yemen

Mentre la coscienza della solidarietà internazionale è attenuata e l’attenzione internazionale langue, sepolta dalla disinformazione o peggio dall’indifferenza, quelle organizzazioni che affermano di essere impegnate per i “diritti umani”, si rivelano estranee o distratte circa l’eccidio sistematico commesso dalla coalizione americano-saudita e loro complici, contro civili, donne e bambini, sistematicamente e ferocemente da cinque anni, ogni giorno nello Yemen.

Dove sono i cantori del “dirittoumanesimo” globale, gli accusatori di “regimi e stati canaglia” indicati da USA e Israele, i praticanti le varie “rivoluzioni colorate” in ogni dove ci sono ingiustizie, tranne dove possono infastidire o contrastare interessi NATO o statunitensi? Perché non levano le loro voci influenti “mediaticamente ed economicamente”, perché tacciono?

Nello Yemen da cinque anni si attua una guerra soprattutto sulla popolazione che vive in prima linea, sottoposta a attacchi indiscriminati che continuano senza sosta, senza alcuna segnale di discontinuità. Una guerra che ha prodotto finora 3 milioni 650.000 sfollati, continuamente in crescita. Un’aggressione spietata nella quale non esiste la parola umanitario, nella quale il cosiddetto diritto internazionale umanitario che dovrebbe proteggere i civili all’interno di un conflitto è quotidianamente calpestato nel silenzio, letale, internazionale.

Secondo molti testimoni e denunce, la coalizione saudita utilizza armamenti USA, prodotti e forniti dalla società Gazal Dynamics, che è fornitrice del sistema aeronautico americano, il quale ha in dotazione bombe e missili come l’Mk 82, un missile a caduta libera leggera. La coalizione guidata da Arabia Saudita e Stati Uniti non rispetta i minimi obblighi ai sensi delle leggi di guerra, e utilizza l’armamento statunitense in attacchi palesemente sproporzionati e indiscriminati, che provocano migliaia di vittime civili e danni a strutture civili nel paese arabo.

Dal marzo 2015, la coalizione saudita ha iniziato questa guerra contro lo Yemen con l’obiettivo dichiarato di schiacciare il movimento Houthi di Ansarullah, che aveva preso il potere e cacciato il fedele alleato di Riyadh, l’ex presidente fuggitivo Abd Rabbuh Mansur Hadi. Anche secondo il quotidiano La Repubblica “nello Yemen, negli ultimi mesi la crisi umanitaria si è ulteriormente aggravata, restando il punto del mondo dove si sta consumando la tragedia peggiore degli ultimi trent’anni. Un conflitto che, così come è avvenuto in Siria, colpisce soprattutto la popolazione civile, fin dall’inizio della guerra. Dallo scorso dicembre, infatti, nella sostanziale indifferenza della cosiddetta ‘comunità internazionale’ e della maggior parte del sistema mediatico, qualcuno si è messo a calcolare che, di fatto, tre civili ogni giorno vengono uccisi, in media una vittima ogni 8 ore. Tre anni e oltre 600.000 persone yemenite morte e ferite, impedendo ai pazienti di recarsi all’estero per cure e bloccando l’ingresso delle medicine nel paese dilaniato dalla guerra”. Inoltre, dopo gli innumerevoli bombardamenti sulle infrastrutture civili e gli ospedali, oggi sono oltre 2.400 i morti di colera e la crisi ha innescato quello che le Nazioni Unite hanno descritto come il peggior disastro umanitario del mondo.

Una manifestazione di protesta è stata organizzata dagli abitanti della provincia di Hodeidah per condannare l’ultimo crimine commesso dagli attacchi aerei sauditi contro i prigionieri nella provincia di Dhamar. I partecipanti hanno lanciato slogan ed esposto striscioni per denunciare i crimini del terribile massacro, che ha lasciato decine di prigionieri morti e feriti, che erano elencati nell’accordo di scambio firmato a Stoccolma. La popolazione ha urlato il suo sdegno e ritiene le Nazioni Unite e la comunità internazionale pienamente responsabili degli atroci crimini commessi dall’aggressione contro il popolo yemenita.

Il 1° settembre l’aggressione aerea di USA-Arabia Saudita aveva lanciato sette incursori su un edificio utilizzato per prigionieri di guerra a nord della provincia di Dhamar. Più di 150 persone sono state uccise e ferite nel massacro, mentre ancora continua il processo di recupero dei corpi delle vittime.

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