Paola De Pin

Da poche settimane si è costituito il movimento “Alternativa per L’Italia”, promosso e voluto dal professore di Finanza aziendale dell’Università di Pescara, Antonio Maria Rinaldi. Il movimento si pone degli obiettivi ambiziosi: l’uscita concordata dall’euro, il recupero della sovranità monetaria e la proposta di uscita dal Patto Atlantico. Il progetto ha ricevuto già il consenso convinto della Senatrice Paola De Pin ed è stato presentato lo scorso maggio al Senato della Repubblica.

A tal riguardo, abbiamo contattato proprio la Senatrice per farle alcune domande sul neonato progetto. Senatrice ci parli innanzitutto della sua attività politica pregressa e il modo in cui nasce la sua adesione ad ALI e al progetto del professor Rinaldi.

Il mio viaggio nella vita politica parte con una laurea in Scienze Politiche conseguita per passione personale per la materia. Gli anni di studio me li pagai con i soldi messi da parte con alcuni anni di duro lavoro nella mia regione. Furono 4 anni di studio a Padova che mi hanno dato le basi teoriche del mio impegno politico.

Dopo questa pausa di studi, l’esigenza di lavorare, di crearmi i presupposti per una famiglia, dettarono un interruzione di questo percorso che riprese nel 2010, con la formazione di un nucleo M5S nel mio paese, dove partimmo in quattro alla prima riunione. Nel 2012 mancai l’elezione nel consiglio comunale per un voto. Fu nel 2013 che il successo arrivò inaspettato, fui la seconda nel veneto nel M5S, avevo scritto nel mio manifesto elettorale: “sono una mamma felice ed ho una piccola impresa e credo nell’imprenditoria”. Questo risultato sorprendente fu accompagnato da sentimenti di paura e di entusiasmo. Lasciavo il mio Veneto, la mia famiglia per Roma, trovai sostegno in mio marito che nonostante appartenga ad altra fede politica mi sostenne, riflettemmo che avrei potuto fare qualcosa di positivo per l’Italia, la mia patria.

Questo pensiero subì una doccia fredda nei primi giorni parlamentari quando nel M5S serpeggiava l’ordine tra i parlamentari di non fare niente, di non proporre niente. Era la seconda forza politica del paese in parlamento ma dovevamo congelarci politicamente. Ero a favore di un compromesso con il PD di Bersani, che avrebbe permesso al M5S di incidere da subito sul paese. Fui richiamato all’ordine dal capo bastone del M5S a Milano, Borrelli, che mi “cazziò” dicendo che dovevo stare zitta e non fare niente.

La rabbia fu tanta, la gente mi aveva votata per cambiare il paese e venivo insultata e ridotta ad una scolaretta. Mi misi in disparte per capire i meccanismi politici parlamentari ed alla prima occasione me ne andai. Iniziando un percorso personale dove l’unica via maestra era il mandato di cambiamento datomi dai miei elettori.

Dalla fuoriuscita dal 5Stelle come è giunta alla conclusione di appoggiare questo nuovo movimento?

Uscendo dal M5S passai dal SEL ai Verdi solo per constatare che erano partiti appartenenti alla vecchia politica, fino a quando approdai ad aprile 2016 ad Alternativa per L’Italia, formazione sovranista che annovera tra i suoi fondatori Rinaldi, Galloni, Mori. Il programma di questo movimento era in linea con le mie iniziative, non ultima il disegno di legge di riforma costituzionale per uscire dalla Nato, che è solo l’apice del problema mancanza di sovranità nel nostro paese. Questo partito politico ha nel suo programma quella carica d’idealità della base del M5S. Un idealismo che deve essere trasformato in proposte concrete che modifichino in meglio il paese.

Il progetto di recupero della sovranità ha diverse sfaccettature, si va dalla sovranità monetaria a quella politica. Secondo Lei vanno di pari passo oppure c’è un ordine di priorità?

Sono varie facce della stessa medaglia, difficile pensare che basti uscire dall’euro senza il ritorno ad una banca centrale che controlli in maniera autonoma l’emissione monetaria, come di pari passo va la decisione di avere una propria politica estera autonoma accompagnata da un sistema difesa che si curi della difesa e della salvaguardia dell’integrità del proprio paese. Troppi soldi spesi in proiezioni offensive a salvaguardia di interessi altrui. Mentre le stesse risorse se non addirittura in minore entità potrebbero essere spese per un sistema difesa che garantisca la neutralità vigile con un risparmio per le casse del paese.

Il concetto di Sovranità è stato spesso manipolato dai media e svilito della sua importanza al fine di nascondere ai cittadini che delegare la sovranità ad entità sovranazionali o stati esteri ha effetti sulla vita di tutti i giorni. Lei come si pone di fronte a questa analisi?

