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paolo becchi

Paolo Becchi, filosofo genovese, insegna all’Università di Genova, ma è noto al grande pubblico soprattutto per le sue posizioni politiche.

L’ex ideologo del Cinquestelle, ora in orbita Lega, ha posizioni fortemente antieuropeiste e difende le proprie opinioni politiche con una certa vis polemica in diverse trasmissioni televisive. Ieri sera il professore in un tweet ha commentato le elezioni russe in chiave italiana.

Il nuovo governo, semmai riuscisse a formarsene uno, dovrebbe “togliere l’embargo nei confronti della Russia” spiega il filosofo.

Becchi non è la prima volta che si ritrova a citare la Russia nelle sue considerazioni, spesso utilizzandola come modello per la politica interna. Un’abitudine simile a quella di Matteo Salvini, che ha spesso citato la Russia come modello per l’immigrazione. In un post di tempo fa il filosofo metteva in relazione la politica di accoglienza avallata dalle uscite pubbliche dell’ex presidente della Camera, Laura Boldrini: “vuole africanizzare l’Italia, mentre la Russia sta cercando la propria identità con Putin” ha twittato tempo fa il professore.

Becchi da buon filosofo sa bene però che non si può ridurre un progetto politico alla questione immigratoria: “bisogna stare attenti a non commettere l’errore di Marine Le Pen in Francia spiega in un articolo di Libero dello scorso febbraio – non si vincono le elezioni solo battendo su quel tasto, anche se per l’Italia si tratta di un tasto molto dolente. Una coalizione di governo non può puntare tutto sul senso di insicurezza degli italiani,ma deve costruire un progetto politico di ampio respiro, per poter essere convincente. Non mi riferisco soltanto al tema del recupero della sovranità, che a mio avviso resta peraltro essenziale”.

Il filosofo genovese ritiene che la politica estera sia in questo momento un fattore molto importante nella politica italiana: “Il centrodestra, a ben vedere, è l’unico che può garantire una stabilità nelle relazioni sia con Putin che con Trump. Basti pensare agli ottimi rapporti personali e d’amicizia di Berlusconi con Putin o alla Lega di Salvini, che ha stretti contatti con ‘Russia Unita’, il partito di Putin (si pensi al ruolo di Gianluca Savoini nell’accordo di cooperazione tra Lega e Russia Unita). Guardando all’altra parte dell’Atlantico, inoltre, Salvini è l’unico esponente politico italiano ad aver incontrato personalmente Trump (seppure prima che questo diventasse Presidente). In ogni caso il centrodestra è l’unico a non essere compromesso con l’establishment democratico che ha in odio Trump (e che Trump a sua volta odia)”.

Becchi immagina un’alleanza con i leader populisti per creare un’alternativa a Bruxelles, un’idea che potrebbe essere non così peregrina. Tuttavia si percepisce nelle sue considerazioni il rancore nei confronti del Movimento Cinque Stelle. Il professore infatti cita il M5S per i suoi viaggi nella City di Londra, ma omette il viaggio di una delegazione di Cinquestelle al Congresso di Russia Unita nel 2016 e i legami che secondo alcuni il partito di Grillo e Casaleggio avrebbe con il partito di governo che sostiene Vladimir Putin. È dello scorso novembre la rivelazione di Robert Shlegel, ex deputato della Duma, di un suo incontro con Di Battista e Di Stefano, avvenuto in presenza del finanziere Sergej Zheleznyak, uomo molto vicino a Putin e inserito nella lista nera di Obama. Per quanto riguarda le vicende postelettorali italiane il professore ritiene importante il passaggio istituzionale dell’elezione dei presidenti delle due camere. Secondo Becchi la Lega dovrebbe dare a Calderoli il Senato e lasciar scegliere a Di Maio un nome per la Camera. Il governo invece secondo il genovese spetterebbe alla coalizione di centrodestra, perché sebbene in Italia il partito che vince le elezioni non è mai stato esclusivo dall’esecutivo, nel caso odierno bisogna tener conto di una legge elettorale che prevede le coalizioni di liste.Curiosa invece la nota di colore sul comportamento dei due leader che sono usciti vincitori dalle urne il 4 marzo: nelle analisi giornalistiche del professore emerge che Di Maio avrebbe un atteggiamento “femmina”, sorride a tutti, tranquillizza l’establishment, ma resterebbe passivo; mentre Salvini sarebbe l’erede del celodurismo leghista di marca bossiana. Ma è davvro così? Lo vedremo dal prossimo 23 marzo quando avrà inizio davvero la legislatura e saranno eletti presidenti dei due rami del Parlamento.

Ad ogni modo quella del professore, sebbene abbia il difetto di riempirsi troppo di acredine, resta una delle poche voci fuori dal coro che abbia ancora cittadinanza nel mondo dell’informazione mainstream.

 

UN COMMENTO

  1. Le sanzioni alla Russia , olter chea essere ridicole e ingiuste, sono di per se stesse un atto di guerra … per cui da parte russa andrebbero valutate in questa ottica .
    L’occidente non ha la benchè minima idea (soprattutto l’Europa) cosa sta facendo veramente.

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