Il rapporto fra la Cina e l’Africa è certamente di vecchia data e, parlando solo del Novecento, può essere ascritto alle relazioni diplomatiche che univano il gigante asiatico a molte nazioni africane progressiste del tempo, dalla Repubblica Popolare del Congo (Brazzaville) alla Guinea (Conakry), e via discorrendo. A quel tempo, però, i rapporti erano prevalentemente politici: alcune nazioni africane si sentivano particolarmente legate alla Cina, di cui condividevano la politica di non allineamento all’interno di un mondo bipolare, e da essa ricevevano un’assistenza che era anche economica. L’Egitto, nazione non soltanto araba ma anche nordafricana, aveva poi collaborato con la Cina, l’Indonesia, l’India, la Yugoslavia e la Cambogia alla Conferenza di Bandung che aveva lanciato proprio il Movimento dei Non Allineati. Ma, fondamentalmente, i principali attori nel Continente Africano continuavano ad essere le due principali superpotenze del tempo, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, con quest’ultimi attorniati anche dalle ex potenze coloniali quali il Portogallo, la Francia e l’Inghilterra.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e gli equilibri mondiali hanno subito enormi cambiamenti. Una delle ultime e principali novità è certamente l’emersione della Cina come grande potenza non soltanto politica e militare ma anche economica. La Cina, fino a pochi anni fa attore di fondamentale importanza soprattutto in Asia, è oggi una potenza di primo livello in termini proprio mondiali. L’Africa, ovviamente, ne è rimasta immediatamente coinvolta.

Parallelamente alla sua vertiginosa crescita economica, la Cina è diventata il primo partner commerciale dell’Africa, avviandovi un ciclo virtuoso che ha portato anche quest’ultima a crescere sempre di più, con numeri importanti. La strada da percorrere è certamente ancora molto lunga, ma è comunque confortante sapere che dopo anni di crescita zero intere nazioni africane abbiano iniziato a muoversi in avanti, avviando quel percorso che auspicabilmente le condurrà un giorno ad avere un buon livello di sviluppo.

Un altro aspetto importante e positivo della crescita della Cina e della sua penetrazione in Africa è dato dal fatto che quest’ultima abbia potuto ricevere da Pechino fondi e finanziamenti a tasso agevolato, quando non addirittura a fondo perduto, in diretta concorrenza coi ben più esosi istituti bancari occidentali, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale in primis. Ciò ha ovviamente provocato lo scontento dei paesi occidentali, che si vedevano privati dell’esclusiva sino ad allora detenuta nei confronti dell’Africa, e ha dato luogo a numerose campagne di demonizzazione nei confronti della Cina, accusata di “colonizzare” (sic!) il Continente. Come se invece quegli stessi paesi in Africa non fossero stati dei colonizzatori, oltretutto depredando il Continente delle sue risorse e delle sue ricchezze anzichè costruirvi infrastrutture ed importandovi know how come al contrario fa Pechino.

Non c’è dunque da meravigliarsi se i popoli e i governi dell’Africa guardano con simpatia e consenso crescenti alla Cina, che a differenza delle ex potenze coloniali, oggi neocoloniali, nel Continente ha portato sviluppo e conoscenze, anzichè sfruttamento, indebitamento, guerre pretestuose e via dicendo.

Anche il ruolo del Sudafrica, altra grande potenza emergente, è stato importantissimo. Il Sudafrica ha fondato con la Cina ed altre rilevanti potenze mondiali, l’India, la Russia e il Brasile, l’alleanza dei BRICS. Per la Cina il Sudafrica costituisce pertanto uno dei principali referenti ed alleati in terra africana.

E proprio in Sudafrica, infatti, s’è tenuto in questi giorni il vertice sulla cooperazione fra Cina ed Africa (FOCAC), con la partecipazione di tutti i capi di Stato africani, dell’Unione Africana e del Presidente cinese Xi Jinping. Prima d’approdare in Sudafrica, comunque, Xi Jinping s’era recato in visita da un vecchio e grande amico della Cina, lo Zimbabwe di Robert Mugabe.

Al vertice FOCAC Xi Jinping ha parlato di molti importanti progetti che uniranno l’Africa e la Cina in un solo destino. Nel giro di pochi anni la Cina investirà in Africa in vari progetti per lo sviluppo ben sessanta miliardi di dollari. Un ruolo fondamentale sarà poi svolto dalla nuova banca dei BRICS, fortemente partecipata dalla Cina, che dal Sudafrica, altro suo paese finanziatore, irradierà capitali ed investimenti in tutto il Continente. Come primo acconto, Xi Jinping ha donato un miliardo ai paesi africani colpiti dal fenomeno meteorologico de “El Nino”.

Anche la collaborazione sul fronte dei media sarà molto importante. Proprio pochi giorni fa, a Pechino, s’è tenuto il vertice dei media dei BRICS e ovviamente molte parole sono state spese anche sull’Africa. Ora inizia la seconda fase del progetto, volta a sviluppare l’industria dell’informazione e della cultura in tutto il Continente. Parlando di cultura, poi, non si dovrebbe trascurare nemmeno l’operato dei numerosi Istituti Confucio sparsi nel Continente, che insegnano la cultura cinese ai giovani africani, oltre alle tecniche agricole, industriali e scientifiche. La formazione scolastica ed universitaria è un aspetto che Pechino ha molto a cuore e Xi Jinping ha annunciato che decine di migliaia di professionisti africani saranno formati nei prossimi anni, anche con borse di studio che permetteranno loro di studiare in Cina.

Ancora, la cooperazione in ambito medico: dai medici cinesi impegnati a lottare contro l’ebola in Africa occidentale a quelli che partecipano al progetto volto a restituire la vita a migliaia di africani con le operazioni alla cataratta, la Cina è fortemente impegnata a rafforzare i sistemi sanitari dei vari paesi del Continente o a costruirli tout court laddove sono assenti.

Non va poi dimenticato, a conclusione di questo veloce excursus sui rapporti fra Africa e Cina, il contributo che quest’ultima dà alla pace nel Continente, coi suoi numerosi peacekeepers che, sotto le insegne dell’ONU, operano in vari paesi africani come ad esempio il Sud Sudan. Xi Jinping, nel suo ultimo discorso all’ONU, ha promesso che la Cina fornirà decine di migliaia di peacekeepers all’ONU, e non ci sono dubbi che molti di loro saranno impiegati proprio nel Continente Africano.