Il 21 marzo, in Bielorussia sono stati arrestati decine di uomini armati, che stavano preparando delle provocazioni. Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha annunciato ufficialmente che tutti i detenuti sono stati addestrati in campi militari all’estero. Secondo lui, questi campi si trovano in Ucraina e, probabilmente, in Lituania e in Polonia.

Le parole di Lukashenko hanno causato proteste rabbiose da parte di Ucraina e Lituania. Le autorità polacche non hanno ancora commentato l’accusa.

Tuttavia resterebbe il fatto che, secondo alcune fonti, alla vigilia del Maidan in Ucraina, in Polonia si addestravano i paramilitari nazisti ucraini; questi campi sarebbero stati organizzati presso i siti del Ministero polacco degli Affari Interni.

Pertanto, le accuse di Lukashenko potrebbero non essere del tutto infondate. Sono stati infatti arrestati numerosi terroristi mentre si addestravano alle armi in campi presso Bobrujsk e Ospivojchi.

Il Presidente Lukashenko ha affermato che è stato “grazie ai veri bielorussi che, vivendo all’estero, in Europa, ci hanno avvertito. Una donna è venuto all’ambasciata e ci ha avvertiti, scrivendo una lettera riguardo ad una provocazione in preparazione, e abbiamo iniziato ad indagare. In effetti abbiamo scoperto alcune cose interessanti”.

Secondo il presidente bielorusso, andava capito da dove provenissero denaro e arrestati. Il giorno prima, le guardie di frontiera della Bielorussia avevano un tentativo di violazione del confine da parte di un’auto carica di esplosivo proveniente dall’Ucraina. Due uomini sono stati arrestati ed un è altro ricercato.

Negli ultimi anni, e specialmente negli ultimi mesi, vi era stato un riavvicinamento tra Minsk e l’occidente, ma Stati Uniti ed Unione Europea ancora non si fidano “dell’ultimo dittatore d’Europa”, e sembrano utilizzare ogni occasione opportuna per cercare di rimuoverlo. Pochi giorni fa è stato riferito che gli Stati Uniti, tramite la USAID, intenderebbero finanziare la partecipazione dei cittadini bielorussi, dopo gli ucraini, in “processi democratici”. Lukashenko rischierebbe quindi un colpo di stato.

Già da tempo circolano degli avvisi in lingua russa ed inglese riguardo ad un imminente Maidan in Bielorussia; anche le autorità bielorusse lanciano l’allarme, dichiarando che, sul territorio del Paese, sono presenti 160.000 profughi provenienti dall’Ucraina, oltre che numerose armi, anche queste provenienti dall’Ucraina.

Gli ucraini nazisti, la forza del combattimento ucraino del Maidan, insieme ai loro compari bielorussi, sono coinvolti in battaglie di strada contro le autorità bielorusse a partire dalla fine degli anni Novanta. I bielorussi neonazisti, a loro volta, stanno combattendo nel Donbass nel reggimento nazista Azov, e secondo le stime sarebbero circa 200.

Lukashenko potrebbe avere ricevuto una relazione della contro-intelligence riguardo alla preparazione di una rivoluzione in Ucraina, e ne sarebbe stato deluso; egli sperava, infatti, nell’amicizia con le autorità ucraine, che sopportava a dispetto della Russia. Ora, invece, dopo tale presunto comportamento da parte di Kiev, la politica di Lukashenko potrebbe oscillare nella direzione della Russia.

Anche se i servizi segreti ucraini (SBU) e la Lituania hanno rilasciato una smentita, Lukashenko difficilmente può permettersi di ingannare se stesso. Il problema per Lukashenko non sono solo gli intrighi dei nemici esterni: nella rivoluzione prossima in Bielorussia, infatti, sarebbero implicate anche certe forze appartenenti alle autorità bielorusse ed ai servizi di sicurezza.

Quando sono trapelate le informazioni circa gli arresti di “diverse decine di provocatori”, si è saputo che uno o due di loro erano ufficiali delle forze speciali bielorusse, un altro era impegnato nel lavoro ideologico del Servizio di Frontiera della Bielorussia, ed altri ancora erano collegati alle strutture paramilitari del servizio pubblico.

Uno dei detenuti, Nikolaj Mikhalkov, si era addestrato negli sport militari presso il club Giovane Patriota. Ma è anche noto che alcuni ex comandanti delle Forze Speciali, nel corso dello scorso anno, hanno insegnato ad altri “patrioti” del club Vayar (organizzazione paramilitare bielorussa tendente al neonazismo) a combattere negli ambienti urbani.

Secondo alcune fonti, alcuni membri del Vayar sarebbero stati addestrati da ex militanti dei battaglioni neonazisti ucraini che, a loro volta, avrebbero fatto pratica combattendo nel Donbass.

La base del Vayar si trova proprio vicino a Minsk, la sede del KGB (la copia bielorussa dei servizi segreti sovietici). Tuttavia, i militanti del Vayar non hanno ancora fatto parlare di sé.

Tra gli arrestati vi sono invece membri della Legione Bianca (fondata da Sergej Chislov, fratello di Mikhalkov), un’altra unità paramilitare, creata per la protezione delle azioni di opposizione filo-occidentale.

L’ideologia del Vayar è permeata dalle stesse idee che ispirano gli ucraini neonazisti del battaglione Azov. Questo sarebbe già successo in Ucraina, quando la SBU aveva organizzato campi di addestramento per militanti neo-nazisti, che nel febbraio 2014 avevano rovesciato il legittimo presidente Yanukovich.

Il presidente Lukashenko sta cercando di apparire ottimista, ma il 23 marzo, parlando alla stampa, ha detto: “Diciamo al pubblico le informazioni più ridotte, al fine di non spaventare la gente”.

Il 25 marzo, a Minsk è scoppiata una protesta durante la quale alcuni partecipanti sono stati arrestati, e per i quali la UE e gli Stati Uniti hanno accusato la Bielorussia di avere violato il proprio impegno democratico e, attraverso il Ministero degli Affari Esteri lituano, avrebbero annunciato la possibilità di introdurre sanzioni contro la Bielorussia “se vi saranno altri prigionieri politici.”

Secondo alcune fonti, tuttavia, il concetto di “prigionieri politici” potrebbe spaziare fino a comprendere neonazisti che erano stati in precedenza detenuti per possesso d’armi.

Su Youtube sono presenti video che riprendono i partecipanti e l’intervento della polizia.

Numerosi commenti sui social network russi ed ucraini riguardo ai recenti avvenimenti in Bielorussia esprimono la paura di una ripetizione degli eventi accaduti in Ucraina, ed alcuni utenti ritengono che Lukashenko avrebbe dovuto sedare i disordini in maniera più decisa.

Tuttavia, dietro ogni protesta si nascondono delle cause sociali, e lo stile governativo autoritario di Lukashenko, così come i problemi dell’economia e la crisi nei rapporti con la Russia, potrebbero essere alcune delle cause scatenanti. Al momento, dunque, la situazione della Bielorussia è tutt’altro che stabile.

Silvia Vittoria Missotti

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Reporter di politica russa interna ed estera. Vive in Russia dal 2014.