I media hanno impiegato anni a fare un lavaggio del cervello agli italiani, fin dai tempi dello SME per inculcarci che si doveva sottostare a grandi organismi internazionali economici. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, la nostra economia ha perso il 25 per cento in capacità produttiva rispetto agli anni ’80. Siamo in una continua recessione, a questo poi si aggiungono sanzioni alla Russia imposte per motivi esterni che hanno colpito pesantemente l’economia del Nord Italia dal 2013 ad oggi. Questo era l’unico mercato in crescita per l’economia italiana e registrava nel 2013 un fantastico più 8 per cento e noi abbiamo sanzionato il nostro miglior mercato per volere altrui. Si parla di 80.000 posti di lavoro in meno. Gli imprenditori del Nord-Est sono sicuramente i più colpiti.

Quanto il problema migranti è una pura emergenza umanitaria e quanto invece è da ricollegarsi a scelte di politica estera altrui imposte all’Italia ed all’Europa grazie all’assenza di una politica estera autonoma?

Io vengo dal Veneto e nonostante ci tacciano di razzismo, la regione ha sempre avuto un profondo impegno nella solidarietà. Ma questo afflusso, frutto di interventi americani e partner vari in maniera diretta od indiretta in Medioriente, è assolutamente ingestibile.
Emergenza voluta ad arte per creare problemi sociali in Europa che da una parte si vuole servile a livello di geopolitica dall’altra si vuole creare una conflittualità sociale.

Perché qualsiasi attore del dibattito sui migranti trascura la prospettiva sovranista nell’analisi del problema?

I flussi sono enormi, quest’anno si parla di 350.000 migranti nel 2016 nei prossimi anni si arriverà per le previsioni di 4 milioni. I politici sanno che sono flussi inaccettabili nella pratica ma nella maggioranza di loro sia in quelli pro che anti migranti c’è una incapacità a fare una analisi profonda del problema che viene spesso risolto scaricando masse di migranti su realtà locali. Aggiungo che abbiamo il dovere morale di difendere gli italiani meno fortunati e più disagiati a livello sociale da una massa di concorrenti sul mercato del lavoro creati da eventi geopolitici in cui l’Italia è estranea.

La crisi ucraina ha rappresentato di fatto un ritorno alla guerra fredda. Nonostante gli ottimi rapporti commerciali delle aziende italiane con la Russia. Il Nord-Est è particolarmente colpito. Questo distacco del governo Renzi dai legittimi interessi dell’Italia unito alle pesanti servitù militari che subiscono le medesime regioni, non offre il destro a istanze secessioniste?

Il cittadino del Nord-Est si sente abbandonato in quanto questa mancanza di sovranità a 360 gradi sta erodendo il suo potere di acquisto, sente incerte le sue speranze pensionistiche, vede il suo territorio occupato da basi straniere che non hanno una ricaduta benefica sul territorio. Questo è un terreno fertile per spinte secessioniste.

Quali sono le sue ragioni al suo No al referendum per riformare il Senato?

Il mio NO è totale è una difesa integrale della Costituzione; in quanto questo parlamento è stato eletto con una legge giudicata incostituzionale dagli organi della Corte Costituzionale e che dovrebbe legiferare lo stretto necessario per dare al paese la necessaria stabilità e portarlo a nuove elezioni ed invece si mette mano alla costituzione che sono le regole condivise da tutti.
Intravedo la volontà di accentrare il potere in omaggio alle indicazioni delle multinazionali in particolare la JP Morgan che hanno richiesto esplicitamente di modificare in senso dirigistico ed antisociale le costituzioni dei paesi del Sud Europa ed in primis l’Italia.

Max Bonelli

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Autore del libro: "Antimaidan (Le ragioni del genocidio del popolo dell’Est Ucraina)", Armando editori. Esperto di Ucraina e Scandinavia.

UN COMMENTO

  1. Se noi Italiani vogliamo tornare ad essere un popolo libero l’unica cosa da fare è di riappropriarsi del diritto di battere moneta, altrimenti siamo destinati all’oblio.
    Venti anni fa un grande uomo il prof. Giacinto Auriti aveva affrontato e risolto il problema della proprietà della moneta che per diritto di cittadinanza è di proprietà del popolo.
    Fino a quando non avremmo capito questo saremo un popolo di schiavi destinato a morire a morire di fame.
    Non esiste motivo di diritto perchè la Banca Centrale europea (banca dei popoli europei) batte moneta addebitando il valore della moneta che è di diritto dei popoli europei, mentre alla banca europea andrebbe riconosciuto solo il costo tipografico : Italiani questa è la grande truffa del secolo!

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