L’accoglienza riservata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Primo Ministro Giuseppe Conte a Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, e alla sua consorte  e First Lady Peng Liyuan a Roma rimarrà probabilmente nella memoria per lungo tempo. Immancabili, nel conferire solennità all’evento, i Corazzieri in moto e a cavallo, ed impressionante, nella loro strettissima organizzazione, i militari mobilitati per garantire la sicurezza.

Tanto il Quirinale quanto Palazzo Chigi sono ben consapevoli che il nuovo ospite rappresenti ormai la principale potenza economica del mondo, e conseguentemente anche uno dei principali attori politici nelle varie geometrie mondiali. Nulla doveva dunque dare spazio a polemiche sulla perfezione e l’accuratezza dell’accoglienza riservatagli, a lui come alla moglie, cantante lirica che anche in questa occasione s’è distinta per sobrietà ed eleganza.

Un primo ed importante passaggio di questa giornata s’è avuto quando Xi Jinping ha deposto una corona d’alloro a suo nome sull’Altare della Patria, in onore al Milite Ignoto. Al Quirinale, invece, accompagnato sempre dall’impeccabile Peng Liyuan, Xi Jinping è stato ricevuto con gli onori militari. Dopo che la banda musicale ha suonato gli inni italiano e cinese, anche la bandiera della Repubblica Popolare Cinese è stata issata sul Colle. E’ stato a quel punto che è iniziato il colloquio in forma privata, o semiprivata, fra i due Presidenti.

Il Presidente Mattarella ha subito parlato in toni chiari: “Cinesi e italiani sono ideali compagni di viaggio. Ci accomuna l’appartenenza a due civiltà laboriose, creative e ingegnose. Due civiltà dotate di immensi patrimoni culturali, attente alla qualità e alla bellezza. Due sistemi economici, produttivi e manifatturieri complementari, chiamati a generare sinergie sempre più stimolanti”, “Va continuato l’intenso sforzo di questi decenni per un incremento continuo della reciproca comprensione e autentica conoscenza, in modo da evitare involontari travisamenti e sconsigliabili rallentamenti nella crescita della considerazione vicendevole”, e “Cinesi e italiani sono ideali compagni di viaggio. Ci accomuna l’appartenenza a due civiltà laboriose, creative e ingegnose. Due civiltà dotate di immensi patrimoni culturali, attente alla qualità e alla bellezza. Due sistemi economici, produttivi e manifatturieri complementari, chiamati a generare sinergie sempre più stimolanti”.

Commentando la notizia che Macron, Merkel e Juncker terranno a brevissimo termine un vertice su come fare fronte comune contro l’accordo italo-cinese e l’approdo della Belt and Road Initiative in Europa, il Presidente ha quindi cercato di “glissare” dicendo: “Cina e Italia, con l’Unione Europea, sono anche chiamate a lavorare insieme per rafforzare un modello di sviluppo globale, ordinato e aperto, del commercio internazionale, basato su una sempre maggiore adesione ai valori del multilateralismo e di uno scambio libero, equo e onesto”. Un richiamo alla responsabilità e al realismo, di fronte a vertici europei che invece preferiscono fare come gli struzzi mettendo la testa sotto la sabbia, dato che non sanno come fare a rispondere ai loro padroni d’oltre Oceano.

“La cooperazione tra Italia e Cina sarà rafforzata con intese commerciali”, ha anche detto Mattarella al Quirinale dopo il colloquio mattutino con Xi Jinping. “La firma del Memorandum è cornice ideale per imprese italiane e cinesi” e, ha quindi aggiunto, la Via della Seta “è una strada a doppio senso”. E, ancora: “Il 2020 sarà l’anno culturale e del turismo tra Italia e Cina”, rimarcando poi nuovamente il desiderio italiano di “rimuovere le barriere per i prodotti italiani”. Mattarella ha anche confessato il suo auspicio per un dialogo fra UE e Cina sui diritti umani, una materia a dire il vero non poco complessa, dato che a Bruxelles e a Strasburgo il Parlamento Europeo ha addirittura concesso, di recente, audizioni e conferenze a movimenti politici e religiosi (vere e proprie sette come Falun Gong e Chiesa di Dio Onnipotente, per esempio) palesemente e notoriamente anticinesi, seppur molto amati da alcune componenti politiche italiane ed europee. Non sarà facile instaurare un dialogo di questo tipo finché, in Europa, ci si farà vedere a braccetto con organizzazioni che dietro la scusa della libertà di religione o di politica nascondono in realtà fini eversivi e terroristici, con riscontrati ed evidenti finanziamenti ed incoraggiamenti dagli Stati Uniti e da principali governi europei.

