Rosario Alessandrello

Oggi abbiamo contattato l’Ing. Rosario Alessandrello, Cavaliere del Lavoro e presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, che ci ha rilasciato una lunga intervista. Con l’ingegnere abbiamo toccato diversi temi, dal discorso geopolitico a quello strettamente tecnico dei problemi relativi ai rapporti commerciali tra i due paesi. Con uno sguardo al futuro delle relazioni tra Italia e Federazione Russa.

Può darci qualche informazione generale riguardo le attività della Camera del Commercio Italo-Russa?

La Camera nasce nel 1964 con il nome di Camera di Commercio Italo-Sovietica, e si trattava della prima Camera di Commercio che l’Unione Sovietica aveva inaugurato in un Paese occidentale. La Camera di Commercio è stata trasformata da me, insieme all’attuale Presidente dell’Unione Camere di Commercio di tutta la Russia, in Camera di Commercio Italo-Russa, ed io sono il presidente della Camera dal 1991.

La Camera di Commercio è impegnata nell’assistenza a molte imprese italiane interessate al mercato russo, e fornisce servizi per il disbrigo delle pratiche burocratiche e assistenza nella ricerca di possibili ed affidabili partner locali per l’apertura in Russia di società congiunte.

In questo modo, per le imprese italiane, si rende possibile non solo diminuire l’investimento e mantenere il mercato russo, ma viene anche facilitata l’esportazione dei prodotti così ottenuti su molti mercati, quali i mercati dei CSI ed i mercati euro-asiatici, inclusi la Turchia e l’Iran, grazie al minor costo doganale dell’esportazione dalla Russia verso gli stessi.

Qual è stata in questi anni l’evoluzione industriale della Federazione Russa?

A partire dal 1991, molte istituzioni di Stato in Russia vengono sostituite da imprese, molte delle quali sono state privatizzate. Queste imprese derivano in parte da organizzazioni e corporazioni di Stato, che sostanzialmente si occupano di materie prime, quali petrolio, gas, carbone, nichel, rame, materiali rari (oro, diamanti), ecc. Altre imprese private si occupano invece di commercio al dettaglio, di edilizia e di appalti.

Fino al 2013, la Russia ha prevalentemente esportato materie prime, importando quasi tutti beni di consumo (fino all’82%). Dal 2014, con l’introduzione delle sanzioni, la Russia ha iniziato a modificare l’interscambio, riducendo l’importazione dei prodotti semi-trasformati e trasformati, e spingendo gli investimenti esteri affinché, chi ha il mercato di questi prodotti, produca in Russia piuttosto che fuori.

Le imprese private costituiscono, attualmente, circa il 70 % delle imprese russe, mentre il restante 30% è costituito da imprese di Stato, che sono però le imprese più forti.

Quali sono i fattori che attirano le imprese straniere in Russia?

Innanzitutto, la svalutazione del rublo, il quale oggi, associato ai bassi costi di energia ed alla disponibilità di manodopera qualificata e ben istruita dalla buona qualità della preparazione scolastica russa, rende vantaggioso produrre in Russia.

Altro fattore che rende vantaggioso produrre in Russia è il basso tasso di inquinamento ambientale, dovuto alla bassa concentrazione di imprese manifatturiere rispetto alle immense dimensioni del territorio, che risulta in un rapporto inquinamento-territorio di gran lunga più vantaggioso rispetto a quello di altri paesi in Europa e nel mondo occidentale.

Da ultimo, per disposizione governativa, la merce importata in Russia dai Paesi che applicano le sanzioni paga il 30% in più di costo doganale rispetto alla merce importata dagli altri Paesi. Grazie quindi a questi fattori, oggi è più vantaggioso produrre in Russia che esportare in Russia.

Pertanto qualsiasi prodotto oggi fabbricato in Russia manda fuori mercato lo stesso prodotto fabbricato in altri Paesi, in particolare mettendo in difficoltà molte imprese nell’Unione Europea, tranne quelle che avevano già investito e che producono in Russia, le quali si trovano avvantaggiate.

