
Dovrebbe essere un uomo di origini uzbeke di 39 anni, il sospetto che secondo le autorità avrebbe eseguito l’attentato ad Ahlens City, che il 7 aprile ha causato la morte di 4 persone, e 15 feriti.
Messo in stato di fermo e interrogato, l’uomo dovrebbe corrispondere alle immagini rese pubbliche dalla polizia. L’uzbeko aveva postato nel 2013 alcune immagini della strage di Orlando e scritto post che contenevano tesi a favore della propaganda jihadista. È per ora il maggior sospettato dell’attentato.

Una vicina racconta che l’uomo non parlava mai di religione o di politica, ma conduceva la sua vita tranquilla e cercava soltanto di guadagnare soldi per la sua famiglia (l’uomo ha quattro figli in patria), ma queste testimonianze sono diventate quasi stereotipate in due anni di attentati.
Preoccupante invece la nuova ascesa dei gruppi jihadisti provenienti dall’Asia Centrale. Proprio l’Uzbekistan del defunto Karimov è sempre stato in prima linea nella lotta contro il terrorismo nel suo paese e in Afghanistan, spesso con metodi che hanno incontrato il biasimo della critica occidentale. Il rischio è che qualcosa in quella regione sia saltato dopo la morte del Presidente che guidò Tashkent dall’indipendenza ai giorni nostri, lasciando spazio a un jihadismo rinfocolato dall’ideologia ISIS.
Un altro uomo è stato arrestato ieri sera a Hjulsta, l’uomo in stato di fermo sarebbe legato all’uzbeko, ma non sappiamo altro in questo momento.

Ieri sera il Primo Ministro Stefan Lofven ha portato il proprio cordoglio alle vittime, depositando dei fiori sul luogo dell’attentato, davanti all’Ahlens City. “Sono questi atroci assassini i nostri nemici e non altri” ha dichiarato commosso il capo dell’esecutivo, “il nostro messaggio deve essere chiaro, non ci sconfiggerete, non influenzerete le nostre vite, non vincerete mai” ha concluso il premier socialdemocratico.