In ogni caso quello con Mattarella, stando alle parole di Xi Jinping, è stato “un incontro fruttuoso”. Il Presidente cinese ha poi soggiunto che il suo paese “vuole uno scambio commerciale a due sensi”, anche perché Pechino e Roma “sono due importanti forze nel mondo per salvaguardare la pace e promuovere lo sviluppo”, riecheggiando e riprendendo quindi le parole di Mattarella, che aveva proprio stabilito un paragone fra le antiche civiltà della Cina e dell’Italia, subito piaciuto a Xi Jinping. Infine, dichiarando la sua disponibilità a trattare comunque sui diritti umani con l’UE, Xi Jinping ha riconosciuto quanto siano importanti anche “i rapporti tra Cina e UE: guardiamo con favore ad un’Unione Europea unita, stabile, aperta e prospera”.

“Cina e Italia sono partner strategici con mutuo rispetto e fiducia. Fra di noi non c’è nessun conflitto di interesse e sappiamo entrambi come rispettare le preoccupazioni della controparte”, ha poi ribadito Xi Jinping di fronte ai membri del Business Forum, del Forum Culturale e del Forum sulla Cooperazione nei Paesi Terzi, sempre accompagnato da Mattarella. Cina ed Italia “dovrebbero mantenere scambi ad alto livello e do il benvenuto al presidente Mattarella perché visiti ancora la Cina”, ha quindi soggiunto Xi Jinping, riferendosi al viaggio già compiuto in precedenza e con successo da Mattarella nella Repubblica Popolare.

Nel pomeriggio ci sono stati quindi gli incontri coi due Presidenti delle Camere, Fico e Casellati, che hanno rispettivamente affermato la loro soddisfazione per l’importanza data da Xi Jinping alle istituzioni parlamentari italiane e all’antico legame e parallelismo fra le due storiche civiltà italiana e cinese. In serata, quindi, la cena al Quirinale, con ben 170 invitati. E proprio qui sono sorti i primi problemi: per esempio ha immediatamente destato polemiche l’assenza di Salvini, che il diretto interessato ha peraltro ribadito e rivendicato pure con toni a dir poco provocatori, quasi a voler sminuire l’importanza dell’ospite cinese.

E ciò, purtroppo, conferma che anche il leader leghista, ovvero il capo dell’ormai più importante partito italiano, sia di fatto privo di visioni strategiche di largo o anche soltanto medio raggio, e gravato da paraocchi ideologici e pregiudizi culturali che, per una persona della sua età e del suo ruolo, forse sarebbero risultati anacronistici già vent’anni fa. In questo senso, il leghista Salvini non ha saputo fornire una differenza qualitativa rispetto al forzista Tajani, e ciò non fa certo ben sperare per il futuro di un’Italia che crede che la sua sovranità sia soltanto minacciata dall’UE o addirittura dalla Cina, e non da chi ha impiantato nel suo territorio ben 131 basi militari. Finché i vari populisti o sovranisti che dir si voglia penseranno che la loro missione costituisca soltanto nel darsi ad un sovranismo oltretutto solamente verbale nei confronti di Bruxelles, salvo poi sdraiarsi servilmente davanti alle ghette dei padroni americani, non si potranno certamente ravvisare significativi progressi. E infatti viene proprio da chiedersi: se al Quirinale la cena fosse stata con Trump, o con Netanyahu, o con Bolsonaro, quanto ci scommettiamo che Salvini ci sarebbe andato di corsa?

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