L’elenco e i costi degli armamenti inviati dall’Italia all’Ucraina possono essere resi pubblici. La Commissione europea sbugiarda Draghi e Guerini che avevano fatto passare la scelta di non rivelare quantità e tipologia di armi da inviare a Kiev come “una decisione condivisa in sede informale Ue”.

A rendere nota l’imbarazzante forzatura del premier e del ministro della Difesa, è stato l’europarlamentare sannita Piernicola Pedicini, iscritto al “Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea”.

Secondo il Kiel Institute for the World Economy (IfW) che effettua una rendicontazione periodica degli aiuti promessi dai governi all’Ucraina, l’Italia ha finora investito circa 150 milioni di euro per l’acquisto di armi. Una cifra ingente, in un momento particolarmente delicato dal punto di vista socio-economico per il nostro Paese, che ha indotto Pedicini ad interrogare la Commissione Europea.

La risposta è stata inequivocabile: non c’è nessuno ostacolo, il governo italiano può divulgarne i dettagli.

Guerini, rispondendo ai membri delle commissioni Difesa di Camera e Senato dopo l’audizione di maggio in cui si fece il punto della situazione in Ucraina, aveva parlato astutamente di “decisione informale”, non potendo evidentemente spingersi oltre.

Pedicini è durissimo: “Guerini aveva specificato ‘sede informale’ perché non poteva spararla ancora più grossa, ma la menzogna resta tale”.

Da fonti vicine al governo, erano trapelati i tre motivi ufficiosi di tanta segretezza: non far percepire alla parte russa in termini provocatori questa attività; non rendere note le eventuali vulnerabilità e criticità delle forze armate ucraine; la richiesta in certi casi dei Paesi produttori di armi di mantenere la riservatezza.

Sulla tipologia degli armamenti forniti, si procede da settimane per ipotesi e prove parziali fornite dalle forze russe e cecene attraverso i loro canali social. Si parla di missili Stinger, già contenuti nel primo decreto, dei carri armati Obice M109 e Panzerhaubitze 2000 (PzH 2000), dei cannoni Sidam25 e dei mezzi corazzati M113 per il trasporto delle truppe di fanteria.

“Con questa bugia, attacca l’europarlamentare, il governo Draghi nasconde all’opinione pubblica e finché ai propri rappresentanti cioè i parlamentari, in che misura e con quali mezzi l’Italia contribuisca alla guerra, come se i cittadini non avessero il diritto di sapere. Per Draghi e il suo governo di ‘eletti’ la trasparenza è un inutile affanno”.

La sua conclusione è amarissima: “A cosa servirà mai agli italiani sapere come vengono spesi i propri soldi, mentre il conto della spesa e delle bollette continua ad aumentare?”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

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