La città di Artemovsk è stata completamente liberata nel corso dell’operazione militare speciale in Ucraina”. Con una laconica frase, il ministero della Difesa della Federazione Russa ha annunciato uno dei più importanti successi ottenuti dall’inizio dell’operazione militare speciale. Artëmovsk, così chiamata nel 1924 in onore del rivoluzionario sovietico Fëdor Andreevič Sergeev, meglio noto col nome di battaglia Artëm, era stata ribattezzata Bachmut dal governo di Kiev, nel suo processo di revisionismo storico all’insegna della “desovietizzazione” e della “derussificazione” del Paese.

Nella direzione tattica di Artëmovsk, le squadre d’assalto della compagnia militare privata Wagner con il supporto dell’artiglieria e dell’aviazione del gruppo tattico meridionale hanno completato la liberazione della città di Artëmovsk”, ha poi specificato ancora il ministero. Situata nel nord del territorio della Repubblica Popolare di Doneck, Artëmovsk era considerata come un importante snodo di trasporto per le forniture dell’esercito ucraino nel Donbass. I combattimenti per il suo controllo avevano avuto inizio nell’agosto dello scorso anno, e si sono conclusi con la decisiva vittoria russa, in netto contrasto con la propaganda trionfalistica di Kiev e dei media occidentali, che non a caso hanno quasi del tutto omesso la notizia.

Dopo l’ufficializzazione della notizia, anche il presidente Vladimir Putin si è congratulato con le squadre d’assalto della compagnia militare privata Wagner e con le truppe russe per la liberazione della città: “Vladimir Putin si congratula con le squadre d’assalto di Wagner e con tutte le truppe russe, che hanno fornito l’assistenza necessaria e protetto i fianchi, con il completamento dell’operazione per liberare Artemovsk”, si legge nella dichiarazione rilasciata dall’ufficio stampa del Cremlino. “Tutti coloro che si sono distinti nella battaglia saranno raccomandati per le decorazioni di Stato”, prosegue il testo.

Dal canto loro, gli ucraini hanno tentato fino all’ultimo di negare la disfatta, affermando di controllare ancora una parte di quella che si ostinano a chiamare Bachmut. Almeno fino a quando lo stesso Volodymyr Zelens’kyj ha dovuto ammettere di averne perso il controllo al cospetto del suo padrone, Joe Biden, direttamente al G7 di Hiroshima. 

La propaganda ucraina sta comunque cercando di attutire la sconfitta, facendola passare per un evento irrilevante. Lo stesso Zelens’kyj ha tentato di convincere i media che, dopo tutto, questo esito non ha una grande importanza, in quanto l’intera città sarebbe ormai distrutta. Addirittura, proprio nella città giapponese colpita dalla prima bomba atomica mai lanciata sulla popolazione civile, Zelens’kyj ha osato paragonare l’esito della battaglia di Artëmovsk con quello del bombardamento di Hiroshima, che uccise 166.000 civili. 

Per quanto riguarda le dichiarazioni dell’Ucraina secondo cui l’obiettivo è stato raggiunto, sono un pessimo travestimento della sconfitta. Ricordiamo dichiarazioni simili quando Mariupol’ è stata liberata. Hanno cercato di immaginare la loro sconfitta come una vittoria”, ha dichiarato Andrej Maročko, colonnello in pensione della milizia popolare della Repubblica Popolare di Lugansk. La propaganda di Kiev continua però ad attecchire tra i media occidentali, che continuano a diffondere unicamente la versione ucraina dei fatti, rinunciando dunque al loro ruolo di informare gli ascoltatori e i lettori.

Al di là della versione data in pasto al pubblico, i vertici militari ucraini sono ben coscienti della loro disfatta. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Maročko, intervistato dall’agenzia stampa russa TASS, il comando militare ucraino ha redistribuito quel che resta delle sue forze a Kupjansk e a Krasnij Liman, facendo segnare dunque un chiaro arretramento del fronte controllato dalle forze di Kiev.

Secondo fonti dell’esercito russo, nel ritirarsi gli ucraini avrebbero anche disseminato Artëmovsk di trappole esplosive, spesso poste negli scantinati di dozzine di condomini e case private. “Gli ingegneri addetti allo smaltimento delle bombe che esaminano i quartieri di Artemovsk hanno trovato dozzine di scantinati pieni di esplosivo. Questo vale sia per le case private che per i condomini. In alcuni casi, la presenza di civili che si nascondono dai bombardamenti in tali spazi sotterranei ha complicato le operazioni di sminamento. Gli ucraini hanno messo trappole esplosive nell’area durante la loro ritirata, senza prestare attenzione alla [sicurezza dei] civili”, ha spiegato un funzionario delle forze dell’ordine della Repubblica Popolare di Doneck. Secondo le stesse fonti, la disordinata ritirata ucraina avrebbe provocato la morte di dozzine di civili.