
Sul cosiddetto “caso-Donnarumma” non vogliamo dire più nulla, perché se ne è parlato già troppo e forse se ne parlerà ancora. Vale invece la pena dire qualcosa su un’affermazione che abbiamo sentito ripetere più e più volte nell’ultimo periodo, cioè che sarebbe “scandaloso” che un diciottenne possa guadagnare quanto il portiere del Milan chiedeva e, alla luce del rinnovo, avrà.
Alla fine, come in ogni ‘telenovela’ che si rispetti, i colpi di scena sono stati soltanto preannunciati ed immaginati, ma non sono accaduti: il finale è quello che quasi tutti avevano previsto. D’altra parte, come quasi sempre accade agli assistiti del temutissimo procuratore Mino Raiola, il giovane portiere ha ottenuto più o meno tutto ciò che voleva dal suo club di appartenenza e anche questo costituisce tutt’altro che una sorpresa.
Invece il tormentone “è scandaloso che un ragazzo di diciott’anni guadagni tutti quei soldi” ci rimarrà impresso a lungo, perché l’abbiamo sentito troppe volte nell’arco di un brevissimo lasso di tempo e perché, nonostante possa apparire ai più un’espressione di semplice buon senso, ci ha estremamente tediato.
Ora tenteremo di spiegare il perché.
Ciò che più risulta fastidioso è l’insistenza sulla giovane età, che porta a immaginare come, secondo il parlante, la stessa somma si possa considerare del tutto adeguata se versata ad un atleta più maturo.
Non vogliamo qui sindacare sul reale livello del giocatore: valutare il talento dei giovani atleti è una cosa molto difficile, ma prevedere il possibile rendimento di un singolo negli anni a venire lo è molto di più e la storia degli sport di squadra è piena di gravi errori di valutazione in tal senso.
Molti tra addetti ai lavori, tifosi e giornalisti, considerano Luigi Donnarumma come l’erede di Buffon. Altri, una minoranza, sono meno convinti, magari sono pronti a scommettere su Alex Meret, classe 1997, di proprietà dell’Udinese, grande protagonista del ritorno della Spal in serie A dopo quasi mezzo secolo.
Ciò detto, resta comunque il fatto che l’estremo difensore rossonero ha ottenuto di guadagnare molto, anzi moltissimo, ma muovendosi all’interno di regole che non ha scritto lui e che valgono per tutti i calciatori professionisti. Se una società reputa sensato investire una grossa somma per assicurarsi le prestazioni di un determinato calciatore, allora nessuno ruba nulla, sarà invece la società che potrà poi rallegrarsi o dispiacersi per la scelta fatta.
Le regole del gioco che portano alcuni a guadagnare moltissimo, mentre molte persone vivono in condizioni di grande difficoltà, non sono però quelle specifiche del mondo del calcio, bensì quelle dell’economia capitalistica, che vengono ormai messe in discussione da un numero sempre più ristretto di contestatori.
Le disparità economiche odierne rappresentano una grande ingiustizia, ma da questo punto di vista non ci preoccupa granché che alcuni guadagnino molto, ma che troppi guadagnino poco o nulla.
In genere chi guadagna bene, soprattutto in Italia, è anche piuttosto in là con l’età: da questo punto di vista la vera ingiustizia, il vero scandalo è che i giovani ben pagati siano troppo pochi.
Allora quella frase ripetuta molte volte, che a molti appare di semplice buon senso, a noi sembra dimostrare da una parte che oramai la società capitalistica è considerata un dato di fatto incontrovertibile, che non si può mettere più in discussione, dall’altra fa trasparire una certa sfiducia, se non addirittura aggressività, verso i giovani in genere: niente di più lontano da chi, come noi de ‘l’Opinione Pubblica’, caldeggia il superamento dell’attuale assetto sociale e la valorizzazione delle giovani generazioni.
