E’ stata una domenica da incubo per Matteo Renzi. In un sol colpo il Pd si è ritrovato senza Roma e Torino, Luigi de Magistris è stato rieletto a suon di voti sindaco di Napoli, battendo l’azzurro Gianni Lettieri e il patto del Nazareno, e la Toscana è stata una Caporetto con cinque “sfide” perse su sei (Grosseto, Cascina, Montevarchi, Sansepolcro e Sesto Fiorentino). Le consolazioni di Milano con la vittoria di misura di Beppe Sala e di Bologna con quella di Virginio Merola, sono poca roba per un premier che appare sempre più debole in vista dell’appuntamento referendario di ottobre. Il M5s adesso fa ancora più paura con i suoi 19 ballottaggi vinti su 20.

Virginia Raggi è la prima donna sindaco in Campidoglio con più del doppio delle preferenze (67,15%) rispetto al dem Roberto Giachetti (32,85%), mentre Chiara Appendino (54,56%) è stata addirittura capace di ribaltare il risultato del primo turno, battendo Piero Fassino (45,44%), sindaco uscente e presidente dell’ANCI. Il Pd ha espugnato, non senza sofferenze, Milano con Beppe Sala (51,70% contro il 48,30% di Parisi) e Bologna con Virginio Merola (54,46% contro il 45,36% della leghista Borgonzoni).

Renzi esce con le ossa rotte anche da Napoli, dove Luigi de Magistris ha vinto con il  66,8%  e 185 mila preferenze personali mentre Lettieri si è fermato al  33,2%. Significativo il dato dell’astensionismo. Nel capoluogo partenopeo ha votato solo il 35,98% contro il 54% del primo turno.

“Abbiamo vinto contro tutti. Ha vinto il popolo napoletano. Abbiamo vinto contro il candidato ufficiale del Pd, contro il presidente del Consiglio in piena campagna elettorale, contro i 5 stelle, contro Gianni Lettieri che ha lavorato cinque anni e contro buona parte dell’informazione che si è schierata contro il sindaco. E  non ci sono stati travasi di voti”. Queste le parole di de Magistris che ha vinto in tutte e dieci le municipalità.

La direzione nazionale del Pd, prevista per il 27, è stata anticipata a venerdì 24. La sinistra interna si farà sentire ma c’è un dato che preoccupa il premier in vista del referendum e probabilmente lo porterà a cercare una mediazione con gli scontenti. A Roma e Torino, il centrodestra ha votato le candidate grilline per affondare lui e il Pd.

Duro il commento di Roberto Speranza, deputato che guida l’area di minoranza Pd “Sinistra riformista”: “C’è una difficoltà profonda: un pezzo della società trova una contraddizione tra il racconto del Pd e la vita quotidiana”.

Non fa sconti nemmeno Antonio Bassolino che su Facebook scrive: “Per il PD è una brutta botta. A Milano e a Bologna si vince. Ma la sconfitta di Torino, il disastro di Roma e la catastrofe di Napoli sono pesanti e danno al voto un segno negativo e preoccupante. Sono dunque indispensabili una riflessione di fondo e un serio cambiamento del modo di essere del partito democratico”.

Nel pomeriggio di oggi, sono arrivate anche le parole del premier: “Confermiamo che il voto ha ragioni di forte valenza territoriale ma c’è un elemento nazionale: una vittoria netta e indiscutibile nei comuni dei 5 stelle contro di noi”.

“Non è un voto di protesta ma di cambiamento non solo nei comuni in cui ha vinto M5S. Ha vinto chi ha interpretato meglio l’ansia di cambiamento”, ha detto ancora Renzi.

Poi un passaggio sulle ripercussioni interne del voto: “Nel Pd faremo un confronto ampio e articolato, una discussione franca, a viso aperto, su tutte le questioni”.

Il voto amministrativo che ha una forte valenza territoriale, ha punito un partito che appare sempre più lontano dalla gente e viene percepito come espressione dei poteri forti e difensore degli interessi delle classi agiate. Roberto Giachetti, dopo il sonoro tonfo, ha pronunciato una frase che dice tante cose: “Mi dicevano, senti, nun è nà cosa personale. E’ che tu rappresenti il Pd”. Le amare parole di uno sfonfitto, la sintesi di una condanna popolare che è valsa una sonante batosta.