Il 2 maggio 2014 Odessa, una città tra le più importanti dell’Ucraina e di tutta la cultura russa ed ucraina, fondata da Caterina la Grande, fu teatro di una delle peggiori stragi conosciute dall’Europa odierna. Nella Casa dei Sindacati, situata nel centro, subito dopo dei forti scontri di piazza s’erano radunati e rifugiati i militanti socialisti, comunisti e patriottici contrari alla “Giunta” salita al potere dopo la rivoluzione colorata di Euromaidan. Ad inseguirli ed accerchiarli c’erano gli uomini dell’estrema destra, sostenitrice proprio del nuovo governo, che presto appiccarono il fuoco all’edificio. Nell’incendio trovarono la morte molte persone, anche del tutto incolpevoli, che si trovavano al suo interno soprattutto per ragioni di lavoro, in particolare donne.

A circondare l’edificio trasformatosi in un grande falò vi erano proprio questi hooligans dell’estrema destra neonazista e di altre organizzazioni neonazi giunte da tutta l’Ucraina. Le telecamere ripresero scene con lanci di molotov e sparatorie, e in molti casi anche i volti degli assalitori. Tra le lanciatrici delle bottiglie molotov vi erano anche ragazzine minorenni, poco più che adolescenti, di 16 o 17 anni.

Ciò che colpì maggiormente fu non soltanto la violenza dell’assalto, ma anche il fatto che i facinorosi dell’ultradestra impedissero alle camionette dei vigili del fuoco di passare e d’intervenire, mentre il resto dei passanti assisteva alla scena manifestando una sostanziale indifferenza. Più tardi, nella vicina Camera di Commercio, questi fatti vennero denunciati impugnando anche una corposa documentazione fotografica, che raffigurava corpi carbonizzati, oltre al cadavere di una donna incinta che era stata strangolata. Inoltre i pochi scampati all’incendio erano stati linciati dai militanti neonazi che li attendevano fuori dal palazzo, ed alcuni di loro erano stati persino arrestati.

Il governo ucraino si limitò a parlare di una fatalità che era costata la vita a 48 persone, ma ben presto questa versione venne smentita dai fatti e soprattutto dalle testimonianze dei sopravvissuti e di vari osservatori. Si scoprì così che vi erano persone che addirittura erano state uccise e mutilate a colpi di scure, mentre alcune giovani donne erano state violentate.

Con quel drammatico episodio, il governo di Kiev, incensato dai media e dai politici europei ed occidentali, gettò del tutto la maschera palesandosi per ciò che realmente era. I successivi interventi mediatici e cosmetici per negare l’evidenza hanno purtroppo avuto un certo qual successo sull’opinione pubblica, se non altro perché hanno fatto leva sulla tradizionale russofobia coltivata da decenni nelle popolazioni dell’Europa occidentale. Ma non mancano neppure in Europa persone che coltivano un sano e documentato scetticismo, mentre al di fuori del Vecchio Continente ben pochi guardano ai governanti di Kiev come a dei democratici, pacifici e rassicuranti europeisti.