Da circa un mese, una nuova piattaforma politica del MoVimento 5 Stelle opera su internet come centro di collegamento tra i propri iscritti e gli eletti del movimento pentastellato. Questo progetto nasce dalla volontà di Gianroberto Casaleggio e della Casaleggio associati, nonché del figlio Davide Casaleggio, di creare un unico grade spazio per lo sviluppo in rete del sogno dell’oggi defunto Guru del M5S: la democrazia diretta. Il nome della piattaforma in via di sviluppo è “Rousseau”. Essa riprende il nome dell’omonima associazione fondata nei mesi precedenti alla morte di Casaleggio senior. Per espressa volontà dell’ex guru del movimento, il nuovo “portale della democrazia”, ha assunto proprio il nome del filosofo che da sempre è stato riconosciuto come il primo teorico della democrazia diretta: Jean-Jacques Rousseau.

Come si legge dal sito della piattaforma, “I suoi obiettivi sono la gestione del M5S nelle sue varie componenti elettive (Parlamenti italiano e europeo, consigli regionali e comunali) e la partecipazione degli iscritti alla vita del M5S attraverso, ad esempio, la scrittura di leggi e il voto per la scelta delle liste elettorali o per dirimere posizioni all’interno del M5S”.

Una strumento dunque di partecipazione diretta, di libertà, di democrazia, come, a detta dei Cinque stelle, avrebbe voluto il buon Rousseau. Ma siamo sicuri che Rousseau sia stato veramente il teorico della democrazia diretta tanto acclamata da Casaleggio&Co?

Per risolvere l’arcano non resta che rileggere alcuni passi del filosofo ginevrino. L’opera più importante di Rousseau, alla quale si fa costante riferimento e nella quale è condensato tutto il suo pensiero politico è “Du Contract social”, tradotto “Il contratto sociale”. L’opera si compone di quattro libri, e proprio al capitolo sesto del libro primo Rousseau pronuncia l’intento delle sue teorizzazioni: “Trovare una forma di associazione che protegga e difenda con tutta la forza comune la persona e i beni di ciascun associato, mediante la quale ognuno unendosi a tutti non obbedisca tuttavia che a se stesso e resti libero come prima”. Un intento nobile quindi, per il cui raggiungimento il filosofo di Ginevra non vedeva altra soluzione che il “Patto sociale”.

A tal proposito Rousseau afferma che “ciascuno di noi mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale; e noi, come corpo, riceviamo ciascun membro come parte indivisibile del tutto”. Introduce qui il concetto di “volontà generale”, la volontà del corpo collettivo che per lui è un concetto essenziale, che al contempo è un qualcosa di molto stringente: essa è infatti infallibile, tanto che, al capitolo terzo del secondo libro, si sostiene che “la volontà generale è sempre retta e tende sempre all’utilità pubblica”.

I singoli diventano cittadini in quanto è il corpo politico, attraverso la volontà generale, che dona loro i diritti, l’uguaglianza, la libertà. Ma il prezzo da scontare quindi è la possibilità di esprimere la propria volontà, la quale deve necessariamente conformarsi a quella generale. A questo punto qualcuno potrebbe incominciare a porsi qualche domanda riguardo la democraticità di Rousseau e riguardo la scelta del M5S sul nome della nuova piattaforma. Ma non finisce qui. Sappiamo perfettamente che uno degli strumenti della democrazia diretta è il referendum popolare, ovvero quello che per noi ed anche per i pentastellati è l’espressione diretta della volontà di ogni singolo cittadino su un determinato tema. Anche Rousseau riflette su questo ma la sua concezione di voto popolare appare molto diversa.

Al capitolo secondo del libro quarto si dice infatti: “Quando nell’ assemblea del popolo si propone una legge ciò che si chiede loro non è precisamente se approvano o no la proposta, ma se questa è, o no, conforme alla volontà generale che è la loro volontà”. Da ciò si capisce che il voto del singolo cittadino per il filosofo non deve essere l’espressione della propria opinione, ma un voto su ciò che c’è già, ovvero la volontà generale. Necessaria è dunque l’autocritica: chi vede la sua idea in minoranza deve capire che ha sbagliato, ergo deve piegarsi alla volontà infallibile.

Altro aspetto interessante ma allo stesso tempo inquietante del pensiero di Rousseau è quello che espone nel secondo libro de Il contratto sociale. Il filosofo afferma: “Il popolo da sé vuole sempre il bene, ma non sempre lo vede da sé. La volontà generale è sempre retta, ma il giudizio che la guida non sempre è illuminato” e poi ancora “I singoli vedono il bene che non vogliono; la collettività vuole il bene che non vede. Tutti hanno bisogno di una guida; bisogna obbligare gli uni a conformare la volontà alla ragione; bisogna insegnare all’altra a conoscere ciò che vuole”. A tal proposito, per il ginevrino la soluzione sta nel “legislatore”, una figura terza, esterna al patto ed alla collettività che si occuperebbe di guidare il corpo alle rette decisioni. Per certi aspetti questo legislatore che Rousseau propone potrebbe essere ritrovato nella figura nuova di Davide Casaleggio, il figlio del defunto guru del movimento. Una persona, quella di Davide Casaleggio, destinata a sostituire quella del “vecchio legislatore”, ovvero Beppe Grillo.

Per concludere, tutto questo appare assai preoccupante se si vuole associare l’immagine di Rousseau a quella di un pensatore democratico. Di certo, si può dire che la sua concezione della politica era una concezione profondamente diversa da quella dei nostri tempi; il filosofo ginevrino, infatti, prendeva spunto per le sue riflessioni soprattutto dall’età classica e dalla Roma Repubblicana. Delle epoche ormai passate quindi, con una concezione del soggetto e dei rapporti sociali che difficilmente possono essere riportati nella nostra società. E dunque, dato che “le parole sono importanti”, la scelta dei Cinque stelle di chiamare Rousseau la nuova piattaforma della democrazia appare contestabile. D’altronde come lo stesso filosofo affermava: “Se ci fosse un popolo di dèi si governerebbe democraticamente. Un governo tanto perfetto non conviene ad uomini”.

Democratico, vero?

2 COMMENTI

  1. Quanto alla democrazia come forma di governo, Rousseau la ritiene impraticabile nella sua forma pura, ossia permanente, in cui il popolo è continuamente riunito per governare direttamente. Se ne fa invece sostenitore nella forma non permanente (ossia “mista” con una forma elettiva). Le assemblee periodiche, in cui ci si esprime nella maniera indicata e si controllano le attività del governo eletto, sono il fulcro di tale democrazia.

  2. I due passaggi citati del “Contratto sociale” devono essere letti con molta attenzione, come del resto avvertiva Rousseau stesso. Nel libro quarto, capitolo secondo, nel testo originale viene usato più volte il termine “voix”, che in francese significa non solo “voto”, ma anche “voce”. Appunto questo ultimo è il senso con cui il termine viene qui utilizzato. Quello che importa non è tanto il “sì” o il “no” dato a un referendum, ma l’opinione che ciascuno esprime in modo articolato su quale sia l’interesse comune (la “volontà generale”) in merito alla questione. La maggioranza deve formarsi in modo da comprendere in sé le ragioni delle minoranze così espresse, riducendo in tal modo al minimo il rischio di errore. Il legislatore di cui parla il libro secondo, capitolo sesto, ha appunto questa funzione di catalizzare le opinioni della maggioranza con quelle delle minoranze. Egli deve portare i singoli a esprimere pubblicamente la propria opinione piuttosto che limitarsi a un segno su una scheda o semplicemente a dire “che m’importa?”.

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