
ExpoMilano2015 ha chiuso i battenti il 31 ottobre, dopo una corsa in crescendo cominciata lo scorso 1 maggio.
Ultimo National Day introdotto dal rullo dei tamburi del gruppo di danze tradizionali “Ceiba”, quello della Guinea Equatoriale, piccolo stato dell’Africa Centrale con capitale Malabo.
A rappresentare la Repubblica della Guinea Equatoriale è il Primo Ministro Vincente Ehate Tomi a capo di una delegazione composta dal Ministro degli Affari Esteri, Pedro Ela Nguema, dal Ministro dell’Agricoltura e delle Risorse Forestali, Salomon Nfa Ndong, dal Ministro della Cultura e del Turismo, José Antonio Esono Abeso e dall’Ambasciatrice della Guinea Equatoriale in Italia, Cecilia Obono Ndong.
Per l’Italia sono presenti il Vice Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Andrea Olivero, che ha sottolineato “l’importanza simbolica di questa giornata che segna la conclusione dei National Days” e il Commissario Generale ExpoMilano2015, Bruno Antonio Pasquino.
Lo sviluppo economico della Guinea Equatoriale comincia negli anni Novanta, grazie alla scoperta di giacimenti petroliferi e di gas naturale. Negli ultimi vent’anni anni, impegno e ricchezza di risorse porteranno il paese governato dal Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo a diventare la maggior potenza finanziaria nella regione, con il più alto tasso di crescita economica al mondo, senza debiti né sostegno da parte del FMI(Fondo Monetario Internazionale).
Nel suo intervento Vincente Ehate Tomi spiega la partecipazione del suo paese al Cluster Frutta e Legumi e la sintonia tra il tema di Expo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” e il piano di sviluppo “Orizzonte 2020”, un programma che la Guinea Equatoriale ha progettato per migliorare agricoltura, pesca, allevamento, infrastrutture e, non ultimo, il turismo.
Ricorda inoltre che il suo paese, nel 2013, ha donato alla FAO 30 milioni di dollari per rendere possibile la costituzione di un Fondo Fiduciario di Solidarietà con l’Africa, per la lotta contro la fame, per aiutare il lavoro agricolo delle famiglie e delle comunità rurali e per sostenere gli interventi contro la siccità.
In chiusura, il Primo Ministro invita “la comunità internazionale a un atto di solidarietà, per trovare al più presto una soluzione alle problematiche della malnutrizione che da anni affliggono milioni di persone al mondo”. “In tal senso” dice “ExpoMilano2015 ha rappresentato un vero e proprio baluardo per la lotta contro questa terribile ingiustizia”.
Nel suo discorso il Vice Ministro Andrea Olivero ringrazia la Guinea Equatoriale che ha collaborato al buon esito di Expo e, ricordando che sono state celebrate ben 118 giornate nazionali, ha definito “forte e significativa” la presenza della Guinea Equatoriale, “il cui progetto”, ha detto, “equa distribuzione delle risorse, lotta alla fame ed eradicazione della povertà, è stato protagonista del Cluster Frutta e Legumi”. “La Guinea Equatoriale”, ha concluso, “ha ricoperto un ruolo centrale nel dibattito aperto da Expo”.
“Molto bello il National Day della Guinea Equatoriale, peccato non sia stato programmato prima” dice a Opinione Pubblica Bruno Antonio Pasquino. “La Guinea Equatoriale è il primo paese africano che non riceve aiuto, anzi aiuta la FAO, queste sono cose che la gente, anche grazie a Expo, deve sapere.”
“Ci sarà un seguito, un dopo Expo?” Gli chiediamo.
“Non posso decidere per loro, però certo sarebbe bello che i contatti di questi giorni nei Business Forum promossi da Expo, non si fermassero, che anzi il momento commerciale e quello storico, la conoscenza delle tradizioni, procedessero insieme. Tutto ciò aiuterebbe il turismo, un vantaggio per i paesi che hanno partecipato a Expo. Certo ora toccherà ai singoli stati saper sfruttare quello che in questi sei mesi hanno ricevuto da Expo”.
Al termine dei discorsi ufficiali, il gruppo “Ceiba”, dal nome dell’albero di cotone, stemma della bandiera del paese, percorre il Decumano, fermandosi a danzare in circolo davanti al padiglione, tra gli applausi degli spettatori che ritmano e fotografano la performance.
Al ballo partecipa, per qualche istante, anche un giovane guineano di seconda generazione che nei mesi passati ha lavorato nel padiglione.
A lui chiedo cosa pensa dell’esperienza di Expo.
“Il mio è un paese emergente” dice “Aver trovato il petrolio ha voluto dire avere sviluppo anche in altri campi, soprattutto nell’agricoltura, così la gente vive meglio. Purtroppo per altri paesi africani non è così, ma nel nostro ora si vive bene. Gli europei però non lo sanno e quando entrano nel padiglione chiedono, per prima cosa, se c’è la guerra, se ci sono conflitti religiosi (ndr in Guinea Equatoriale la maggior parte della popolazione è cattolica). Tendono a vedere l’Africa in maniera negativa, povera e in lotta. Noi lavorando a Expo ci siamo impegnati per dire agli occidentali che l’Africa non è solo guerre e carestie. A noi dello staff è piaciuto spiegare dove fosse la Guinea Equatoriale, paese molto piccolo che pochi conoscevano”.
Al termine della giornata di festa, la delegazione guineana ha visitato Palazzo Italia dove il Primo Ministro Vincente Ehate Tomi ha firmato la Carta di Milano, simbolo della richiesta di un mondo più giusto.
Questa dovrebbe essere la strada delle future esposizioni, ha dichiarato durante il BIE Day, (Giornata del Bureau International des Expositions, 30 ottobre) Giuseppe Sala, Commissario Unico ExpoMilano2015, augurandosi che “soluzioni innovative, buone pratiche, start-up e progetti” costituiscano l’eredità che Milano lascia con orgoglio ai prossimi Expo.
Marilena Dolce


