Può quantificare il volume dell’interscambio italo-russo prima delle sanzioni, e può parlarci delle attività previste per il prossimo futuro?

Il punto massimo dell’interscambio italo-russo è stato nel 2013, con circa 55 miliardi di dollari di interscambio e, tra i Paesi europei, l’Italia occupava la seconda posizione dopo la Germania.
Si stanno attualmente promuovendo, presso le imprese italiane, un centinaio di progetti di interesse di alcune unità amministrative con partner locali.

Negli anni precedenti all’introduzione delle sanzioni, si era verificata una crescita degli scambi economici reciproci (nel 2013, più del 8,5%). Come valuta Lei l’impatto delle sanzioni sulla caduta del fatturato? Quali settori sono stati colpiti maggiormente nell’economia italiana?

L’Italia è stata colpita dalle sanzioni, ma più ancora dalle contro-sanzioni, che hanno cancellato, ad esempio, tutti i vantaggi che l’Italia aveva con l’agro-alimentare e con le sue specialità, molto apprezzate in Russia, quali l’uva da tavola (oltre il 50% del consumo in Russia proveniva dalla Puglia e dalla Sicilia), il pomodorino pachino (che proveniva tutto dall’Italia), il parmigiano e altri formaggi.

Un altro settore che è stato fortemente danneggiato in Italia dalle contro-sanzioni è il settore del tessile e della moda (del confezionato).

Ad oggi, a causa delle contro-sanzioni, l’Italia ha subito circa 12 miliardi di euro di danni, oltre che la perdita di 200.000 posti di lavoro.

Se la Crimea ritornasse all’Ucraina, questo sarebbe sufficiente, secondo Lei, per revocare le sanzioni? Si ritiene che le sanzioni imposte nel mese di aprile 2014 non siano solo anti-russe, ma anche anti-europee. Cosa ne pensa di questo?

Premesso che la Russia ritiene legale il referendum fatto in Crimea, e che quindi non recederà da questa posizione, nel dialogo e nelle trattative che verranno fatte a breve tra l’occidente e la Russia (nel gennaio 2017 scadranno le sanzioni), si tratterà solo di capire quando l’Europa accetterà come dato di fatto questa situazione.

Il dialogo sarà sicuramente facilitato da quanto avvenuto in America con le recenti elezioni e con l’insediamento della nuova amministrazione americana.

Da adesso a gennaio 2017 si parlerà di come attuare la revoca delle sanzioni e della formulazione di nuovi accordi bilaterali molto importanti, che sicuramente riguarderanno l’Ucraina, la Siria, lo Yemen, ed altri, mettendo anche in discussione la sicurezza di tutta l’area del medio-oriente e del nord Africa.

In questo contesto, saranno ben difficili la conferma ed il rinnovo rinnovo delle sanzioni.

L’Unione Europea ha vietato la costruzione del South Stream, che sarebbe stato proficuo per l’Europa meridionale, ma sostiene la costruzione del North Stream-2, che favorirebbe soprattutto la Germania. Quanto sarebbe stato vantaggioso il South Stream per l’Italia a livello economico?

La Germania è l’unico Paese in Europa che vorrebbe mantenere il regime sanzionatorio, e questo è dovuto anche alla realizzazione della pipeline che porta gas russo in Europa.

Infatti, con la realizzazione del raddoppio del “North Stream”, sarebbe la Germania ad avvantaggiarsi, perché in questo caso sarebbe questo Paese a distribuire il gas russo in Europa, mentre prima, con il tracciato “South Stream”, sarebbe stata l’Italia l’hub del gas in Europa.

L’Italia ha ora un’altra alternativa, costituita dal tracciato della pipeline di gas che proviene dalla Russia, attraversa la Turchia e, passando a sud dell’Ucraina, giunge in Grecia ed arriva in Italia. È molto importante, quindi, l’accordo ripreso recentemente tra la Russia e la Turchia per questa opera.

