sergio mattarella

Con la vittoria del No al Referendum costituzionale e le dimissioni del Capo del Governo, Matteo Renzi, le redini del destino del Paese sono in mano al Presidente della Repubblica. Proprio a Sergio Mattarella vogliamo dedicare queste poche righe e rivolgergli, nel nostro piccolo, un appello.

La vittoria del No al Referendum non sancisce solo la sconfitta di questo governo, ma sancisce la sconfitta di una stagione di riforme. Come abbiamo detto più volte, la Riforma costituzionale doveva essere l’atto finale di un processo di riforma in senso liberista, più che liberale, dello Stato Italiano.

Tutto è iniziato, infatti, con quella famosa lettera della BCE indirizzata al governo Berlusconi nel 2011 in cui si chiedevano “liberalizzazione dei servizi locali” e “privatizzazioni su larga scala”, “riformare la contrattazione salariale” in modo da “ritagliare i salari”, rivedere “le norme che regolano le assunzioni e il licenziamento dei dipendenti”, “assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche”, “misure di correzione” dei conti, “contenimento del deficit pubblico”, “pareggio di bilancio”, “revisione dell’amministrazione pubblica”, “abolizione degli strati amministrativi intermedi” (ovvero le Province), “rafforzare le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici”. Tutto questo doveva essere coronato da “una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio”.

Come lei sa, caro Presidente, questo è stato il vero programma politico dei governi che sono succeduti a Silvio Berlusconi dal 2011 a oggi, da Monti a Letta a Renzi, e questo è stato il programma che il Suo predecessore, Giorgio Napolitano, ha voluto fortemente che fosse seguito e realizzato in ogni singolo punto. Addirittura, la riforma della Costituzione e dell’architettura dello Stato fu l’unico vero motivo per il quale Giorgio Napolitano accettò il secondo mandato presidenziale.

Ebbene Presidente Mattarella, Lei deve prendere atto che questo programma è stato completamente rigettato dal Popolo Sovrano che ieri, a furor di popolo e con un’affluenza al di sopra delle attese, ha detto No ai progetti del Suo predecessore, a quelli dei governi nati sotto la Sua benedizione e agli ordini che arrivano da Bruxelles e Francoforte.

E’ ora, caro Presidente, di ristabilire i valori e i principi sanciti dalla Costituzione del 1948. E’ ora pertanto di rigettare il principio del pareggio di bilancio e permettere al futuro governo di poter fare disavanzo pubblico per rilanciare l’economia italiana e rispettare l’art.1 della stessa Costituzione,il quale sancisce che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Il lavoro degli italiani deve essere messo al centro dell’azione politica di qualsiasi governo, la piena occupazione deve essere l’obiettivo principale da perseguire. Ciò non può essere fatto se si vogliono anche rispettare i parametri di bilancio imposti dalla Commissione Europea.

La situazione delle banche, poi, non Le da tempo per riflettere molto sul da farsi. E pure, anche qui, la Costituzione repubblicana già ci direbbe cosa fare: basterebbe attuare l’articolo 47, il quale sancisce che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. Un articolo, questo, calpestato da quel decreto “Salva-banche”, che non ha salvato nulla e ha per di più azzerato i risparmi degli azionisti e degli obbligazionisti di quattro istituti di credito. A quel decreto poi è seguita l’entrata in vigore della direttiva sul bail-in che ha portato solo tanta incertezza nel sistema bancario nazionale e ha contribuito a polverizzare il capitale dei nostri istituti bancari. A gennaio scorso, Matteo Renzi diceva che investire nel Monte dei Paschi di Siena era sicuro, ma da allora le azioni Mps hanno perso più del 70% del valore.

Volevano ratificare il Sì al referendum per far ricapitalizzare l’antico istituto creditizio senese da grandi banche e gruppi finanziari, JP Morgan in testa. Invece, quel che è certo è solo l’intenzione di convertire (“volontariamente” dicono) i bond subordinati dei risparmiatori in azioni, in barba ancora all’art.47 della Costituzione.

Presidente, l’unica soluzione per evitare il collasso del sistema bancario italiano è un massiccio intervento pubblico di ricapitalizzazione e di nazionalizzazione delle banche più a rischio. Ma tutto ciò è impedito dal bail-in. Affidarsi al privato e scaricando il peso dei salvataggi sui risparmiatori creerà soltanto più incertezza e caos.

Caro Presidente, è necessario quindi un radicale cambio dell’agenda politica. Non ci interessa chi sarà a capo del prossimo governo, purché faccia la volontà del popolo italiano, il quale ha interessi e bisogni diametralmente opposti a quelli delle élites finanziarie e burocratiche dell’Unione Europea. Ecco, La preghiamo soltanto di far tornare al più presto gli italiani alle urne per eleggere un nuovo Parlamento, magari con una legge elettorale non più incostituzionale.

Non sarebbe stato bello, caro Presidente, passare alla storia come il Presidente della Repubblica che ha permesso ad un governo formatosi con un premio di maggioranza dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, di poter modificare metà della Costituzione a colpi di maggioranza.

Se vuole essere ben ricordato dai posteri, se vuole essere riconosciuto migliore rispetto al Suo predecessore, per favore Presidente Mattarela, segua la volontà popolare.

Marco Muscillo.