Il Presidente cinese Xi Jinping ci ha ormai abituati ai suoi frequenti viaggi all’estero. Sono tutti viaggi importanti, che lo vedono protagonista di primo piano sullo scenario internazionale: Egitto, Sudafrica, Zimbabwe, Stati Uniti, Inghilterra, e così via. Anche perchè Xi Jinping non si reca in questi paesi per delle semplici visite di cortesia, ma per siglare affari, tracciare i nuovi equilibri internazionali, aprire alla Cina nuovi mercati, e così via. E sempre più frequenti sono anche le visite degli altri Capi di Stato in Cina: l’ultimo, per esempio, è stato il premier del Nepal, che con la Cina ha siglato importanti accordi nel nome della cosiddetta “Nuova Via della Seta”, ma che in tal modo è anche riuscito a portare il suo paese all’interno dell’ambito consesso della SCO, l’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai. Prima di lui anche il nostro Renzi aveva fatto una capatina in Cina, così come il ministro degli esteri francese e i vertici politici tedeschi. E non bisognerebbe trascurare, da questo punto di vista, nemmeno l’incontro che Xi Jinping ha avuto col suo omologo di Taiwan a Singapore, occasione durante la quale il presidente cinese ha potuto incontrare anche il presidente del piccolo Stato del Sud Est Asiatico. Molti di noi potranno, erroneamente, pensare che Singopore conti poco: in realtà è proprio attraverso questa piccola ma importante città Stato che passano molti dei traffici commerciali che collegano la Cina al resto del mondo. La cosiddetta “SilkRoad”, ovvero la nuova “Via della Seta”, in particolare nella sua versione marittima ed alternativa a quella terrestre, deve tantissimo proprio a Singapore, entità statale nella quale peraltro la comunità cinese vanta una presenza fortissima.

L’ultimo importante viaggio di Xi Jinping è stato proprio in Europa. S’è recato in Cechia, dove ha incontrato il Presidente Zeman, quell’anziano signore col bastone che molti di noi sono stati educati a sottovalutare, detestare o addirittura avversare al pari dello slovacco Figo o dell’ungherese Orban per le sue posizioni, per così dire, inconsuete all’interno del consensso della NATO e dell’UE. La Repubblica Ceca, o Cechia, è il paese dell’Europa centrale ed orientale in cui la Cina investe di più: ben 4 miliardi di dollari solo nel 2015. I nuovi accordi potenzieranno ulteriormente gli scambi bilaterali fra i due paesi. Boemi e moravi conosceranno, a partire da questo momento, un crescente benessere, alimentato non più soltanto dall’influenza e dalla presenza del capitale tedesco (che in Cechia è preponderante, si pensi anche solo alla Skoda, la Casa automobilistica nazionale, di proprietà della Volkswagen), ma anche di quello cinese. La Via della Seta s’arricchirà, dopo l’Ungheria, la Slovacchia e la Serbia, anche di questo nuovo paese, che rispetto a loro è peraltro molto più occidentale. La penetrazione della Cina in Europa è appena cominciata ma è già massiccia.

Xi Jinping e Zeman hanno piantato insieme l’albero dell’amicizia, suggellando così i sempre più profondi rapporti fra i due paesi. In un momento in cui la vicina Germania si caratterizza per posizioni sempre più filoamericane e l’Ucraina, anch’essa non molto distante, risulta sempre più risucchiata dall’Occidente e dalla russofobia, che coincide anche con la sinofobia, quel che è avvenuto in questi giorni a Praga è veramente un piccolo miracolo, un segnale che fa veramente ben sperare per l’Europa di domani.

Dopo aver incontrato Zeman, Xi Jinping è andato negli Stati Uniti, dove ha partecipato al vertice per la sicurezza sul nucleare. Là ha espresso tutta la saggezza della più antica civiltà ancor oggi esistente, la Cina, con cinquemila anni di storia alle sue spalle, facendo letteralmente sparire nel nulla l’arroganza dell’ultimo arrivato, il padrone di casa Obama che parlava a nome di una nazione con soli duecento anni di storia. Era del tutto assordante l’assenza della Russia, una delle più importanti potenze nucleari, che aveva deciso di non partecipare in polemica proprio con l’atteggiamento americano nei confronti della crisi ucraina. Ma Xi Jinping ha parlato anche a nome dell’alleato russo, facendo capire quanto siano importanti la saggezza, la prudenza e la moderazione su questioni come il nucleare internazionale. Pensare che un paese come la Corea del Nord, per quanto autonomo da ogni controllo internazionale, possa rifornire l’ISIS di testate nucleari, ha spiegato Xi Jinping, è semplicemente la più bislacca delle fantasie. Ovviamente il modo di parlare della diplomazia e della politica cinesi non è lo stesso di un Lavrov o di un Putin, nel senso che i cinesi sono molto più diplomatici ed accorti dei russi, ma il concetto sempre quello è. Pensare che l’Iran, sciita, rifornisca di armi atomiche l’ISIS, espressione del fondamentalismo sunnita, o che la Corea del Nord, laica e socialista, faccia altrettanto (a tacere poi del fatto che due sue squadre militari siano attive proprio in Siria, a fianco dell’esercito siriano e contro l’ISIS), è veramente una grossolanità che può servire soltanto a chi, col pretesto di citare l’ISIS, voglia in realtà criminalizzare solo Teheran e Pyongyang. Xi Jinping, con estremo autocontrollo, ha fatto capire quale sia veramente la posta in gioco, portando ad un nulla di fatto la macchinazione nordamericana.

L’abilità politica e diplomatica di Xi Jinping sta dunque dando un grande contributo a cambiare il mondo. I futuri testi di storia dovranno tenerne di conto.

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