Le esportazioni italiane in Russia si basano sulla fornitura di prodotti di ingegneria e di altre industrie ad alto valore aggiunto (industria chimica ecc.). La base delle esportazioni russe in Italia (oltre l’85%) è costituito da energia. Possono i due Paesi aiutarsi a vicenda, per esempio attraverso l’apertura di una catena di produzione industriale italiana in Russia, in cambio di condizioni favorevoli per l’acquisto di risorse energetiche? Cosa proporrebbe Lei per risolvere i problemi economici attuali di entrambi i Paesi?

La nuova strategia di mercato, ormai diffusa nel mondo, è basata non più sulla sola importazione di prodotti finiti, ma anche sull’importazione di “conoscenza e sapere”, quindi sull’importazione di prodotti che hanno tecnologia inserita.

Oggi il mercato italo-russo è guidato dalla Russia, che spinge in particolare sulle possibilità delle imprese italiane di esportare in Russia capacità produttive, con vantaggio anche per l’Italia, principalmente nel settore metalmeccanico (macchine utensili ad alto livello di automazione e relativa tecnologia per la lavorazione del legno, del ferro, ecc.), nel settore manifatturiero (tessile, abbigliamento, moda, articoli di lusso), nel settore agro-alimentare (impianti per la lavorazione delle farine, del latte, della carne, dei cereali, ecc.) e nel settore farmaceutico (imballo dei principi attivi acquistati in Italia, che è il maggior produttore in Europa).

Per l’impiantistica, è in ripresa la richiesta all’Italia di impianti per la produzione di prodotti chimici e petrolchimici specializzati, ad esempio per la produzione della plastica per il settore automobilistico (la Russia è il settimo produttore di automobili al mondo), della meccatronica, ecc.

Il 12 ottobre 2016, intervenendo al forum “Russia Calling!”, Vladimir Putin ha detto che la Russia ha bisogno di raggiungere una nuova crescita economica qualitativa basata sulle nuove tecnologie e su un forte aumento della produttività del lavoro. Sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico della Russia è presente un documento riguardo alle relazioni commerciali russo-italiane, nel quale si legge che la Russia è molto interessata al supporto tecnologico degli italiani. Ma, allo stesso tempo, il divieto di acquisto di tecnologia nell’UE può costringere la Russia a rivolgersi ai Paesi del sud-est asiatico. Secondo Lei, come potrebbe l’Italia aiutare la Russia a risolvere la questione dell’ammodernamento economico e quali sarebbero i vantaggi per l’Italia?

Con la probabile caduta delle sanzioni, come strategia, l’Italia, più che puntare ad una promozione di prodotti in Russia, dovrebbe puntare ad una promozione dei prodotti che possano essere interamente costruiti o parzialmente costruiti in Russia.

Inoltre, la Russia ha bisogno di incrementare la diffusione sul suo territorio del settore manifatturiero, che oggi si trova molto al di sotto della media europea (in Russia è al 20% circa, mentre in Europa è al 50%).

Questa situazione è determinata anche dalla mancanza di infrastrutture per arrivare ai mercati di consumo, che oggi è sufficiente in alcune regioni della Russia, ma è insufficiente in altre.

L’Italia ha un livello di imprenditorialità diffusa sul territorio molto elevato, il più alto d’Europa (circa l’80 %).In Italia le imprese sono di dimensioni medio-piccole, e sono molto diffuse sul territorio, situazione di cui la Russia ha bisogno.

Questo è un altro settore di ammodernamento della Russia, per il quale l’Italia può contribuire molto, ed a questo proposito la Russia già si rivolge all’Italia per la realizzazione di autostrade, ferrovie e trasporti in genere.

Che cosa suggerirebbe Lei ai Suoi colleghi russi, o alle persone che influenzano il processo decisionale in Russia, per la creazione di una reciproca e vantaggiosa cooperazione economica e commerciale con l’Italia?

Abolire unilateralmente le contro-sanzioni russe nell’agroalimentare dei prodotti italiani di qualità e con proprie peculiarità, e investire in Italia nelle piccole e medie imprese proprietarie di tecnologie di processo e di prodotti innovativi a livello mondiale e non solo di immobili anche di prestigio.

Silvia Vittoria Missotti