Il presidente argentino Mauricio Macri esce rafforzato dalle elezioni politiche di metà mandato. Gli elettori sono andati alle urne per rinnovare un terzo del senato, pari a 24 seggi, e la metà della Camera, 127 deputati. L’affluenza è stata del 78%. I candidati di Cambiemos, un cartello composto da partiti di destra, centro-destra e social-democratici della storica Unione Civica Radicale, hanno vinto in 14 province su 23 (Buenos Aires, Cordoba, Santa Fe, Mendoza, oltre che nella città di Buenos Aires). Ritorno sulla scena poco fortunato, invece, per l’ex presidente Cristina Kirchner.

La peronista è stata battuta dal rivale “macrista” Esteban Bullrich con 4 punti percentuali di scarto (42% a 38%) nella provincia di Buenos Aires, dove correva per il Senato, ma per un meccanismo elettorale verrà ugualmente eletta, assicurandosi l’immunità parlamentare. Alla luce del voto di ieri, Macri si trova nella posizione di gran favorito per la successione a se stesso, tra due anni.

“Non abbiamo vinto come partito, ciò che ha vinto è la certezza che possiamo cambiare la storia, e costruire il nostro futuro con amore”, ha dichiarato Macri, parlando ai suoi sostenitori in festa a Buenos Aires. “Un’Argentina con passione non ha limiti, è impossibile fermarci”, ha affermato.

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Per Kirchner “questo è l’inizio di tutto” e lei e Unidad Ciudadana, il suo partito, devono essere orgogliosi di questo risultato.

Nella prossima Camera bassa del Congresso, la coalizione di centro-destra al potere potrebbe disporre di 108 seggi (rispetto agli 87 precedenti), mentre il blocco peronista non dovrebbe andare oltre i 145 seggi. Tutto ciò significa che verrebbe meno l’argine che ha impedito all’ex presidente del Boca Juniors di varare le sue riforme di stampo ultraliberista, a partire dalla riforma del lavoro basata sulla flessibilità e la precarietà e dalla riforma previdenziale con cui Macri e i suoi vogliono eliminare tutte le pensioni non basate su un sistema contributivo. E poi ancora l’imminente liberalizzazione del prezzo dei carburanti che farà lievitare le tariffe dei trasporti. Provvedimenti destinati a colpire la fasce più vulnerabili della società argentina.

Tra i segreti del successo di Cambiemos, vi è anche l’incessante opera della macchina propagandistica messa in piedi dallo spin doctor Jaime Durán Barba. Con una comunicazione accattivante e quel “juntos” ripetuto ossessivamente, l’elettorato argentino ha scelto un “nuovo” che purtroppo assomiglia molto a quanto già visto e vissuto prima dell’avvento dei Kirchner.