
A differenza dei cugini nerazzurri il Milan ha sempre avuto un rapporto felice con i calciatori stranieri. Basti pensare al leggendario Milan del trio svedese Gre-No-Li (cioè gli acronimi di Gunnar Gren, Gunnar Nordahl e Nils Liedholm) o all’ancor più leggendario trio olandese che ha reso invincibile il Milan di Arrigo Sacchi prima e Fabio Capello poi. Per rintracciare la prima vera bufala nella storia del Milan dobbiamo risalire alla stagione 1962/63: il Milan che nel maggio successivo trionferà a Wembley sollevando al cielo la sua prima Coppa Campioni è alla disperata ricerca di un attaccante. Il paròn Nereo Rocco suggerisce all’amico-nemico Gipo Viani, direttore tecnico rossonero, di acquistare tale Germano, un attaccante di colore che in Brasile gode di ottima fama. Viani, uomo che la sa lunga in fatto di calciatori, si tappa il naso e acquista controvoglia il giocatore che spopola con il Flamengo. Germano inizia bene la sua avventura rossonera con 3 reti in 5 partite poi però, inspiegabilmente, a novembre viene ceduto al Genoa dove va a segno solo due volte in dodici partite. A fine stagione il giocatore fa ritorno a Milano ma un brutto incidente stradale lo mette fuori causa per due anni: da ora in avanti Germano farà parlare di sé soprattutto per la sua relazione con la Contessina Vacca Agusta, fortemente osteggiata dalla famiglia di lei. I due si sposeranno in Belgio nel 1967 dopo che Germano si era trasferito allo Standard Liegi l’anno prima. Il matrimonio è durato davvero poco: separatosi dalla Contessina dopo appena tre anni d’idillio, Germano rientra in Brasile nel 1970 aprendo una fattoria. Morirà nel 1997 dimenticato da tutti.
Negli anni Settanta il Milan entra in crisi e anche se non circolano stranieri, poiché le frontiere sono chiuse ermeticamente sia in entrata che in uscita dal 1966, vestono rossonero molti giocatori dalle dubbie capacità calcistiche. Il giocatore più mitologico è senza dubbio Egidio Calloni, ribattezzato da Gianni Brera “lo Sciagurato Egidio” come il personaggio di manzoniana memoria, centravanti capace di divorarsi gol già fatti. Celebre il “Calloni sventa la minaccia” con il quale un altro grande giornalista, il compianto Beppe Viola, sottolineava gli errori sottoporta del nostro eroe nei servizi alla Domenica Sportiva. Da segnalare altri rutilanti personaggi del periodo come la barbuta ala Ugo Tosetto (un po’ il sosia di Jovanotti), soprannominato dal suo allenatore Liedholm il “Keegan della Brianza” o il centravanti dello scudetto della Stella Stefano Chiodi, un tipo che sapeva segnare praticamente solo su rigore (nell’anno dello scudetto realizzò solo un gol su azione!).
Il 1980 oltre che la riapertura delle frontiere porta anche un’amarezza in casa rossonera e cioè la prima storica retrocessione in Serie B per lo scandalo calcio scommesse. La botta e tremenda, dopo essere ritornato immediatamente nella massima serie, il Diavolo nel giro di due anni retrocede nuovamente in Serie B grazie anche ad una bufala sdentata che giunge da oltremanica: Joe Jordan, alias “lo squalo”. Questo nel giro della nazionale scozzese giunge a Milano dopo aver segnato gol a grappoli con il Manchester United, in rossonero invece va spesso in bianco e segna solo una rete in un famoso derby, troppo poco per non essere deriso dai tifosi milanisti. Tuttavia il personaggio simbolo del Milan perdente pre-berlusconiano è sicuramente Luther Blisset, la pietra miliare dei bidoni rossoneri. Luther è un centravanti inglese di origine giamaicane, in patria è soprannominato dai suoi scanzonati connazionali “Luther Missit” per la sua freddezza sotto porta…. La leggenda vuole che Blisset venga acquistato per errore: si pensa che il presidente milanista Giussy Farina volesse acquistare il ben più forte John Barnes del Liverpool (anche lui di colore) e che alla fine abbia dovuto ripiegare su questo buffo giocatore che militava nel Watford di Elton John. Con il Milan in una sola stagione “Missit” segnerà solo cinque reti divorandosene almeno il quintuplo, facendo ammattire i tifosi del Milan e sganasciare dalle risate tutti gli altri. E’ entrato nella storia un rigore calciato da Blisset in Coppa Italia con il pallone finito dritto in tribuna (della serie lo stanno ancora cercando!). E’ soprattutto per queste prodezze che Brera lo soprannomina “Calllonisset” mentre per i tifosi in maniera più prosaica è semplicemente “el Calùn Nègher”. Oggi Luther Blisset nella Bologna degli anni Novanta diventerà lo pseudonimo di un gruppo di autori, e artisti attivi nel campo della contro letteratura.
IL CASO BORGHI: UN BIDONE MANCATO
C’è un personaggio che merita un discorsetto a parte: Claudio Borghi. Di lui s’innamora perdutamente Silvio Berlusconi durante la finale di Coppa Intercontinentale del 1985 tra Juventus e Argentinos Juniors (vinta ai rigori dalla Juve). Nell’estate 1987 Silvio lo strappa per 3,5 miliardi di Lire agli argentini e Borghi disputa il Mundialito con un giovane Fabio Capello in panchina. L’arrivo del nuovo tecnico Arrigo Sacchi però rovina i piani berlusconiani: Arrighe non vuole saperne di un solista lento e anarchico come l’argentino e così decide di spedirlo a farsi le ossa a Como. Berlusconi addirittura cerca di convincere il tecnico lariano Aldo Agroppi, convocandolo direttamente ad Arcore, l’ordine di Sua Emittenza semplice: “Borghi deve giocare perché è un fenomeno!”. In riva al lago però Borghi naufraga con tutta la squadra che al termine della stagione retrocede in B, per Claudio Daniel la miseria di sette presenze e zero gol sia con Agroppi che con il subentrante Burgnich. In estate però Berlusconi non si rassegna: siccome era possibile finalmente tesserare il terzo straniero, il Cavaliere vuole concedere al suo cocco una seconda possibilità, Arrigo Sacchi però è inflessibile e da quell’orecchio non ci vuole sentire proprio: lui vuole a tutti i costi Frank Rijkaard e alla fine, grazie alla gran mediazione di Adriano Galliani, Berlusconi dovrà rassegnarsi prendendo a suon di miliardi il campione tulipano e cedendo il povero Borghi che finirà in Svizzera al Neuchâtel, prima di iniziare un lungo pellegrinaggio in giro per il mondo tra Argentina, Cile, Brasile.



