante tra i desideri dei policy makers americani e la realtà che li circonda.

Linea Rossa

Nonostante le attività ostili indirizzate verso la Russia, Mosca continua a reagire in maniera razionale e mitigata alle provocazioni NATO-GCC. Ciononostante la linea rossa sembra essere stata varcata con l’abbattimento del SU-24.

Attenti analisti militari concordano che il fattore decisivo oggi in Siria, fanteria esclusa, sia un’efficacie difesa aerea come i sistemi l’S-300, forniti di proposito da Mosca ad entrambi gli alleati: Teheran e Damasco. S-300, S-400 ed S-500 (operativo tra qualche anno) sono più di un deterrente, sono il segno evidente che il livello di tolleranza di Mosca ha raggiunto il culmine e con una fiducia ai minimi storici, per nazioni come Iran, Siria e Russia significa non essere più disposti a sopportare provocazioni come quelle viste fino ad oggi.

Se saranno confermate le voci di un ingresso in servizio del sistema S-300 da parte delle forze armate Siriane, c’è da aspettarsi un suo utilizzo contro aerei operanti in maniera illegale sul cielo Siriano. Sarebbe la prima vera azione indiretta di Mosca, sul campo, contro la NATO-GCC, dopo provocazioni infinite nel corso degli ultimi anni.

L’opinione pubblica deve tenersi pronta ad un evento del genere, tenendo ben a mente che il fuoco mediatico occidentale risulterebbe essere senza precedenti, tale da tentare di mettere in secondo piano la devastante sconfitta militare che rappresenterebbe una No-Fly-Zone in Siria per gli aerei della coalizione NATO-GCC, da parte di Damasco, Teheran e Mosca.

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