L’apertura di Renzi ad una modifica dell’Italicum che sostituisca il ballottaggio tra liste con quello tra coalizioni, ha convinto Berlusconi a mettere da parte tutti i dubbi della vigilia ed accettare l’invito di Salvini a salire sul palco di Bologna al suo fianco.
La scelta del Cavaliere non è stata immune da polemiche all’interno del suo partito: in particolare, si è agitata l’ala più “morbida” di Forza Italia rappresentata dal governatore ligure Giovanni Toti, dall’ex ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e dal capogruppo al Senato Paolo Romani. A spaventare le “colombe” berlusconiane, i toni anti-europeisti del leader leghista e il timore che, con la manifestazione di Bologna, Salvini volesse mettere in scena anche simbolicamente il passaggio di consegne alla guida del centrodestra italiano.
Il palco di Bologna ha causato anche lo strappo di una delle ex fedelissime di Berlusconi, Lara Comi che ha dichiarato di ritenere inconciliabili le posizioni della Lega Nord con la tradizione europeista degli azzurri. Stupisce che la europarlamentare manifesti soltanto oggi il suo disagio per un’alleanza con Salvini e seguaci, dal momento che i leghisti non hanno mai fatto mistero delle loro idee anti-Ue tant’è che nella precedente legislatura del Parlamento Europeo – durante la quale la Comi è stata in più occasioni il volto televisivo del partito di Berlusconi mentre era alleato saldamente con la Lega nelle Camere nazionali – i loro deputati facevano parte del gruppo euroscettico “Europa della Libertà”. La presunta incompatibilità tra Berlusconi e Salvini più volte tirata in ballo nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla manifestazione di Bologna, viene smentita dalla storia politica dal 2001 in poi: Forza Italia ( con la parentesi del PDL) e Lega Nord sono sempre state nella stessa coalizione e l’addio di Bossi, con conseguente cambio alla segreteria del partito nordico, non ha cambiato sostanzialmente quest’indirizzo.
Salvini, che essendo rimasto al di fuori dal Patto del Nazareno può vantare una maggiore credibilità nella politica d’opposizione al governo Renzi, sa bene che, nonostante gli sforzi perseguiti questi mesi in tal senso, la sua creatura non ha ancora assunto una vocazione nazionale e l’attuale legge elettorale, onde evitare l’esclusione al ballottaggio, rende necessario un centrodestra unito. Il leader verde si rende conto che Berlusconi, nonostante la condanna giudiziaria, le innumerevoli scissioni subite dal suo partito e una strategia politica sempre meno chiara, può ancora contare su una percentuale di voti che potrebbe rivelarsi decisiva per consentirgli di partecipare al ballottaggio. La manifestazione di Bologna, dunque, appare come una tappa obbligata per i due leader – e per la Meloni – in vista dell’avvicinamento alle importantissime elezioni amministrative del prossimo anno.
Nico Spuntoni